Sandro Balletta,«La poetica dello spazio» (G. Bachelard)

«La poetica dello spazio» (G. Bachelard. Bari: «Dedalo», 1975. 275 pp.)

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 Sandro Balletta

     «Bisogna amare lo spazio per descriverlo tanto minuziosamente come se vi fossero molecole di mondo». Ecco, se dovessi scegliere la frase rappresentativa del libro, sceglierei proprio questa. L’amore per lo spazio —inteso qui come luogo in cui viviamo— e la sua trasportante descrizione trovano accordo e compimento in questa densa opera del 1957. L’autore è l’epistemologo e filosofo francese Gaston Bachelard che, spogliatosi dalle sue vesti razionali e scientifiche, ha dato un’ulteriore dimostrazione della profondità dell’animo umano. Al centro della riflessione di Bachelard c’è lo spazio, ma non si tratta d’uno spazio geometrico e calcolabile, bensí di un erlebter Raum, uno spazio abitato, vissuto e acclamato da una folla di rimembranze.

 L’autore s’avventura in una profonda analisi degli spazi che serbano gelosamente i ricordi piú autentici, gli spazi felici e intimi: la nostra prima casa, il nostro armadio e i nostri cassetti, ovvero i luoghi in cui i ricordi vengono spazializzati.
   

     Vivere appieno uno spazio significa sentirsi parte di esso, sentirlo vivo e parlante; attraverso i grandi poeti i luoghi parlano e vivono con noi e in noi. Fino all’ultima pagina l’autore riporta instancabilmente guizzi di penne ispirate che dipingono spazi dove l’intimità si rannicchia e l’anima si trastulla. L’atteggiamento di Bachelard è quello del fenomenologo che passa al vaglio le immagini poetiche che ritraggono luoghi carichi di valore, donde la poesia sgorga vibrando le corde dell’anima. Il fruitore del poema sente risuonare dentro di sé gli echi di quelle immagini, le vive e le fa proprie; attraverso quelle parole il nostro passato galleggia sul presente, risuona e assorda piacevolmente l’anima. L’immagine —secondo l’autore— ha una sua dignità ontologica, noi l’assorbiamo attraverso la lettura e la plasmiamo, dimodoché diviene nostra e si adagia nei penetrali del nostro essere: ogni immagine è rivelatrice di uno stato d’animo.
   

     Nei primi capitoli, il poeta volge l’attenzione alla casa, custode d’intimità, e al rapporto che questa intrattiene col mondo che l’accoglie e la circonda: una casa incastonata tra due colline, solitaria e al sicuro; una casa avvolta dall’inverno dentro un mondo annullato dal bianco; una casa nel pieno vortice d’una città assordante, e cosí via. Il viaggio continua all’interno di queste case, nelle quali la cantina buia che impaurisce il fanciullo, la soffitta luminosa che punta verso il cielo e i corridoi angusti sono elementi sui quali l’autore conduce una sublime analisi topografica. I cassetti, la cassapanca e l’armadio sono luoghi apparentemente insignificanti, ma se guardati con lo spirito poetico, possono dar vita a immagini e ricordi immortali carichi di echeggiamenti profondi. La funzione di abitare non è appannaggio della sola casa: i nidi e i gusci, ai quali l’autore dedica due capitoli, conservano in sé l’idea della calda dimora, di protezione e di sicurezza. Dall’immensità che turba lo spirito e lo rassicura a un tempo, si passa alla miniatura che conserva in sé spazi sterminati.
   

     Ciò che di primo acchito può sembrare futile e banale, come una crepa sul muro o la polvere incastrata fra due mattonelle, trova in questo libro ampia considerazione; con una lente d’ingrandimento l’autore mostra lo splendore del macro e del microcosmo, dalla foresta immensa al seme d’una mela, dalla vastità dell’universo al petalo d’un fiore.

 

Sandro Balletta,«La poetica dello spazio» (G. Bachelard)ultima modifica: 2012-12-04T12:02:59+01:00da mangano1
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