scuola di Scrittura “Roberto Agostini” MADRE E FIGLIA di Monica Federico

scuola di Scrittura “Roberto Agostini”
MADRE E FIGLIA
di Monica Federico
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Sono sedute a un tavolino del caffè. Uguali e diverse come due gocce d’acqua. Stesso colore dei capelli e degli occhi, stessa forma del viso, identica struttura fisica. Teutonica, rigogliosa. La Madre, elegante, nel suo abito nero. Forse un po’ troppo, elegante. La Figlia vestita di blu a pois bianchi, florida nel suo décolleté da donna incinta al sesto, settimo mese di gravidanza. Nella Madre, l’impronta della splendida ragazza che fu. Nella Figlia, la stabilità e la sicurezza della madre che sarà. Sono l’una l’immagine riflessa e invertita dell’altra. Con qualche differenza, non so se sostanziale o temporale. Un piglio determinato, un’attitudine pragmatica, nella postura della Figlia. Un guizzo fantasioso, ardente e irrequieto nella Madre, quasi anacronistico, data la sua non più giovane età, anche se ben portata.
La Madre sorride, timidamente, guarda la Figlia di sottecchi, con occhi teneri, da enfant terrible che elemosini il perdono dopo una marachella. L’ammira, l’accarezza con uno sguardo carico di compiacimento, a un certo punto si avvicina con la mano per scostarle una ciocca ribelle di capelli biondi dal viso, ma la figlia si sottrae, brusca, quasi temesse un’invasione.
La Giglia non sorride mai.
Ha un’espressione altera, da istitutrice Biedermeier, interloquisce sbrigativamente, non si sofferma mai più di qualche istante incrociando gli occhi della Madre.
È palpabile la distanza che una oppone ai tentativi di avvicinamento dell’altra.
Una grande tenerezza pervade l’aria fresca del mattino, per quelle vite intrecciate che si nutrono reciprocamente, anche se loro malgrado.
La vita, per crescere, si nutre di egoismo.
C’è una grande malinconia in queste solitudini gemelle, in questa ottusità dei sentimenti.
Sarebbe bello animare lo sguardo della giovane donna di sollecitudine filiale, armare il suo braccio della forza del perdono per quei torti che la sua giovane età certamente rimprovera alla bellezza matura e irraggiungibile della Madre.
Quante occasioni sprecate, quanto amore perduto!
Penso alla mia gravidanza, vissuta lontano dagli occhi e dal cuore della mia anziana madre, ignara del mio stato. Un segreto custodito gelosamente fino all’ultimo istante.
Vorrei tornare indietro e accoglierla in quel guscio magico e miracoloso, prendere le sue mani nodose per l’artrosi e poggiarle delicatamente sul mio ventre ricco, perché la corrente fluida della vita possa scorrere tra di noi e rigenerarci.
Vorrei poterle dire grazie per la vita che mi ha data, quella stessa che io dò adesso a mio figlia.
Ma è troppo tardi, Mamma. Forse, in un altro giro di giostra
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scuola di Scrittura “Roberto Agostini” MADRE E FIGLIA di Monica Federicoultima modifica: 2013-01-13T18:15:04+01:00da mangano1
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