Boris Sollazzo,Eros ed erotismo, il cinema nudo che emoziona

il sole 24 ORE

Eros  ed erotismo, il cinema nudo che emoziona

di Boris Sollazzo
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La Chiave di Tinto Brass (Olycom)
Gianluca Fabi, critico cinematografico, se deve parlare del cinema erotico, chiama in causa l’Onan il barbaro che è in ognuno di noi. Una citazione di un cult “storpiato” per sottolineare come l’arte voyeuristica per eccellenza, il cinema, sia la più adatta a farci spiare le nostre fantasie sessuali dal buco della serratura.

Pensare a Lino Banfi e Alvaro Vitali, Lando Buzzanca e Renzo Montagnani che rincorrono le grazie di Edwige Fenech e Nadia Cassini, pensare alle docce conturbanti e alle dottoresse scollate, alle soldatesse intente in grandi manovre e a dame del castello a cui piace troppo fare quello, è fin troppo facile.

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Viaggio nei «cult movies» dell’erotismo

La commedia sexy degli anni ’70, le sue statuarie protagoniste hanno cresciuto almeno tre generazioni tra sale, tv private e dvd. Proviamo a ricordare la musa di Tarantino, Barbara Bouchet, l’infermiera e liceale Gloria Guida e ancora Paola Senatore, Janet Agren, Lilli Carati e un’innarrivabile Laura Antonelli. Alfiere di una squadra di qualche decina di dive rappresentate qui da scelte operate sulla base del gusto personale (e ci perdonino le altre, ma i primi amori non si scordano mai).

Qui, però, proviamo a cercare quel cinema erotico d’autore che potrebbe partire da Gola Profonda con la sfortunatissima Linda Lovelace per arrivare a Charlotte Gainsbourg, torturata da Lars Von Trier in Antichrist: più ancora dei suoi amplessi, ricorderemo però la sua dolorosa recisione del clitoride quasi in primo piano.

Decisamente più soft è stato il danese in Melancholia, dove ci mostra uno dei topless più belli del cinema – Kirsten Dunst, seconda solo, forse, alla Halle Berry di Codice Swordfish – e un più pudico tradimento della fresca e triste sposina.

Partendo dall’Italia sappiamo che in quel famoso buco della serratura va inserita La chiave: un difficile e sensualissimo menàge matrimoniale passa per il corpo burroso e irresistibile di Stefania Sandrelli accarezzata da un Tinto Brass mai più così ispirato (tornerà a quei livelli, in tono minore, con Paprika, scoprendo, in tutti i sensi, Debora Caprioglio e, in maniera ancora più blanda, con Così fan tutte, noto per il manifesto che inquadra di spalle e senza slip, Claudia Koll).

Spingendoci fino all’estremo Oriente, invece, ad essere “eccitanti” sono già i manifesti: da Sex and Zen di Michael Mak (rifatto anche in 3D) a Il gusto dell’anguria di Tsai Ming Liang (neanche vi diciamo dove va a finire l’ingombrante frutto), da L’impero dei sensi di Nagisa Oshima a Lussuria di Ang Lee c’è solo l’imbarazzo della scelta.

Quest’ultimo al grande regista valse il suo secondo Leone d’Oro, ma a dirla tutta, però, i bellissimi Tony Leung e Tang Wei, già Miss Universo, nelle loro acrobazie sessuali al limite dell’impossibile – aiutate dalla fotografia di Rodrigo Prieto e dalle musiche di Alexandre Desplat – non raggiungono l’erotismo della scena d’amore appena accennata tra Jake Gyllenhall e il compianto Heath Ledger (già Casanova, lupus in fabula) in Brokeback mountain.

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Nonostante il genere erotico sia sempre stato ostacolato dalla censura, comunque, la lista è potenzialmente lunghissima. Come dimenticare la splendida Sharon Stone, che su un accavallamento di gambe troppo malizioso e su Basic Instinct ha costruito la sua fama? E come non ricordare quegli autori come Patrice Chereau o Michael Winterbottom che non hanno avuto pudori nel raccontare il sesso? Il primo verrà ricordato, in questo campo, per Intimacy, sesso vero, duro e puro e una bellezza come Kerry Fox nel cast, il secondo per aver girato 9 songs in cui ci ha fatto scoprire Margo Stilley, amazzone del sesso accompagnato da 9 concerti e poi per aver spogliato Kate Hudson e Jessica Alba nel violentissimo e disturbante in The killer inside me. E a dirla tutta pure nell’ultimo Trishna ci mostra una Freida Pinto che difficilmente dimenticheremo.

Altri grandi classici, dolenti e dolorosi, rappresentano il sottogenere erotico- punitivo: partiamo da L’amante di Jean-Jacques Annaud, tratto dal romanzo di Marguerite Duras, che ci fa ritrovare un più giovane Tony Leung (era il 1992) ma soprattutto Jane March fino ad arrivare a La noia di Cedric Kahn, Il danno di Louis Malle, La pianista di Michael Haneke.

Sophie Guillemin, Juliette Binoche e Isabelle Huppert vi sconvolgeranno, se non conoscete ancora questi capolavori in cui passioni insopprimili sfidano il perbenismo, il moralismo e la repressione. In Italia, ormai, si ha molta più paura di osare, ma uno come Davide Ferrario lo ha fatto: Guardami è ancora un mito per gli appassionati. Per la bellezza e l’audacia di Elisabetta Cavallotti e Stefania Orsola Garello, ma anche per l’insospettabile presenza di un ottimo Flavio Insinna. Un film del 1999, come La donna lupo di Aurelio Grimaldi ci fece invece conoscere l’attrice più sexy del cinema italiano: Loredana Cannata. A lui dobbiamo anche L’educazione sentimentale di Eugenie: scoprirete Sara Sartini, e non ve ne pentirete.

Questo gioco potenzialmente infinito di scovare il cinema “nudo” potrebbe andare avanti all’infinito e vi consigliamo di farlo con gli amici: non abbiamo citato, ad esempio, Emanuelle Beart e Monica Bellucci, che rendono erotico ogni film (la prima, in fondo, ne ha fatto solo uno “puro”: il suo esordio, La riffa). Noi vi lasciamo con Histoire d’O dove trovate una meravigliosa Corinne Clery (mostrata nella sua sensualità in maniera totalmente diversa anche da Lucio Fulci ne Il miele del diavolo), con Emmanuelle interpretato dalla famosa Sylvia Kristel (entrambi diretti da Just Jaeckin) e con Emanuelle e gli ultimi cannibali che vede dietro la macchina da presa il grande Joe D’Amato – un monumento del genere come Russ Meyer – e davanti l’indimenticabile Laura Gemser.
Mai come questa volta è giusto augurarvi, quindi, buona visione.

Boris Sollazzo,Eros ed erotismo, il cinema nudo che emozionaultima modifica: 2012-04-30T15:05:21+02:00da mangano1
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