D’Alfonso: “Kustermann, e l’orgoglio di perdere ed essere felici”

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D’Alfonso: “Kustermann, e l’orgoglio di perdere ed essere felici”

La totalità o quasi degli esponenti milanesi di Pd, SeL, IdV ,CCC e Cococo ha strattonato il riluttante Umberto Ambrosoli in diretta televisiva e telefonica ( due settimane fa la frase di moda era : “ho parlato con Umberto, l’ho quasi convinto” ) oppure per il tramite del sindaco Pisapia-che–ascolta-sempre–a-volte-anche-troppo spinto a ripetuti interventi personali sul renitente a candidarsi . Tutti i “dieci piccoli indiani” che avevano invaso la cronaca cittadina come improbabili protagonisti di primarie orfane fino a quel punto del protagonista più atteso, con in testa Alessandra Kustermann e Giulio Cavalli, giuravano di essere pronti a ritirarsi se il candidato più adatto, Umberto Ambrosoli , avesse accettato di guidare lo schieramento di centrosinistra in stile milanese nella dura battaglia di rigenerazione di una Lombardia devastata da quasi venti anni di incontrastato potere di Formigoni e Cl .

Ma non appena Ambrosoli ha dato segni di ripensamento la convinzione nata non si sa bene da dove di un centrosinistra vincente in Lombardia a prescindere dal candidato presidente ha fatto riemergere quella che chiamo la “asinistra” intendendo la “a” come privativa , ad indicare che seguendone le politiche la sparizione della sinistra politica è certa. E allora, mentre Cavalli e Pizzul , per dire due tra quelli che avevano più lavorato per la candidatura, hanno tenuto fede immediatamente a quanto detto ritirandosi ed appoggiando convintamente Ambrosoli , la Kustermann si è ritirata sì da candidata civica (avrebbe avuto, per dire, fino a quel momento anche il mio voto) ma, ricordandosi di avere in tasca niente di meno che la tessera del Pci , ha pensato bene di passare a candidata di partito ( peraltro con il partito ignaro) contro un Ambrosoli che da valore aggiunto civico si è trasformato in poche ore in un pericoloso denigratore della “magnifica storia” di cui Alessandra ha pensato di farsi Marianna sventolandone il vessillo .

Seguendo un misterioso filone di ragionamento si è cominciato a pensare di poter votare per i “nostri” , fosse la novella difensore della “ditta” Kustermann – che per essere credibile alle primarie nazionali ha votato Bersani “ma anche”, in perfetto stile veltroniano, per una “dose di renzismo” nel pd… – ovvero l’ottimo Di Stefano, arrivato terzo fra cotanto senno dopo Bertinotti e Vendola nel fare il termometro del consenso della sinistra-ista-ista che sta in coalizione ma è “critica”. E così fra facebook e volantini riemerge l’orgoglio identitario , così identitario da portare a riconoscersi fra pochi, pochissimi eletti , che fa tornare a casa la sera felici e perdenti ma non perduti.

Tutti coloro i quali hanno avuto modo di incontrare Umberto sanno con precisione quanto sia lontano nella realtà dalle caricature pelose che sono state fatte in questi giorni e tuttavia, proprio per la brevità di questa campagna delle primarie, in troppi se ne sono fatti una idea sbagliata

Nessuno , in senso letterale , nemmeno ipotizza che i due candidati diversi da Umberto Ambrosoli possano avere anche solo una chance di vittoria contro un centrodestra che fatica a trovare una sua compattezza che però , ne sono certo, la comune necessità di difesa di interessi concreti, concretissimi, garantirà presto.

L’idea che tanto “Ambrosoli vincerà comunque” le primarie ma non è “dei nostri”ha portato molti, troppi a pensare di poter far finta di avere delle alternative politiche vere in campo ed hanno trovato la scusa per ritornare a quello che sembra essere la pulsione animale di certa sinistra, l’eterno “di sconfitta in sconfitta verso la vittoria”.

Per non tornare a quei tempi è meglio che sabato 15 dicembre si vada a votare per Umberto Ambrosoli nei seggi presidiati dagli esausti volontari che sono stati protagonisti di una grande festa della democrazia con le primarie nazionali e che forse più degli altri hanno idea della fatica che si deve fare per garantire “buona politica” anche in Lombardia.

D’Alfonso: “Kustermann, e l’orgoglio di perdere ed essere felici”ultima modifica: 2012-12-11T15:21:26+01:00da mangano1
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