F. Nietzsche, L’anticristo, 1888

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“In tutta quanta la psicologia del <<Vangelo>> manca la nozione di colpa e di castigo; come pure quella di ricompensa. Il <<peccato>>, qualsiasi rapporto di distanza tra Dio e l’uomo è eliminato – precisamente questa è la <<buona novella>>. La beatitudine non viene promessa, non è associata a condizioni: essa è la sola realtà – il resto è segno per poter parlare di essa…
La conseguenza di un tale stato si proietta in una nuova pratica di vita; la pratica propriamente evangelica. Non è una <<fede>> a distinguere il cristiano: il cristiano agisce, si distingue mediante un agire diverso. Nel senso che egli non oppone alcuna resistenza nè a parole e neppure nel suo cuore a colui che è malvagio verso di lui [….].
La vita del redentore non è stata nient’altro che questa pratica – anche la sua morte non fu null’altro…
Egli non aveva più bisogno di nessuna formula e di nessun rito per il suo commercio con Dio – e neppure della preghiera. Egli ha chiuso i conti con l’intera dottrina ebraica della penitenza e della conciliazione; egli sa che soltanto con la pratica della vita ci si può sentire <<divini>>, <<beati>>, <<evangelici>>, <<figli di Dio>> in qualsiasi momento. Non la <<penitenza>>, non la <<preghiera per il perdono>> sono le vie che conducono a Dio: soltanto la pratica evangelica porta a Dio, essa appunto è <<Dio>>! […]
Questo <<lieto messaggero>> morì come visse, come aveva insegnato – non per redimere gli uomini, ma per indicare come si deve vivere. La pratica della vita è ciò che egli ha lasciato in eredità agli uomini: il suo contegno dinanzi ai giudici, agli sgherri, agli accusatori e a ogni specie di calunnia e di scherno – il suo contegno sulla croce. Egli non resiste, non difende il suo diritto, non fa un passo per allontanare da sè il punto estremo, fa anzi qualcosa di più, lo provoca… E prega, soffre, ama con loro, in coloro che gli fanno del male… Le parole rivolte al ladrone sulla croce racchiundono in sè l’intero Vangelo. <<Questi in verità è stato un uomo divino, un ‘figlio d’Iddio’! – dice il ladrone. <<Se tu lo senti>> – risponde il redentore – <<tu sei in paradiso, anche tu sei un figlio d’Iddio…>>. Non difendersi, non sdegnarsi, non attribuire responsabilità… Ma neppure resistere al malvagio – amarlo… […]
Soltanto noi, noi spiriti divenuti liberi, abbiamo i presupposti per comprendere qualcosa che diciannove secoli hanno frainteso – quell’onestà divenuta istinto e passione che fa guerra alla <<santa menzogna>> ancor più che ad ogni altra menzogna… Si è stati infinitamente lontani dalla nostra neutralità amorevole e cauta, da quella disciplina dello spirito con cui soltanto è possibile decifrare cose tanto nuove, tanto delicate: in ogni tempo si è voluto, con uno spudorato egoismo, trovare in esse esclusivamente il proprio vantaggio, si è costruita la Chiesa in contrasto col Vangelo… […] Che l’umanità sia prostrata in ginocchio dinanzi all’opposto di ciò che era l’origine, il senso, il diritto del Vangelo, che essa abbia nel concetto di <<Chiesa>> consacrato esattamente ciò che la <<lieta novella>> sente sotto di sè, dietro di sè – sarebbe inutile cercare una forma più grande di ironia della storia mondiale.”

(F. Nietzsche, L’anticristo, 1888)

Post di Gabriele Giordano

F. Nietzsche, L’anticristo, 1888ultima modifica: 2012-05-24T15:15:24+02:00da mangano1
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