Franco Romanò, La dignità dei greci, l’infamia dell’Europa

Cari tutti e tutte, quella che segue è una mia riflessione sugli avvenimenti di
Grecia. Prende spunto, come vedrete, da alcune notizie e riflessioni che ho lett
o in rete.
Ognuno di voi è libero di farla girare dove crede, se naturalmente la ritenete u
tile a un dibattito. Io l’ho pubblicata anche nel mio blog Oraequi, ma la mando
anche a voi, interlocutori più stretti.
Un caro saluto nella speranza di poter resistere ai tempi grami. Franco
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LA DIGNITÀ DEI GRECI, L’INFAMIA DELL’EUROPA, IL SILENZIO DEGLI INDIGNADOS.

Finale europea intitolava il Manifesto di lunedì e l’amara ironia che nasconde è
 anche densa di significati: come sul Titanic l’orchestra continua a suonare. L’
Unità invece titolava la Grecia assediata e anche su questo titolo si può concor
dare, sperando che  subito dopo si dica da chi. L’immagine della Grecia strozzat
a o annegata dai suoi fratelli e sorelle continentali mi sembrerebbe più rispond
ente al caso, seppure non esaustiva, dal momento che sono due le mani al collo d
ella Grecia, una sola delle quali europea. Infine, per rimanere ai giornali, sul
 blog del quotidiano Il Giornale un lettore si domanda angosciato “ma sei voi fo
ste greci cosa fareste?” e subito dopo chiede: “succederà in Italia?” Mi sembra
fra tutte la questione più importante e per questo scelgo questo lettore del Gio
rnale per svolgere le mie riflessioni: immaginare un lettore, seppur ipotetico c
ome in questo caso, aiuta. Scelgo lui perché preferisco pensare di dover rispond
ere a un elettore di destra veramente angosciato piuttosto che a un lettore medi
o di sinistra che una domanda del genere probabilmente non l’avrebbe mai posta.

Sì, succederà anche qui in Italia quello che sta succedendo in Grecia, caro lett
ore, a meno che non accada qualcosa che avrebbe del miracoloso e cioè un cambio
di rotta drastico che può avvenire solo a livello europeo (o comunque in una all
eanza fra nazioni) e non nazione per nazione; cambio che ritengo assai improbabi
le, vista la cecità dei popoli europei e dei loro partiti politici. Il problema
ulteriore, in Italia, è che sono pochi a voler vedere, capire e specialmente sen
tirsi dire questo; perciò sarà assai difficile che la sua domanda angosciata ric
eva qualche risposta attenta: se va bene riceverà solo risposte formali e di cir
costanza, mentre è assai improbabile che lei legga la mia.
In compenso, credo di sapere cosa accadrà qualora il popolo italiano scendesse i
n massa per le strade con modalità analoghe a quelle che abbiamo visto domenica
ad Atene: ci sarebbe un nutrito stuolo di idioti (molti dei quali di sinistra),
che parlerebbero di provocatori pagati dalla Cia, dalla Confindustria ecc. ecc.
A una trasmissione televisiva, la domenica degli incidenti, veniva intervistato
un giornalista greco accreditato in Italia. L’uomo cercava di spiegare le ragion
i della rabbia, ma ogni tanto infilava nel suo discorso il mantra della provocaz
ione. Dal momento che lo faceva spesso a sproposito, pur parlando e capendo beni
ssimo l’italiano, mi è venuto un dubbio e allora ho notato che, di tanto in tant
o, l’uomo gettava un’occhiata alla conduttrice del programma e allora ho capito:
 era la redazione italiana a chiedergli di infilare il mantra della provocazione
 nel suo discorso e come tutte le cose che ti prendono un po’ di sorpresa finisc
ono per essere fatte male. 

Ciò che succede in Grecia succederà in Italia e in altri paese europei tutti in
fila uno dietro l’altro perché la logica che ha portato al massacro del popolo g
reco ha radici profonde e lontane nel tempo e continua a produrre le stesse poli
tiche, nonostante siano evidenti da tempo le conseguenze di tali misure: la Grec
ia è solo la prima perché era la più esposta nel continente europeo, ma quella i
n atto è una vera e propria guerra contro i popoli europei. Alla Grecia è già st
ata chiesta una resa incondizionata come avviene in un conflitto militare, ma co
me era prevedibile non basta: il prestito non viene ancora elargito.
Sono le stesse politiche che hanno portato in pochi anni all’impoverimento di mo
lti popoli del terzo e quarto mondo che si stavano portando a un livello di vita
 più dignitoso; la novità è che queste stesse politiche arrivano ora a colpire q
uella parte del mondo che si credeva immune da processi di depauperamento così f
orti ed estesi. Tutto qui: è anche per questo che gli europei non vogliono veder
e e capire. Quando venivano applicate ai popoli del terzo e quarto mondo queste
politiche avevano un nome: programmi di aggiustamento strutturale e due autorità
 mondiali a proporre e a vigilare sulla loro attuazione: la Banca Mondiale e il
Fondo Monetario Internazionale. Quest’ultimo, due anni anni prima del fallimento
 dell’Argentina indicò nella nazione latino americana lo stato che aveva meglio
interpretato i loro dettami: appunto! Il risultato fu il fallimento e la fame pe
r milioni di persone: solo ora la nazione latino americana si sta lentamente rip
rendendo ma per farlo ha del tutto abbandonato la logica suggerita dalle istituz
ioni internazionali. In Europa il problema cambia nome: è il debito pubblico o s
ovrano, ma la logica è la stessa, le politiche identiche. Si tratta di un massic
cio processo di centralizzazione delle risorse finanziarie in grandi istituzioni
 sovranazionali al di fuori di ogni controllo possibile da parte dei popoli e pe
rsino dei singoli governi: in Europa tale funzione è svolta dalla BCE e porta al
la espropriazione di sovranità di tutti i popoli europei: naturalmente tale proc
esso incide diversamente sui diversi popoli e stati, a seconda della robustezza
o meno delle loro istituzioni: in una situazione come quella italiana, dove la c
riminalità organizzata controlla una parte consistente dell’economia nazionale (
è questa la prima causa della diffusione massiccia di lavoro nero e conseguente
evasione fiscale), il contraccolpo è più forte che in altri stati europei.

La BCE non si comporta come una banca centrale dovrebbe comportarsi da un punto
di vista fisiologico, ma come l’anello principale di una catena del tutto chiusa
 al proprio interno e autoreferenziale: la BCE presta denaro alle banche central
i dei paesi dell’eurozona, che a loro volta se ne servono per risanare i bilanci
 di banche decotte e fallite per i loro errori di management, e a loro volta que
ste banche ‘risanate’ non prestano alle industrie, ma preferiscono comperare tit
oli di stato garantito dalla Bce, creando così un vero e proprio gorgo finanziar
io che nel giro di poco tempo è destinato a produrre una nuova crisi. Per alimen
tare questo circuito perverso vengono tagliati stipendi e pensioni, distrutte la
 scuola e la sanità, il territorio, le condizioni di lavoro diventano più che pr
ecarie quasi schiaviste: in sostanza si espropriano i popoli di quei beni comuni
 che formano il tessuto sociale e direi anche antropologico della vita e della p
ossibilità di riprodurla. Ogni volta che fallirà uno stato assisteremo a una bre
ve fiammata di rialzo delle borse, come sta accadendo in questi giorni, prima di
 un nuovo crollo.

I Greci, con le manifestazioni di ieri e auspicabilmente delle prossime, stanno
dando a tutti una lezione di dignità e mi piace pensare che questo venga dalla n
azione che è la culla della democrazia per tutti gli europei: i simboli hanno la
 loro importanza. Il problema è quella che ho chiamato nel titolo a questa rispo
sta a lei, caro lettore, infamia dell’Europa. Cerco di spiegare perché ho usato
un’espressione così forte. Parlo di infamia perché gli europei fanno finta di no
n vedere, indignados compresi, il cui silenzio la dice lunga sulla vacuità di qu
esto movimento, scomparso dopo le manifestazione del 15 ottobre scorso. La sindr
ome che è scattata è la seguente: non siamo greci, a noi non accadrà. Lo pensano
 tutti, alcuni lo dicono, altri no ma inconsciamente lo pensano, nonostante sian
o già nella fila subito dopo il popolo ellenico: portoghesi, irlandesi, spagnoli
, italiani, francesi. Lo dicono presidenti del consiglio e della Repubblica (i n
ostri lo hanno ripetuto più volte in questi giorni che “l’Italia non è la Grecia
”.) La ritengo una forma che sta a metà strada fra la rimozione e il razzismo e
anche una forma di guerra preventiva alla ribellione sociale, quando se ne fanno
 portavoce presidenti del consiglio e della repubblica. Il razzismo ha molte fac
ce, alcune più visibili perché rozze e immediate, come quelle della Lega Nord o
delle forze dell’estrema destra più eversiva. Esiste una seconda forma di razzis
mo più sottile ed è quella di cui si sono fatti interpreti coloro che affermano
“L’Italia non è la Grecia.” C’è tutto un sotto fondo in questo discorso, di cui
chi usa l’espressione non si serve perché tanto sa già che esiste come retroterr
a sottoculturale: i greci sono levantini, sono pecorai come sono sempre stati e
devono tornare ad esserlo. Naturalmente le risparmio, caro lettore, gli stereoti
pi pronti per essere usati uno in fila all’altro, per i popoli che seguono quell
o greco.
Lo ritengo un discorso irresponsabile e pericolosissimo quando a farlo sono capi
 di stato e di governo: la sindrome di scaricare sugli altri la responsabilità d
i quanto avviene in Europa può portare molto lontano, in una direzione che conos
ciamo benissimo dal momento che ha generato due guerre mondiali. Il punto termin
ale di una frase del tipo “non siamo la Grecia” ha come deriva estrema il razzis
mo di stato finlandese che chiede alla Grecia l’Acropoli di Atene come garanzia
per il prestito. In rete si ride a questa proposta, citando a sproposito una fra
se di Marx (le cose accadono due volte, una prima volta come tragedia la seconda
 come farsa); purtroppo non è sempre così, come la storia del secolo scorso dimo
stra:il riso sguaiato di tanti commentatori della rete è una altro dei segni del
la deriva culturale, prima che politica, che ci attanaglia.
C’è infine una terza forma di sottile razzismo che definirei democratica. Se la
rivolta greca dei giorni scorsi fosse scoppiata in Africa o in Asia, lei avrebbe
 letto su molti giornali e siti espressioni del tipo primavera equatoriale, rina
scimento orientale, orgoglio subsahariano ecc. ecc. In Grecia niente di tutto qu
esto: discorsi moderatissimi anche quando si mette in evidenza, ma in modi talme
nte contorti e gettando tutta la colpa sulla Germania (che ne ha ma non è questo
 il punto decisivo), che il popolo greco dovrà accettare una ricetta lacrime e s
angue: dove ciò che conta non è la prima parte della frase, ma la seconda e cioè
 che lo dovranno accettare standosene zitti. Il razzismo che ho definito democra
tico sta in questo: quando le rivolte popolari avvengono in altre parti del mond
o sono giustificate perché quei popoli derelitti vivono sotto il giogo di feroci
 dittature (di cui andremo a liberarli presto come chiede il comandante in capo
aggiunto Adriano Sofri), mentre sono intollerabili nelle nostre splendide democr
azie.
Le nostre non sono più democrazie, caro lettore, e non lo sono più da tempo, ma
una forma di dittatura di tipo nuovo, che non si esprime immediatamente con i ca
rri armati e i colpi di stato militare, ma con lo svuotamento progressivo di tut
te le articolazioni della democrazia stessa, a cominciare dai parlamenti, ridott
i a strumenti di pura ratifica di scelte che vengono prese altrove e cioè nelle
istituzioni internazionali, espressione di poteri non eletti. La finzione democr
atica appare più convincente in certi stati piuttosto che in altri per ragioni s
toriche che sarebbe troppo lungo indicare; oppure si esprime in articolazioni de
lla società civile che oppongono forme di resistenza territoriale più o meno eff
icace e diversa a seconda delle situazioni. È solo su queste ultime che possiamo
 contare e sperare, ammesso che ci rimanga il tempo per farlo. Infatti, da quest
o mio ragionamento, caro lettore, rimane fuori lo scenario di guerra all’Iran, s
empre più possibile, anche se verrà probabilmente attuato dopo le elezioni statu
nitensi di novembre. Se dovesse accadere l’Europa intera ne sarebbe coinvolta in
 misura ben maggiore di quanto non sia avvenuto con la guerra di Libia.

Franco Romanò, La dignità dei greci, l’infamia dell’Europaultima modifica: 2012-02-17T12:10:57+01:00da mangano1
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