Ennio Abate, Commento a Magrelli

Poesia e società. Conversazione con Valerio Magrelli
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«ALTRIMENTI NON PUOI PARLARE»!
TANTO DI CAPPELLO A SPECIALISTI E COMPETENTI (VERI), MA…

Magrelli sarà intelligentissimo, coltissimo, bravo poeta. E avrà letto non 8.000 bensì 16.000 dei libri di teoria, di narrativa, di poesia che ci consiglia di leggere prima di parlare. Eppure, incoraggiato dal suo compiacente intervistatore, sbaglia a indirizzare la sua lezione a lettori e blogghisti e difende un’astrazione – la Competenza – proprio in un momento in cui è palese il trionfo dell’Incompetenza mascherata da competenza. (Vedasi – è solo un esempio tra i tanti – le errate previsioni sulla Crisi che ci affligge da parte degli economisti con Nobel o senza).
È giusto allora in questo momento fare l’elogio dei Pierini?  Ci salveranno loro dal caos che ci ha invasi? Prima di rispondere inviterei Magrelli e i suoi colleghi (quegli “intellettuali” su certe cose fin troppo silenziosi e a cui il  nostro appello «Noi accusiamo» non ha fatto neppure il solletico) a un esame di coscienza o almeno ad una riflessione supplementare. E nel frattempo mi permetto alcune domande per stimolarli: dalle vostre cattedre si possono  oggi dire o vietare autorevolmente alcunché? È sicuro – lui, Magrelli – di essere competente su tutte le cose che tocca nell’intervista? E lo sono,  altrettanto e di sicuro, tutti i suoi colleghi d’università? E gli argomenti, che qui porta a sostegno della sua tesi e del suo divieto, sono solidi?

Ne dubito per almeno due  ragioni:

1. Non mi risulta che quel «sistema di selezione, che un tempo funzionava» e di cui Magrelli  tesse un idealistico elogio, funzionasse ancora quando egli e un’altissima percentuale dei suoi colleghi universitari entrarono nelle varie “infornate” sulla diligenza universitaria. Magrelli è del 1957. E sarà, assieme ad altri, entrato come competente nell’università  almeno dopo il ’68. E, dunque, in regime di “liberalizzazione”, in tempi cioè che, secondo la logica del suo discorso, dovrebbero essere considerati abbastanza sospetti quanto a selettività. Entrò/entrarono nel tempo delle vacche grasse. E quando venne quello delle magre,  hanno sbattuto la portiera in faccia a masse di dottorandi ora condannati al precariato a vita. E fanno lezione a masse di studenti destinati alla stessa sorte. E da allora –  credo – che il discorso sulla Competenza ha preso quota ed è condotto con la pervicacia di cui egli fa mostra nell’intervista.

2. Varie e ricorrenti sono state, persino  sulla stampa, le denunce di nepotismi e clientelismi  partitici nel reclutamento del personale e nella gestione delle “nostre” pubbliche università. Quanto giovino tali pratiche alle crescita o alla conservazione delle competenze lo si capisce a volo.

È sicuro, allora, il Magrelli che oggi i competenti siano competenti e gli incompetenti incompetenti? Tutti? È certo che lui e tutti i suoi colleghi  che pilotano le università  abbiano letto gli 8000 libri (misura standard sia pur iperbolica da lui fissata) prima di  aprire bocca su questo e quello o su tutto? E che queste letture (ammesso che siano state fatte rigorosamente) abbiano significato e significhino produzione di scienza originale o efficace divulgazione e mai polverosa erudizione che appesantisce i cervelli e gonfia il petto?

Aggiungo qualche altro ragionamento:

1. A uno davvero competente,  che frequenta persone competenti e  tiene acceso con la competenza sua e altrui il sacro fuoco del sapere (letterario, politico, filosofico, poetico),  quale danno mai potranno arrecare le opinioni dei lettori o  dei commentatori di un blog, fossero pure tutti incompetenti o “aggressivi”? Se stupide, male argomentate o inconsistenti, si squalificano da sole e al massimo danno fastidio. Possibile, invece, che egli invochi addirittura un divieto?

2. Lo scarto tra competenti e incompetenti (in tutti i campi però, non solo in quello letterario o dei blog) è solo una maschera (da interpretare) delle divisioni della nostra società. Mi chiedo: è vietando agli incompetenti (presunti o effettivi) di parlare che si risolve il problema di una buona o migliore elaborazione e trasmissione culturale, oggi inquinate o ridondanti o perfino menzognere (e per ragioni un po’ più serie, di cui gli incompetenti non sanno dir nulla, ma che i competenti eludono)?

3. Fortini, il cui insegnamento politico Magrelli disdegna, era per il dialogo del filosofo (il competente) col tonto. Cosa è cambiato da indurre Magrelli a tessere le lodi dei competenti e a silenziare i tonti? E cosa dell’idea di società  o del ruolo degli intellettuali in essa?

4. Sarà di certo più piacevole parlare solo tra competenti o fra chi su una questione ha voce «in capitolo». Ma non siamo più nella Chiesa del medioevo. E non esiste da tempo un universalismo e un sapere unitario gestito  esclusivamente da riconoscibili e riconosciuti competenti in una  bella Istituzione riconoscibile e riconosciuta. Le cose si sono complicate. O mi sbaglio? E spesso i competenti ufficiali le sparano grosse e prendono lucciole per lanterne. E, dato il ruolo di potere pubblico riconosciutogli (da competenti – veri o presunti – loro alleati per ragioni di classe, di ceto, di corporazione, di mafia o  per ragion di Stato), fanno sicuramente più danni degli incompetenti senza potere.

5. Appare davvero contraddittorio che da una parte Magrelli si dichiari illuminista e dall’altra sveli tanta nostalgia per una gerarchia quasi chiesastica programmata per discutere solo al suo interno. Mi fa dubitare sia della natura del suo illuminismo sia del suo recente  passaggio da Ponge a Brecht.

6. Che personalmente se ne sbatta dei pareri dei lettori può essere reazione umana e comprensibile. (Però non ci credo: se ne sbatte solo dei pareri di certi lettori,  a naso quelli ostili o troppo critici e che lo mettono o potrebbero metterlo in difficoltà). Ma volere imporre (magari con toni sornioni e  paradossali, in modo da attenuare la portata ideologica del suo messaggio) nei residui spazi pubblici un divieto assoluto («deve essere vietato al lettore di parlare»), ha qualcosa di reazionario e di insopportabile.  No, non sta bene oggi sparare sui blog. Non tutte le domande o le osservazioni  o le obiezioni, che  i lettori anche incompetenti fanno, sono stupide o fanno perdere tempo o sono dettate da  risentimento, invidia o frustrazione. La pratica del *todos caballeros*, se è questo che scandalizza, non è cominciata coi blog, che sono venuti ben  tardi, semmai con il ’68 e proprio nelle università, cioè nei supposti Templi delle Competenze. Anzi, per essere precisi: con la sconfitta del ’68. Ed è durata finché ha fatto comodo a certe politiche clientelari sorte all’ombra del «compromesso storico».

Conclusione. Criticare (diritto sempre rivendicato e da rivendicare da tutti quelli che non hanno «voce in capitolo» e sempre  condannato dalle clericature d’ogni epoca) anche  nello spazio minimo di un blog  è il minimo che si possa fare oggi. Visto che proprio quella «funzione ermetica del critico, quasi uno psicopompo»,  esaltata da Magrelli,  è venuta ampiamente meno negli ultimi trenta-quarant’anni (cfr. post “Otto tesi sugli intellettuali” di R. Luperini). È una critica “scalza”, malvista, e pur essa un po’ “sporca” quella dei blog (e dei commentatori dei blog).  Ma supplisce  il vuoto creato dal silenzio sulle cose di sostanza di troppi competenti ben pagati.  E in parte apre strade che l’accademia snobba o teme. Quanto poi alle risse che si scatenano  sui blog, io non so dove viva Magrelli, ma mi pare che abbondino in ogni luogo e sarebbe il caso di indagarne le ragioni e di distinguere tra rissa e conflitto di idee, piuttosto che lamentarsene o invocare censure.

Ennio Abate, Commento a Magrelliultima modifica: 2012-09-26T12:33:01+02:00da mangano1
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