Alberto Fazio ( ad Attilio Mangano) ABBIAMO GIA’ DATO?

COME NON GIRARE A VUOTO ?
 
Caro ALBERTO,
in questi ultimi giorni mi sto sottoponendo a una serie di esami  e visite mediche, per certi versi è una routine obbligata e a suo modo normale per un malato cronico come me ( rene, diabete, pressione e altro ancora) ma devo sempre seguire prescrizioni e cure. E così, pur consapevole che non ci sono peggioramenti particolari del mio stato di salute,  non vivo bene questo  insieme di aspetti. Arriva per tutti, e tu stesso lo sai, un’età in cui i problemi della salute si presentano in tutta la loro complessità. D’altra parte posso ricordare invece come fatti nuovi e per me rilevanti il passaggio alla condizione di NONNO, con la nascita del mio nipotino MIRCO.  Da una settimana di fatto MARIA RITA non fa che andare a trovare nostra figlia e il suo bambino, credo che si tratti di una svolta emotiva ed esistenziale di grande portata. Così adesso, pur sapendo che esistono i telefoni  e che ci sono sempre i modi per sentirsi, ti scrivo  per farti sentire la mia presenza e continuare  a vivere in pieno una amicizia. In qualche modo hai sempre altre notizie e messaggi da me, da quelli su facebook ai blog ai miei ricordi e schede (  del tipo maestri e compagni), quindi  è  probabile che anche a te io dia una impressione di fondo di una  presenza pubblica costante e financo invasiva,non ne so fare  a meno, è uno stile o un qualcosa che esprime quel bisogno di socialità, di fare gruppo, di esserci, che mi caratterizza. Ma forse il punto è proprio questo, a chi mi segue dall’esterno posso dare l’impressione di un ruolo e di un impegno tutto particolare, cosa certo vera nelle sue forme di espressione e comunicazione, ma la preoccupazione è proprio quella di  non “ girare  a vuoto” e di cercare comunque modi di uscita dall’isolamento critico in cui tendono oggi a ricadere molti intellettuali non allineati della mia generazione. Certo è un po’ tutta la situazione della “ sinistra” a girare a vuoto, da un lato risorgono e riprendono  nuovi movimenti e soggetti, bisogni di trasformazione, forme di partecipazione più adeguate  alle nuove comunicazioni di massa, a internet, a nuovi associazionismi,  e questo certo arriva a volte a  incidere e condizionare  i vecchi schemi e le vecchie presenze come fa intravedere il colore “ arancione” di lotte , simboli e  occasioni particolari ( anche  tutte le discussioni insorte a proposito delle “ primarie”  sembra confermare tutto ciò ), dall’altro le ragioni di stanchezza, di crisi, di sfiducia e di assenza di prospettiva permangono.Cosa  significa oggi non girare a vuoto? E’ questa la domanda che pongo a te e a me stesso? E  considerando la nostra conoscenza di lunga data e il tipo di linee di ricerca  su cui mi sono mosso ( le culture della nuova sinistra, le teorie dell’immaginario, le riviste,i convegni, i diversi libri)  che comunque in qualche modo son presenti ancora nella mia presenza in rete,nei blog, negli scritti di occasione varia, come vedi per me e cosa consigli di portare avanti come lavoro di più lunga durata? E ancora come pensi anche tu di affrontare il tema del non girare a vuoto a tua volta e un po’ tutti? Cosa  fare in qualche modo insieme?  Ci  sentiamo
Attilio

Caro Attilio
auguri per i tuoi esami. Anche io ho problemi simili, come puoi

immaginare, e qualche annetto in più, visto che ora ho oltrepassato la

soglia dei settanta. Il ruolo di nonno è fantastico: io ho sei

nipotini, uno da mia figlia e cinque dalle figlie di Franca. Ieri ho

passato un pomeriggio giocando a burraco con Arturo (il figlio di

Valentina, mia figlia). Suono il banjo e lo studio ogni giorno

aspettando quelle rare occasioni in cui posso trovarmi con mio

fratello Pietro per suonare insieme. Mi propongo sempre di riprendere

a dipingere, ho lo studio laboratorio pronto e sempre attrezzato, ma

non trovo la spinta interna per rimettermi all’opera. Mi sono messo a

girare per vari paesi. Quindici giorni in Germania dagli altri

nipotini, poi quì a Padova dopo venti giorni inTurchia, a gennaio di

nuvo in Tunisia per tornare (forse) a marzo per votare. Poi da giugno

ad ottobre a Pantelleria dove ho nuovi amici, alcuni molto simpatici e

in gamba. Tutto questo può essere dispersivo, ed infatti non ho più

impegni fissi, del tipo politico,e neanche con la sfera creativa che

richiederebbe forse maggiore stabilità per concentrarsi sulle cose.

Eppure non ho la sensazione di stare “perdendo tempo” o di stare

“girando a vuoto”. Ci sono le cose “pensate” e quelle “”vissute”. Da

tempo ho la consapevolezza che spetta ai nostri figli occuparsi del

futuro di questo paese. I nostri paradigmi fanno fatica ad adattarsi a

quello che sta accadendo. In un secolo abbiamo attraversato

cambiamenti superiori a quelli di tutta la storia umana dagli

insediamenti di Chatalhuyuk (8000 a.c.) fino alla

nascita di mio padre (1909). Mio padre si ricordava l’arrivo della

luce elettrica, della radio e del cinema. Mio nonno fu il primo a

portare un fonografo a Giarre. Io stesso passavo le vacanze estive con

i miei nella casa di Linguaglossa sull’Etna con le candele  i lumi a

petrolio e l’acqua della cisterna e fino al tempo del liceo e oltre

ricordo le file chilometriche di carri agricoli e cavalcature che

tornavano dai campi alla sera a Caltagirone. Il cambiamento nei mezzi

di comunicazione è avvenuto con ritmi esponenziali. Relativamente a

noi Sapiens Sapiens,prima venne la lingua parlata poi ci vollero

duecentomila anni  per arrivare alla scrittura, e ancora cinquemila

circa per arrivare alla stampa, cinquecento per  la radio, dieci per

la televisione e poi i computer, internet i telefonini e…? Bateson

dice che quando una variabile di un sistema cresce con un ritmo

esponenziale prima o poi o si arresta o il sistema va in malora( o si

trasforma a tal punto da essere un’altro sistema?). Noi eravamo al

ciclostile e ci sembrava qualcosa di potente e irresistibile.Troppa

comunicazione deve fare i conti con il rumore. E poi ci sono ambiti in

cui la comunicazione deve essere impedita. Quelli del Sacro. Ma non

saranno rispettati.

Non sono andato a votare per le primarie, nonostante le mie preferenze

genericamente Vendoliane. Non accetto che si voti per le persone

perchè gli ultimi vent’anni ci hanno fatto vedere cosa significa la

personalizzazione della politica (eppure c’era stato il fascismo…ma

chi se lo ricorda più?Non siamo rimasti affatto vaccinati). Non

accetto le coalizioni precostituite perche prefigurano, dopo, il “voto

utile”, cioè votare per chi non mi piace per evitare che vinca quello

ancora peggio. La penso, su queste cose, come il bravo Tabacci:

democrazia parlamentare, sistema proporzionale, parlamento sovrano per

formare maggioranze e governi. Così come sta scritto nella

costituzione repubblicana del 1948. Sono stufo di non poter votare per

chi mi piace davvero. Che si misurino i risultati proporzionali per

fare le trattative e formare il governo. Ognuno con il suo peso reale,

verificato, non con quello gonfiato dalle leggi truffa e dalle

“vocazioni maggioritarie”. DOPO. Perchè, prima, significa bipolarismo

nefasto e inevitabile leaderismo catastrofico.

E se poi si dovesse scoprire che nessuno ha i numeri, almeno sapremmo

la verità e sapremmo da dove ricominciare…o no?

Ma ho detto basta: spetta ai nostri figli. Noi abbiamo già dato.

Riflessioni di lungo periodo, pensiero a lunga scadenza, questo si

addice alla nostra età. E anche goderci( come diceva Endrigo) quel che

resta della nostra gioventù.

Vorrei che tu pubblicassi Maestri e Compagni. Fare memoria è il nostro

compito. E non gireremo a vuoto.

Un abbraccio

Alberto

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Alberto Fazio ( ad Attilio Mangano) ABBIAMO GIA’ DATO?ultima modifica: 2012-12-01T15:58:38+01:00da mangano1
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