“Giuseppe Muraca, Anarchici a Bologna nell’ultimo romanzo di Piero Pieri

 : “Giuseppe Muraca, Anarchici a Bologna nell’ultimo romanzo di Piero Pieri

 

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E’ possibile scrivere un romanzo artisticamente risolto, efficace e incisivo utilizzando “frammenti” appartenenti a linguaggi, a gerghi e a registri stilistici completamente diversi? A prima vista la domanda potrebbe sembrare banale ma in fondo è questa l’idea fondante e la scommessa da cui è partito Piero Pieri per scrivere Les nouveaux anarchistes, Atti intollerabili di disperazione a Bologna (Massa, Transeuropa, 2010, E. 13,50), dedicato a quella gioventù da lui tanto amata, una generazione precaria e senza futuro, ma portatrice di istanze alternative e di una nuova visione della vita e del mondo. Docente universitario al D.A.M.S. di Bologna, lo scrittore cesenate ha al suo attivo una lunga carriera accademica, ricca di tappe importanti e di prestigiosi riconoscimenti, e un’intensa attività letteraria come autore di opere teatrali e di romanzi che hanno suscitato un vivo e crescente interesse da parte della critica e di un sempre più ampio pubblico di lettori. Con quest’ultimo romanzo egli conferma le sue particolari doti di scrittore politico in controtendenza con il tipo di narrativa attualmente in voga. Si tratta infatti di un libro in cui una spregiudicata ricerca linguistica si coniuga con un’intensa passione etica e ideale, di un esperimento letterario per molti versi singolare, anticonformista e originalissimo nato dalla raccolta, dal montaggio e dalla sistemazione di materiali diversi (lettere, mail, dossier polizieschi, monologhi, stralci di blog, registrazioni telefoniche, appunti di lavoro, avvisi, ecc.) che l’autore commenta e consegna, con tanto di lettera di accompagnamento, ai militanti anarchici che rappresentano di fatto i veri interlocutori del suo discorso. Un’opera polifonica costruita come un mosaico, lucidamente e consapevolmente, in opposizione, appunto, ai canoni estetici consolidati e alla struttura del romanzo tradizionale. Come ha avvertito lo stesso autore in un’intervista, il titolo è <<un tributo alla Francia delle grandi rivoluzioni>>, ma il romanzo è ambientato nell’Italia di oggi, in gran parte a Bologna, una città in bilico tra realtà e fantasia, grigia e spettrale, segnata, come il resto del nostro paese, da un profondo degrado morale, politico e sociale. Protagonista un gruppo di “irregolari”, amici per la pelle, studenti e ricercatori universitari alle prese con i loro problemi esistenziali, con gli impegni di studio e con una carriera accademica irta di difficoltà e di ostacoli. Ma a sconvolgere la loro vita c’è l’irruzione della polizia alle sei del mattino nell’appartamento dove vivono, in via Fondazza. Per tenere alta la tensione in città e per orientare l’elettorato a destra, in prossimità delle elezioni il questore infatti organizza una retata di anarchici. Non è una novità, ma è una storia che si ripete, da quarant’anni, a cadenza regolare. Gian e Renzo vengono arrestati, processati sommariamente e rinchiusi in galera con l’accusa di far parte di una cellula di anarco-insurrezionalisti: il loro torto è quello di essere stati amanti della studentessa anarchica Rita Zamboni, che dopo aver subito la violenza di due poliziotti viene costretta alla clandestinità. Si crea per lunghi tratti un’atmosfera da incubo, come nei migliori film noir, con pestaggi, interrogatori e inseguimenti. E per sfuggire alla trappola a Rita resta una sola via di salvezza: la fuga … Ma questo è solo il motivo conduttore di una narrazione corale ricca di sentimenti e di passioni forti, di colpi di scena e di sorprese, che si conclude con un finale veramente inatteso, tra atti di disperazione, di lucida follia, di ribellione, di liberazione e fughe senza ritorno. Accanto a questa, infatti, convivono le vicende degli altri personaggi e voci narranti: quelle di Carla che vive con Paolo una sofferta e tormentata storia d’amore, di Elena che accetta cinicamente le regole del gioco e si lega ad un vecchio docente per accelerare la sua carriera accademica e di Aurora che alla fine si arrende ad un destino ingiusto e crudele. Storie bellissime, intense che conquistano e trascinano subito il lettore, filtrate attraverso la memoria di avvenimenti personali e di eventi collettivi che hanno segnato la storia della nostra repubblica (il ’68, il ’77 e l’uccisione dello studente Francesco Lorusso, il terrorismo, ecc) e che lo scrittore ha saputo inventare e intrecciare con grande abilità e libertà piegando la lingua alle esigenze del racconto che assume forme e tonalità diverse. A pagine aspre e dure, vengono infatti intervallate pagine cariche di ironia sferzante, altre tenere e struggenti e altre ancora redatte in perfetto stile burocratico o saggistico, in una girandola di situazioni e di improvvise rotture del processo lineare e dei tempi del flusso narrativo. Organizzato come un dossier, questo romanzo, però, oltre a rappresentare un’inconsueta opera letteraria vuole essere anche un libro di critica e di denuncia volto a demistificare le macchinazioni di un potere liberticida e autoritario pronto a reprimere qualsiasi manifestazione di dissenso, anche la più pacifica, a soffocare tutto ciò che non rientra in un ordine prestabilito; a registrare impietosamente, con sarcasmo e disincanto i lati oscuri di una realtà in cui imperversano la violenza gratuita e il cinismo, la corruzione, l’egoismo e il compromesso, la solitudine e l’emarginazione, e dove la vita umana non ha alcun valore. Insomma, un libro che suona come una severa condanna dell’attuale sistema politico, economico e sociale e del mondo dorato dell’Accademia bolognese e italiana, animato da un forte spirito polemico e autenticamente iconoclasta: <<Le università non vanno riformate, non vanno ricostruite da zero, non vanno neanche rivoluzionate. Le università vanno fatte brillare.>> Un riferimento all’anarchico Luciano Bianciardi che ne La vita agra s’era messo in testa di far saltare (metaforicamente, s’intende) il Torracchione della Montecatini, colpevole di aver ucciso nella miniera di Ribolla quarantatré minatori? Fare un paragone fra questi due autori così diversi è sicuramente azzardato ma c’è almeno un elemento che li avvicina, e cioè la totale sfiducia nella vecchia politica e l’indicazione di una prospettiva diversa e di una radicalità nuova. Sull’attuale condizione della civiltà occidentale Pieri è abbastanza pessimista, ma a guidare il suo ragionamento c’è anche la certezza che in questa società capitalistica e consumistica c’è ancora posto per i sognatori e che un altro mondo è ancora possibile.”.

“Giuseppe Muraca, Anarchici a Bologna nell’ultimo romanzo di Piero Pieriultima modifica: 2012-04-27T16:45:55+02:00da mangano1
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