Marco Calleri , Mario Gambetta: dal reale al fantastico

LUNEDÌ 10 DICEMBRE 2012
Mario Gambetta: dal reale al fantastico

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In mostra a Savona i percorsi artistici di un autore complesso tutto da riscoprire

Marco Calleri

Mario Gambetta: dal reale al fantastico

Da sabato 1° dicembre all’11 gennaio si può visitare, sulla fortezza del Priamar a Savona la mostra “Mario Gambetta: del reale e del fantastico”, organizzata dall’Associazione Lino Berzoini – Centro per lo studio e la promozione dell’Arte”.

La mostra si avvale della collaborazione e del contributo del Comune di Savona – Settore attività culturali, turistiche e educative, del contributo della Fondazione “A. De Mari-Cassa di Risparmio di Savona”, del patrocinio di Regione Liguria, Provincia di Savona e Comune di Albissola Marina. L’iniziativa è curata da Carla Bracco, Maria Pia Torcello e Lorenzo Zunino, il progetto grafico da Maria Gilda Falco. È disponibile inoltre il volume “Mario Gambetta” di Maria Pia Torcello, edito da Lizea Arti grafiche, Acqui Terme. Più che di una mostra si potrebbe tuttavia parlare di un viaggio nella vita, fisica e interiore, dell’artista.

Mario Gambetta, nato a Roma nel 1886 da genitori liguri, è una figura atipica nel panorama artistico italiano della sua epoca. La formazione classica e gli studi di giurisprudenza, completati pur non rinunciando all’amore per l’arte, non hanno consentito a Gambetta di assimilarsi con il panorama di varia umanità, spesso tormentata e complessa, che ha caratterizzato gran parte del mondo artistico del XX secolo. Alle lusinghe della vita mondana e al travaglio dell’impegno politico-sociale, Gambetta preferiva lavorare nel suo buen retiro albisolese, perlatro frequentando personaggi del calibro di Camillo Sbarbaro e Arturo Martini.

Il percorso di Mario Gambetta artista si intreccia così con quello dell’uomo. Gli spunti per le opere arrivano dalla vita quotidiana, ma vengono rielaborati e reinterpretati da una sensibilità e da un’ispirazione fuori dal comune.

UNO STILE ECLETTICO E PERSONALE

Le doti del giovanissimo Mario sono già evidenti nel ritratto del padre, tratteggiato, con mano già matura, all’età di 8 anni.

I disegni a matita e a china accompagnano la giovinezza dell’artista, per poi lasciare più spazio alla pittura e alla ceramica. Il tutto però senza soluzione di continuità, senza un’adesione, formale o effettiva che sia, a una particolare “scuola” o “corrente”.
La ricerca e la sperimentazione, in senso contenutistico e in senso tecnico, sono presenti in tutta la vasta e diversa opera di Mario Gambetta. I suoi lavori di figura, di paesaggio, di ceramica, oltre a quelli di incisione e disegno, nascono in piena libertà di svolgimento di temi, senza la cristallizzata monotonia di una seppur abile “maniera”, ma nei modi eclettici, nella diversità stilistica, con cui si offrono, secondo le esigenze dei soggetti, alla sua fantasia e alla sua riflessione. Una volta acquisita la capacità nella realizzazione, che deve tendere alla perfezione assoluta, ecco che l’attenzione si trasferisce all’invenzione della scena, in cui il segno, il colore, la figura, la composizione e il concetto si sommano a determinare uno stile. Si passa, nel breve salto tra un’opera e un’altra, da un figurativo sobrio e tradizionale ad accenni di espressionismo; dal realismo di un ritratto a figure quasi cubiste. Un carosello di colori e di stili che non può non incantare.

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I SOGGETTI: MARE E DONNE TRA REALE E INTERIORE

I temi cari all’artista sono molti, tutti tratti dall’esperienza della vita, ma trasferiti su un altro livello grazie alla scelta della tecnica e dello stile con cui sono stati immortalati. Il mare, visto in tutte le sue declinazioni, rinsalda il legame di Gambetta con la Liguria e riporta a una dimensione naturale più ancestrale.

Le figure femminili, altro soggetto particolarmente caro all’artista, si muovono sinuose e sognanti sulla carta o sulla tela. Figure sospese a metà tra il reale e il metafisico, talvolta realistici ritratti di donne reali, talvolta oniriche o ironiche rappresentazioni di stati d’animo o di sentimenti, filtrati da un corpo femminile. Sulla dicotomia tra apparenza e realtà si innesta un altro tema caro all’artista: il mondo del circo e del teatro, nel quale si muovono numerose delle ambigue figure ritratte.

UNA RICERCA COSTANTE

La ricerca non si ferma però ai soggetti o agli stili, ma si espande anche al cromatismo. Il colore è tratto da materie prime naturali che riprendono le ricette e i segreti degli antichi. In ceramica il blu turchese è il risultato di infiniti esperimenti che approdano alle celebri e raffinate statuette a tutto tondo o alle pregevolissime piastre di gusto decò. In pittura il colore, dopo le prime prove dal vero, si attesta su significati espressivi moderni e originali con una visione piena della tavolozza che non esita a ricorrere a campiture forti e tonali. Il segno è rotondo e sicuro con il tratto frutto di un esercizio maniacale teso a sondare la scena con immediatezza istintiva ma anche con dovizia di particolari e carica sentimentale.

UN GRANDE ARTISTA DA RISCOPRIRE

La grandezza di Mario Gambetta non era sfuggita ai suoi contemporanei, come testimoniano i rapporti di amicizia con i già citati Martini e Sbarbaro e le frequentazioni con altri artisti come Rodocanachi, Saccorotti, Vellani Marchi, Borgese, Venturi, Gio Ponti, Capogrossi, Vergani, Zanzi, Barile, De Salvo, Borzoini e Pacetti.

Se la scelta di un “basso profilo” aveva indotto Gambetta a evitare le mostre personali, la sua attiva partecipazione a prestigiosissime collettive ne sottolinea una volta di più lo spessore artistico e il ruolo avuto nell’arte novecentesca.

Partecipa con la ceramica alle mostre di arte decorativa di Monza e di Milano, alle Esposizioni della Società di Belle Arti di Genova e alle Sindacali regionali e nazionali. Espone, su invito, alle Biennali di Venezia (1930-1942); nel 1940 con una personale di chine e disegni, e alle mostre all’estero organizzate dall’Ente Biennale, interviene alle Quadriennali di Roma (1931-1956), all’Expo Universale di Bruxelles (1935), alla Mostra Internazionale di New York (1936), alla Mostra Premio Bergamo.

Dal 1935 si dedica anche all’acquaforte, in cui il gusto narrativo è sostenuto da una grande duttilità tecnica. Incaricato dell’affresco per l’Esposizione universale di Roma del ’42, mai avvenuta a causa della guerra, nel 1937 a Savona è impegnato con il collega Eso Peluzzi nell’affresco del salone comunale e nel riordino della Pinacoteca Civica.

La mostra del Priamar offre una carrellata esaustiva e organica del percorso artistico di un artista che pare finalmente tornato a ricevere il credito che merita, in virtù di una progressiva rivalutazione dell’arte figurativa, relegata in secondo piano negli ultimi decenni.

Mario Gambetta può dunque brillare nel firmamento degli artisti del Novecento, come predetto da Adriano Grande quando sosteneva che quella di Gambetta è “una pittura che durerà”.

(Da: www.ilsegnonews.it/)

Marco Calleri , Mario Gambetta: dal reale al fantasticoultima modifica: 2013-01-03T15:42:47+01:00da mangano1
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