Martha Nussbaum. Tutti i capricci della filosofia

Martha Nussbaum. Tutti i capricci della filosofia
31 agosto 2012 • pubblicato da minimaetmoralia

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Pubblichiamo un’intervista di Matteo Nucci, uscita sul «Messaggero», alla filosofa Martha Nussbaum.

di Matteo Nucci

Una ventina di anni fa, mentre sognavo di realizzare una carriera accademica e passavo il giorno intero su brevi frasi di Platone, mi arrivò tra le mani un libro di cui si parlava fin dalla sua uscita americana. S’intitolava La fragilità del bene. Erano ottocento pagine in cui l’autrice newyorkese, Martha Nussbaum, rileggeva Platone, Aristotele, i tragici e i grandi temi etici del mondo classico. Mi entusiasmai. Io che soffrivo nell’estenuante lavoro filologico, mi trovavo finalmente di fronte a un lavoro di ampio respiro. “Così si deve fare”, dicevo al mio migliore amico, anche lui studioso e molto migliore di me, che scuoteva la testa e ripeteva “nulla di nuovo, nulla di nuovo”, sottoponendo a critica punto per punto le tesi del libro. Io ridevo e non gli davo ascolto. Del resto, di Martha Nussbaum si sparlava parecchio, come spesso capita nel mondo accademico di fronte a chi ha successo, e questa mi pareva la migliore conferma che quel mondo fosse, prima o poi, da abbandonare.

Negli anni ho ripensato molte volte a quelle discussioni. Anche perché Martha Nussbaum, nel frattempo, ha abbandonato gli studi di filosofia antica e si è dedicata a questioni sempre più legate ai grandi temi contemporanei. E il suo successo è diventato addirittura travolgente. Sarebbe difficile anche solo elencare tutte le cariche, onorifiche o meno, che le sono state attribuite, come la molteplicità delle sue pubblicazioni. Temi dominanti: la giustizia globale, una particolare forma di femminismo, la centralità delle emozioni e l’importanza degli studi umanistici nella formazione dell’individuo. Sessantacinquenne, Martha Nussbaum è oggi una voce molto ascoltata dall’establishment, nonché un punto di riferimento per lettori, studiosi, critici da tutto il mondo.

Ero felicissimo, dunque, domenica scorsa, di poterla incontrare. Camminavo per una Roma deserta che bruciava a quaranta gradi, ripensavo al mio amico, oggi professore noto in tutto il mondo, e già mi preparavo a chiamarlo appena avessi terminato l’intervista. Ho attraversato i corridoi freschi dell’albergo lussuoso al centro dei Parioli e finalmente ero lì. Esile, elegante, Martha Nussbaum era seduta in poltrona di fronte a una macedonia e una Coca Cola. “Non ho voglia di parlare” ha esordito stringendomi la mano. Credevo che scherzasse. “Eppoi su cosa mi vorrebbe intervistare?” “Ho qui il suo ultimo libro” le ho detto, mostrandole Creare capacità. Liberarsi dalla dittatura del Pil (Il Mulino). “Non è il mio ultimo libro” ha risposto. Le ho spiegato che si trattava però certamente dell’ultimo suo lavoro tradotto in Italia e che speravo volesse raccontare, a chi ancora non ha letto il libro, dove hanno portato i suoi studi, cominciati assieme ad Amartya Sen sul cosiddetto “approccio delle capacità”, ossia il rifiuto dell’imperante valutazione della ricchezza dei Paesi in base al Pil, in favore di un approccio che guarda alla dignità delle persone e alla realizzazione delle loro capacità. “Ne ho già parlato abbastanza” ha detto.

Per un attimo mi sono chiesto cosa fare, poi ci ha pensato lei a rompere il ghiaccio “Se vuole può venire fra tre ore alla mia conferenza per la Società Internazionale di Musicologia”. Poiché ricordavo di aver letto molti suoi commenti sull’importanza del mettersi nei panni degli altri, le ho raccontato che ero tornato apposta dal mare alle due, in quella domenica torrida, per parlare con lei. “Del resto possiamo anche chiacchierare degli antichi” ho provato “Amai molto il suo La fragilità del bene quando lavoravo all’università”. “Non parlo di ciò che ho scritto vent’anni fa”, ha mormorato. “Ma anche in questo libro” ho insistito “lei si rifà agli antichi. Qui c’è Aristotele, per esempio”. “Giusto un paragrafo” ha sbuffato.

Il nostro perfetto dialogo socratico – uno dei punti forti a cui spesso la Nussbaum si richiama (la necessità di ascoltarsi, domandare e rispondere) – è finito così. Le ho detto di parlar pure di ciò che voleva e lei ha deciso di raccontarmi l’argomento della sua lezione, ossia quel che apparirà in un libro la cui uscita è prevista nel 2013. “Nella mia carriera, ho affrontato principalmente due temi: l’importanza delle emozioni e la giustizia sociale. È venuto il momento di unire le due questioni. Il punto è questo: i cittadini devono sostenere la società giusta e, per farlo, devono interessarsene, dunque le loro emozioni devono essere mosse perché se ne interessino. Nel mio libro partirò da un vostro pensatore molto sottovalutato: Giuseppe Mazzini. È proprio Mazzini a sostenere che l’uomo è chiuso su se stesso, egoista e avido, dunque per stimolarlo a sostenere una società giusta vanno suscitate in lui emozioni di attaccamento patriottico. Ma come si fa? Storicamente, ossia la prima parte del mio libro, le risposte sono state molteplici, ma la più interessante credo sia quella di Stuart Mill che, criticando le soluzioni eccessivamente prescrittive di Auguste Comte, sostenne la necessità di creare un sistema educativo capace, attraverso l’arte e la letteratura, di estendere tra gli uomini un senso di solidarietà e compassione. Su questa linea avrebbe poi lavorato in senso pratico Rabindranath Tagore, premio Nobel per la letteratura nel 1931. Egli creò una scuola, tutta centrata su musica e danza, per formare individui in cui la solidarietà riuscisse a prevalere sull’individualismo. Scrisse duemila canzoni popolari che contengono un enorme spirito di generosità e altruismo, convinto che la musica è l’arma più forte, l’unica capace di attraversare lingue e culture. Dobbiamo lavorare in questa direzione. In parti del libro che ancora devo scrivere, cercherò di spiegare come, proprio attraverso la musica,  possiamo educare le nostre emozioni, rendere forte la compassione e superare il disgusto”.

Martha Nussbaum. Tutti i capricci della filosofiaultima modifica: 2012-08-31T18:03:21+02:00da mangano1
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