La pop art di Keith Haring,rappresenta la cultura della strada

La pop art di Keith Haring,rappresenta la cultura della strada della New York degli anni ’80. L’omino stilizzato più famoso al mondo.
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Keith Haring – senza titolo 1988 –

Artista eclettico, innovativo, ma nello stesso tempo tradizionale, perchè legato ai valori umani più basilari ed elementari quali : la pace, l ‘amore , la fratellanza , senza tralasciare l’eros . I suoi colori sempre molto vivaci e violenti aiutano ad esprimere il sentimento dei soggetti, che non sono mai statici e privi d’espressione. I suoi disegni sono capaci di dare vita alle superfici su cui vengono fatti; danno un’energia positiva ed allegra, rimanendo eleganti e travolgenti : animati da un arcaico horror vacui, si infittiscono e moltiplicano sullo sfondo come racemi medievali. Nel 1981 lascerà il supporto cartaceo per dedicarsi alla pittura sul metallo, tele viniliche ed oggetti di recupero; mosso dalla curiosità di provare tecniche nuove e combinazioni, quasi alchemiche, tra materia pittorica , segno e superficie di fondo. Nonostante i volti non siano nemmeno accennati, l’artista riesce a donare la giusta espressività e la giusta dinamicità ad essi. Grazie alla sua conoscenza in fatto di fumetti andrà in giro per le strade newyorchesi disegnando con gessetti bianchi , sui cartelloni pubblicitari delle fermate della metropolitana, svariati soggetti. Spazierà dai famosi bambini ” radianti ” alle croci, cuori , disci volanti, scene erotiche, animali e figure umane a quattro zampe; tutti elementi realizzati con una linea continua e veloce. Ogni opera declama tematiche sociali che stanno molto a cuore a Keith, come per esempio : il dilagare del contagio dell’HIV da un lato ( realizzando molte opere che invitavano all’uso del preservativo, dato che in questo periodo molti amici del pittore vennero contagiati !),dall’altro, la discriminazione della società verso i malati ; riuscendo a trasmettere il suo pensiero universale di amore in senso lato!…Coltiverà contemporaneamente interessi eterogenei: occupandosi di semiotica, studiando i testi di Roland Barthes e Umbero Eco, e l’ antropologia culturale, guardando in particolar modo ai geroglifici egiziani e alle civiltà precolombiane ; Haring scoprirà ben presto il coniugo tra l’efficacia comunicativa e la semplicità strutturale di tale forma di arte. In contemporanea frequenta ambienti della musica post-punk e rap e quelli degli ” artisti da strada” che affollano la grande mela.

” Mi è sempre più chiaro che l’arte non è un’attività alitaria riservata all’apprezzamento di pochi. L’arte è per tutti e questo è il fine a cui voglio lavorare “.
( Keith Haring)
La gestione attenta della propria immagine e la perfetta integrazione nel sistema dell’arte, infatti, non impediscono a Haring di sviluppare un’opinione negativa e una sincera preoccupazione circa molti aspetti della società contemporanea. L’artista manifesta a più riprese il suo timore nei confronti della minaccia nucleare che incombe sull’umanità ed esprime aperta perplessità circa l’eccessiva importanza attribuita al denaro nella società occidentale; inoltre, egli denuncia il rischio della perdita di identità individuale legato al dilagare del mezzo televisivo. Connesse a questi argomenti sono alcune iconografie maturate in buona parte attorno alla metà degli anni Ottanta, come il celebre bambino legato a un televisore da un cordone ombelicale, il fungo atomico e la figura umana con un buco all’altezza dello stomaco.
L’impegno sociale di Haring e le sue preoccupazioni circa il destino della società crescono in modo significativo dopo il 1985: a partire da tale data le sue opere parlano sempre più spesso di violenza, dolore e alienazione. Parallelamente, il suo segno si fa più aggressivo e aggrovigliato.

Keithn nasce in Pennsylvania il 4 maggio 1958.
Fin da ragazzino manifestò una predilezione per il disegno di cartoni animati e fumetti. Questa sua passione, alimentata ed influenzata dai personaggi della Walt Disney, del Dottor Seuss ed altri eroi della tv, sarà per lui un trampolino di lancio verso l’arte stilizzata; facendone la sua ragione di vita. Frequenterà la scuola all’ ivy School of professional art di Pittsburgh ed in seguito la scuola di commercial-art. Abbandonerà ben presto la scuola per vivere una vita ben meno regolare lontano dalla provincialità della sua città. Andrà a San Francisco (città molto aperta culturalmente parlando) e avrà il coraggio di manifestare la sua omosessualità, ma dopo una breve permanenza, tornerà a Pittsburgh per iscriversi all’università. Per mantenersi lavora come cameriere alla mensa di un’industria. Haring non smise mai di credere che l’arte fosse capace di trasformare il mondo perchè gli attribuiva un’influenza positiva sulle persone. La sua svolta artistica inizierà quando troverà un impiego presso un locale che esponeva oggetti d’arte. Qui allestirà la sua prima mostra personale di disegni. Importante sarà per la sua evoluzione artistica una retrospettiva dedicata a Pier Alechinsky, organizzata nel 1977 dal Museum of art di Pittsburgh.

Nel 1978 esporrà le sue nuove creazioni al Pittsburgh Center for the arts, entrando poi alla School of Visual Art di New York. Mentre lavora, il suo interesse personale lo avvicina ai lavori di Jean Dubuffet (il maestro che esalta la forza espressiva dell’art brut cioè dell’arte “incolta”, dei disegni dei bambini e delle creazioni dei pazzi) , Stuart Davis, Jackson Pollock (geniale inventore dell’all-over e della pittura gestuale, e dai colori squillanti ), Paul Klee e Mark Tobey. È questo il periodo in cui esploderà la popolarità di Haring: dispensando la sua arte, i graffiti, per la città; prediligendo le stazioni della metropolitana. Sarà apprezzato molto dai giovani tanto che i suoi lavori saranno ripetutamente rubati per essere venduti ai musei. Non avrà vita facile con le forze dell’ordine, per colpa del suo ” sporcare la città”, verrà arrestato più volte.

Nel 1980 partecipò insieme ad Andy Warhol alla rassegna artistica Terrae Motus in favore dei bambini terremotati dell’Irpinia. Occupò inoltre un palazzo in Time Square realizzando la mostra Times Square Show. Allestì in seguito molte altre mostre finché la Tony Shafrazi Gallery non diventò la sua galleria personale. Esporrà a Tokyo, a Londra e a San Paolo del Brasile nel 1983. Nel 1984 esporrà a Bologna nella mostra Arte di Frontiera, invitato da Francesca Alinovi.

Nel 1985, a Milano, dipinse una murata nel negozio di Fiorucci. Il famoso stilista, in un intervista al mensile Stilearte, racconterà così quella esperienza: Invitai Haring a Milano, stregato dalla sua capacità di elevare l’estemporaneità ai gradini più alti dell’arte. Egli diede corpo ad un happening no stop, lavorando per un giorno e una notte. I suoi segni “invasero” ogni cosa, le pareti ma anche i mobili del negozio, che avevamo svuotato quasi completamente. Fu un evento indimenticabile. Io feci portare un tavolone, fiaschi di vino, bicchieri. La gente entrava a vedere Keith dipingere, si fermava a bere e a chiacchierare. Ventiquattr’ore di flusso continuo; e poi i giornali, le televisioni… In seguito, i murales sono stati strappati e venduti all’asta dalla galleria parigina Binoche.

Nel 1986 aprirà a New York il suo primo “Pop Shop”, ovvero un negozio dove è possibile comprare gadget con le sue opere e vedere gratuitamente l’artista al lavoro. In questo anno, inoltre, va a Berlino e dipinge, sul tristemente noto muro della città, dei bambini che si tengono per mano. (sotto)

Sotto l’opera ” TUTTO MONDO” a Pisa. ( 1989)

Nel 1988 apre un Pop Shop a Tokyo. In quell’occasione l’artista afferma: Nella mia vita ho fatto un sacco di cose, ho guadagnato un sacco di soldi e mi sono divertito molto. Ma ho anche vissuto a New York negli anni del culmine della promiscuità sessuale. Se non prenderò l’Aids io, non lo prenderà nessuno. Nei mesi successivi dichiarerà di essere affetto dal virus dell’ HIV. Fonderà la Keith Haring Foundation a favore dei bambini malati di AIDS . Nel 1989 , vicino alla chiesa di Sant’Antonio abate di Pisa, esegue la sua ultima opera pubblica, un grande murales intitolato “Tuttomondo” e dedicato alla pace universale. (sopra)

Haring morirà a soli 31 anni,il 16 febbraio 1990. Nonostante la sua morte prematura, l’immaginario di Haring è diventato un linguaggio visuale universalmente riconosciuto del XX secolo,meritando, tra le altre innumerevoli esposizioni, una mostra alla triennale di Milano conclusasi nel Gennaio 2006.

La pop art di Keith Haring,rappresenta la cultura della stradaultima modifica: 2012-05-05T16:56:27+02:00da mangano1
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