Barbara Pagnini , Il mare, il mare,

 

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Barbara Pagnini     29 febbraio
Il mare, il mare,
ci siamo divisi,
non posso abbracciarlo, non posso amarlo, adesso no! E’ troppo grande e io sono troppo piccola. Mi basta guardarlo, mi basta il suo odore, non chiedermi altro ora. Sono ferma, sono a terra, sono TERRA

– l’azzurro del mare e del cielo si confondono, il suono del mare che tocca la terra, tocca i miei piedi, leggero, così leggero…è un tocco così gentile. Tra le dita conchiglie levigate, scolpite dai mille passaggi del mare. Ne appoggio una all’orecchio, come quando ero bambina.
– Ecco, per un attimo sono NEL mare, il mare è DENTRO di me, poi IO divento il mare e le onde sono i miei figli –

I ricordi scottano come la sabbia sotto i piedi e le spalle sono bruciate dal sole della vita, non posso poggiarci più niente, non ti appoggiare, neanche tu. Se solo fossi stata più cauta. Ma ho sempre amato il sole, ti ho sempre amato dal primo giorno; ed ora cerco l’ombra, il riparo, la stanza sicura, il faro

– Ti aspetterò qui, al faro. Nella notte cupa accenderò il mio cuore, sarà il segnale e tu potrai trovarmi. Divisi dal mare, dovrai affrontare le onde, dovrò affrontare la solitudine, e le stelle guideranno il tuo cammino, e le stelle esaudiranno i miei desideri

Che calma e che tormento. L’orizzonte è piatto mentre le onde si infrangono con forza contro le rocce. E’ schiuma bianca, è azzurro intenso e laggiù sembra tutto fermo. Quanta tormenta dovrò attraversare per raggiungere quel placido sogno e quanto tempo, quanto tempo, quanti venti e pianti,
rimpianti… chi non ne ha, c’è sempre qualcosa che sbagli nella vita, c’è sempre qualcosa che hai mancato, qualcosa che non hai detto, che non hai fatto. Eppure ci credevi, ci hai sempre creduto coi pugni chiusi, a muso duro e fiero. Le correnti non ti spaventavano, la velocità era un mito, il giro del mondo un attimo, un soffio, un soffio la vita che passa, passa

– aspetta! Aspetta, ascolta, non correre. Voglio camminare, a piedi scalzi, sentire l’erba che punge, la terra, la sabbia, le pietre, il sole che sorge, che scalda, che muore. Aspetta, aspetta, sotto quella nuvola, pioverà su di me mille gocce di pioggia e per ogni goccia traccerò il tragitto sulla mia pelle e scivolerà a terra e scaricherà a terra. Tutto torna alla terra. Viaggia per fiumi, per mari e poi torna a terra. Ogni goccia, ogni uomo, ogni storia, ogni vita ha il suo porto. Seguite il faro.

L’acqua è ancora troppo fredda, arrivo fino alle gambe poi torno indietro. I brividi non sono piacevoli sul mio corpo. E’ già rabbrividito abbastanza negli ultimi tempi e non ha ancora scordato quel sapore ghiacciato che gli ha percorso la schiena e il cuore. Non mi tufferò nè di testa nè di piedi, non nuoterò tra le correnti, adagerò la mia testa su quel mucchio di sabbia finchè le mie orme spariranno e mi addormenterò

– sento il calore, sento il sudore, i pori della mia pelle si aprono, si aprono come fiori che sbocciano e sbocciano a migliaia, e profumano. Vieni a coglierli. Il vento è passato,veniva dal mare, ha sparso il profumo dell’amore tra il cielo e la terra ed è andato via. Presto ti raggiungerà, il vento che ami tanto ti porterà il mio profumo, lo riconoscerai e lo seguirai. Come una sirena ti incanterò, canterò, danzerò vestita di sabbia, onde i miei capelli e sale i miei baci.

Quanti gabbiani intorno a me, guardano tutti uno stesso punto, la direzione del vento, e aspettano, fieri, il becco dritto. Lo faccio anch’io, li imito, mi confondo, ecco, sono un gabbiano bianco, luminoso, parte perfetta di questo paesaggio marino, respiro delle creature del mare, dell’aria, della terra e tutto sembra meravigliosamente avere un senso, un ritmo, un tempo. Poi un grido che non so dire se venisse da un solo gabbiano, sembrava il grido di tutti noi, l’ho sentito dentro e fuori di me, poi un battito d’ali che era mille battiti d’ali, sincronia della natura, perfetta, senza bisogno di parole, di un via, si sono alzati in volo ed io con loro, ad occhi chiusi ho danzato con le ali dello spirito la loro danza, ho cantato il loro canto e ho sentito quanto tutto questo fosse buono

– pensi di potermi afferrare? Pensi di potermi conoscere? Non sai che io muto come il vento?mi hai visto su una roccia che sembravo roccia e hai scagliato la tua onda possente su di me. Passione, dicesti. Se fossi stata un gabbiano su quella roccia, avresti potuto uccidermi. Ora non riesci a raggiungermi, perché usi fragore e urla di venti, come la prima volta. Perché non trova pace il tuo mare?
Resterò a riva, dove le onde giungono già scariche, qui non potrai farmi male con il tuo amore,niente tumulti e sfide, niente isole da raggiungere, né tesori nascosti da scoprire.
IO SONO IL TUO TESORO NASCOSTO, vieni a terra a trovarmi. Lascia le correnti, la forza del mare, vieni a scoprirmi a carponi come fossi un bambino, le mani nella sabbia, nudo e innocente, senza denti, senza peli nel petto, con occhi tondi, curiosi, veri.

Oggi sono radice , i miei cespugli secchi aggrovigliati sulla sabbia pungono, eppure sono tutt’uno con il paesaggio al limite del mare. Delle orme attorno a me mi schivano, dei rovi, dei legni mi fanno da contorno, un vento caldo alza la sabbia. Un lenzuolo bianco strappato è volato fin su di me, si poggia su un ramo più ribelle degli altri, il vento caldo lo gonfia. Qualcuno mi noterà adesso e mi guarderà con più interesse, forse…un lenzuolo bianco strappato, sulle mie spine … una mano … una goccia di sangue macchia il lenzuolo, che cade a terra, un piccolo incidente di percorso, ma per me era importante

– dune di sabbia, dune di rabbia si raccolgono nel deserto che il mare non bagna. Cammino in mezzo a loro, le salgo, le scendo. Andrò su quella più alta, allora saprò se è rimasto qualcosa oltre, di questa sabbia che brucia, di questa rabbia che urla. Ecco, ci sono, mio Dio! Solo onde di sabbia, è un mare anche questo, ma è fermo, è arido, è secco. Mi volto,un giro intorno a me stessa, e sembra un miracolo di bellezza, anche questa cruda, immensa infelicità.Urlo tutto il mio dolore, Piango tutte le mie lacrime, crollo, scivolo e come d’incanto divento oasi, verde, limpida. Si ristora la mia anima, si disseta il mio corpo. Pensavo di morire e sono rinata.

Barbara Pagnini.

Barbara Pagnini , Il mare, il mare,ultima modifica: 2012-02-29T10:33:52+01:00da mangano1
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