moltiinpoesia,DISCUSSIONE Il vecchio e il giovane.

domenica 22 aprile 2012

DISCUSSIONE
Il vecchio e il giovane.
Cosa si muove
nella “critica militante”
della poesia italiana?

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Pubblico questo “contrappunto” (punctus contra punctum, nota contro nota): brani tratti dal libro Dalla lirica al discorso poetico di Giorgio Linguaglossa e stralci di saggi del suo giovane e antagonista interlocutore, Ivan Pozzoni.* L’emarginazione della poesia, il venir meno della polis («la polis che non c’è», di cui abbiamo parlato qui, qui e qui), il tentativo di reagire al postmoderno con un «inventario accurato di esistenze frammentate», la “catalogazione dell’esistente”: questi i temi sfiorati. Problemi: cosa rivela questo rispondere frammento contro frammento al libro di Linguaglossa, che si vuole «Storia della poesia italiana (1945- 2010)» (ne ho parlato qui)? cosa dice del “presente dei giovani” questo stile comunicativo che a me pare sfuggire il dialogo e l’argomentazione distesa? e la tendenza di Pozzoni a nobilitare l’emarginazione della poesia contemporanea con il ricorso a riferimenti classico-mitici? Parliamone. [E.A.]

Caro Giorgio,

tu scrivi:

1] «Il tardo moderno consiste in questo: oggi il concetto di avanguardia, cioè di coloro che stanno in posizione avanzata e che “guardano avanti”, è intimamente connesso e, in una certa misura, dipendente dal concetto metastorico di Progresso […] Nell’epoca attuale sono in “posizione avanzata” i linguaggi dello spot e i linguaggi della comunicazione mediatica; oggi, una “posizione di punta” non può che svolgersi in una posizione di “apparente retroguardia» (Dalla lirica al discorso poetico, 281/282 con richiamo a Poiesis 13/1997).

«Perché Retroguardie? L’esaltazione del testo-documento, senza nome e senza mercato, rafforzata da relazioni di solidarietà tra editore, curatori ed autori, è estremo antidoto contro i veleni del Post-modernismo e della «morte della cultura» registrati dall’oscillazione schizofrenica moderna tra narcisismi e massificazione. Più che Achille sulla strada d’Ilio (thumos) o Odisseo vittorioso sulla strada del ritorno a casa (logos) ci sentiamo, e interpretiamo l’esperienza poetica attuale, nei panni d’un anonimo Senofonte («emetto suoni stranieri»), sconfitti, in marcia coi diecimila sulla strada dell’Ellade, decisi a resistere contro assalti e imboscate, dopo Cunassa; la nostra sorte – menestrelli combattenti del terzo millennio – è resistere, vinti, in ritirata verso casa. E si sa che valore acquisisca, in ritirata, una buona retroguardia» [I. Pozzoni (a cura di), Retroguardie. Antologia Poetica, Villasanta, Limina Mentis Editrice, 2009];

 2] «[…] la mancanza di un luogo, di una polis, di una cittadinanza linguistica e di una comunità linguistica, quali conseguenze hanno (e avranno) sull’avvenire e il presente della poesia?» (Dalla lirica al discorso poetico, 318/319)

 «La crisi della nozione tradizionale di comunità, effetto d’una trasformazione delle forme di dominanza e di resistenza nel Post-moderno, deve essere affrontata risolvendo i nuclei critici dell’etica tradizionale mediante i modelli, meno afferrabili, dell’estetica tardo novecentesca: Demokratika, intesa come uno tra i verbali (documenti) di riunione dell’agorà dell’arte, tendendo a diventare centro “marginale” di dibattito artistico, si incammina a ricreare, sulla strada dell’arte, una comunità del dialegesthai, del legame interumano, in direzione della ricostruzione dell’uomo e dei valori, attraverso un esperimento di epigraficità, conformazione e difformazione insieme, volto ad annullare le differenze e a rendere anonimi testi che, lontani da una concezione aristocratica dello stile, dovrebbero scuotere i destinatari unicamente attraverso i loro contenuti» [I. Pozzoni (a cura di), Demokratika. Antologia Poetica, Villasanta, Limina Mentis Editrice, 2010];

3] «Quando, sul finire degli anni Novanta, è diventata manifesta e visibile la crisi di un’intera cultura poetica e non, la generazione di coloro che sono nati all’incirca dopo quella degli anni Cinquanta si è venuta a trovare […] marginalizzata […]» (Dalla lirica al discorso poetico, 373)

«Tutti tranne te! racconta, attraverso una serie di testi-documento metrici, la centralità strutturale, nel Post-moderno, dei meccanismi sociali di esclusione / marginalizzazione, idonei ad assicurare, nella vita intricata delle odierne società occidentali, metodi efficaci di smaltimento dei rifiuti tossici umani. Questa iniziativa realizza un inventario accurato di esistenze frammentate, volti deformi, menti disfatte, senza trascurare di mettere a bilancio, tra i risultati, differenze, distruzioni e rotture» [I. Pozzoni (a cura di), Tutti tranne te! Antologia Poetica, Villasanta, Limina Mentis Editrice, 2010];

4] «Ed è chiaro che, in queste condizioni di esistenza, il discorso poetico della generazione degli anni Novanta-Dieci sopravviva a se stesso come un cadavere sopravvive a quello che un tempo era un corpo vivo e vegeto, sopravviva come un oggetto funerario in un cimitero, come una reliquia in un reliquiario» (Dalla lirica al discorso poetico, 304)

 «Rincorrendo un ideale di frammentarietà, secondo il senso etimologico del termine, Frammenti ossei si orienta a dimostrare fragilità d’ogni atto scrittorio e impossibilità di dare un senso durevole, non istantaneo, all’esistenza e alla scrittura; nel tentativo di sottrarre tale nozione di istantaneità dell’arte ad un’ideologia consumistica, Frammenti ossei utilizza come correttivo l’idea dell’epigraficità, propria dell’arte aedica, o trobadorica, sconnessa ad ogni riferimento narcisistico al nome dell’autore. Frammenti ossei dipinge sui muri di una antologia, come graffiti sui muri dei bordelli di Pompei, istantanei messaggi di esistenza, indici della fragilità umana, condannata a restare senza nome» [I. Pozzoni (a cura di), Frammenti ossei. Antologia Poetica, Villasanta, Limina Mentis Editrice, 2011];

5] «[…] Dopo Andy Warhol sappiamo che viviamo in un mondo di immagini serializzate e che la serializzazione è il motore segreto dell’immagine […]» (Dalla lirica al discorso poetico, 285)

Attualmente sto concretizzando un’idea di antologia seriale in progress che desidero chiamare Labyrinthi. Per una lirica democratica che Limina mentis mi ha autorizzato. Si tratta di un’antologia, in serie di volumi (come i miei Voci dall’Ottocento e Voci dal Novecento), aperte ad artisti di tutt’Italia, noti e meno noti, d’ogni orientamento poetico (importante che abbiano un orientamento), intesa come dialogo poetante costante in comunità di artisti, con testi non firmati (l’identità dei testi sarà svelata in ogni biografia finale di ciascun artista che collabori al volume). Daremo un colpo al cerchio della rifondazione di un’idea di comunità democratica d’artisti e un colpo alla botte dell’anti-narcisismo: e dentro la botte, avremo la moglie ubriaca del favorire un dialegesthai inter-generazionale inter-territoriale e inter-gruppuscolare tra voci esordienti, emergenti e consolidate.

La «generazione invisibile» non cessa di interrogarsi sui (pseudo)-fondamenti dell’arte.

Cari saluti

Ivan Pozzoni

*Ivan Pozzoni è nato a Monza nel 1976. Laureato in diritto con una tesi sul filosofo ferrarese Mario Calderoni, si occupa di filosofi italiani dell’Ottocento e del Novecento e collabora con numerose riviste italiane e internazionali. Tra 2007 e 2010 sono uscite varie sue raccolte di versi: Underground e Riserva Indiana, con A&B Editrice, Versi Introversi, Androgini, Mostri e Galata morente con Liminamentis, Lame da rasoi, con Joker. Tra 2009 e 2010 ha curato le antologie poetiche Retroguardie (Liminamentis), Demokratika, (Liminamentis) e Tutti tranne te! (Liminamentis); È direttore culturale della Liminamentis Editore; è direttore della rivista L’arrivista – Quaderni democratici.  In un’azienda della D. O. è logistico.

moltiinpoesia,DISCUSSIONE Il vecchio e il giovane.ultima modifica: 2012-04-23T16:40:25+02:00da mangano1
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