LINGUA, SOCIETA’, E GRAMMATICA. Le donne francesi vogliono cambiarla,

LINGUA, SOCIETA’, E GRAMMATICA. Le donne francesi vogliono cambiarla, l’Académie Française però si oppone a ogni riforma…

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LINGUA, SOCIETA’, E MATEMATICA. UNA DOMANDA: COME MAI “UN UOMO PIU’ UNA DONNA HA PRODOTTO, PER SECOLI, UN UOMO?” (Franca Ongaro Basaglia). Non è il caso di ripensare i fondamenti?!
FACOLTA’ DI LINGUAGGIO, LINGUA, E GRAMMATICA. “La grammatica è maschilista”. Le donne francesi vogliono cambiarla, l’Académie Française però si oppone a ogni riforma. Una nota di Ainis Ginori – con alcuni appunti
(…) secondo i gruppi che hanno promosso la petizione già firmata da oltre 4mila persone, questa regola nasconderebbe un immaginario maschilista duro a morire e avrebbe addirittura conseguenze nella vita di tutti i giorni. «Se neanche nella lingua esiste la parità di genere – spiega Clara Domingues, docente di letteratura e presidente di un’associazione femminista – come sperare che la condizione delle donne faccia progressi in famiglia o negli uffici?» (…)
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a c. di Federico La Sala
MATERIALI SUL TEMA:
 
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ARITMETICA E ANTROPOLOGIA. UNA DOMANDA AI MATEMATICI: COME MAI “UN UOMO PIU’ UNA DONNA HA PRODOTTO, PER SECOLI, UN UOMO” (Franca Ongaro Basaglia)?  Non è il caso di ripensare i fondamenti?!  ( Federico La Sala)

  “La grammatica è maschilista”

  Le donne francesi vogliono cambiarla

  “La cosa grave è che arrivi nelle scuole l’idea di un genere superiore all’altro”

  Quattromila persone hanno sottoscritto una petizione ripresa da “Le Monde” chiedendo nuove regole

  Nei plurali il femminile risulta penalizzato, l’Académie Française però si oppone a ogni riforma

  di Anais Ginori (la Repubblica, 24.01.2012)
«Que les hommes et les femmes soient belles!», che gli uomini e donne siano belle. Nessuno può pronunciare questa frase senza venire immediatamente bacchettato dai puristi della lingua. Eppure è questo il titolo di un appello per riformare la grammatica che sta circolando in Rete, ripreso anche da Le Monde. Da secoli infatti la concordanza dell’aggettivo prevede che il genere maschile prevalga su quello femminile. Si dice “gli uomini e le donne sono belli”, non il contrario.
Sembra una di quelle tipiche sfumature che appassionano studiosi e accademici. Invece, secondo i gruppi che hanno promosso la petizione già firmata da oltre 4mila persone, questa regola nasconderebbe un immaginario maschilista duro a morire e avrebbe addirittura conseguenze nella vita di tutti i giorni. «Se neanche nella lingua esiste la parità di genere – spiega Clara Domingues, docente di letteratura e presidente di un’associazione femminista – come sperare che la condizione delle donne faccia progressi in famiglia o negli uffici?».
La forza delle parole. Nonostante pari diritti e dignità per entrambi i sessi siano iscritti nella Costituzione, argomentano le promotrici dell’appello, esiste ancora una grammatica “sessista”. «La cosa più grave – si legge nella petizione – è il fatto che questa idea di un genere superiore all’altro venga trasmessa anche a scuola nell’insegnamento del francese ai bambini». Le associazioni militano per un cambio dei manuali nel quale sia prevista la possibilità di accordare aggettivi e participi secondo il genere del nome più vicino. Ad esempio: «Un cappello e una giacca nere». Oppure: «Laura, Giacomo e Paola sono simpatiche».
Femminismo a parte, una grammatica meno schiacciata sul maschile, offrirebbe più libertà nella costruzione delle frasi e sarebbe esteticamente più elegante, aggiungono le promotrici. Contrariamente a quel che si pensa, già nel greco antico e nel latino funzionava così. La petizione è stata inviata all’Académie Française, guardiano della purezza della lingua, con scarse speranze di essere accolta.
L’istituzione fondata nel 1635 dal cardinale Richelieu ha sempre fatto argine ad ogni cambiamento in questo senso. Già dieci anni fa, l’organismo si era rivolto con allarmismo al capo dello Stato. Le socialiste Martine Aubry e Elisabeth Guigou, appena nominate nell’allora governo, avevano osato farsi chiamare “Madame la Ministre”. Da allora, ci sono state molte altre ministre e prima o poi l’Académie dovrà registrare la novità.
Per tradizione, si tratta di un’istituzione esclusivamente maschile, sette donne tra i quaranta membri, la prima fu la scrittrice Marguerite Yourcenar nominata solo nel 1980. «Non abbiamo mai seguito le mode. La superiorità del maschile esiste almeno da tre secoli e non ho l’impressione che sia rimessa in discussione nell’uso comune del francese» spiega Patrick Vannier, che si occupa del dizionario dell’Académie. La parità di genere può aspettare, almeno in senso linguistico.

Martedì 24 Gennaio,2012 Ore: 16:36
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Federico La Sala
Milano
24/1/2012
17.53
Titolo:La lingua dimostra che di dibattiti sul suo maschilismo ne servono ancora molti
Ma la lingua non modifica la visione del mondo

di Stefano Bartezzaghi (la Repubblica, 24.01.2012)

Una volta ho partecipato a un dibattito sul maschilismo della lingua assieme a una linguista, a una scrittrice e a una giornalista. Per fare il conto totale la lingua mi obbliga a dire che «i relatori erano quattro: un uomo e tre donne». I relatori: è bastato un uomo (io) per far mettere tutta la frase a quel maschile che in italiano si finge neutro. Così la lingua dimostra che di dibattiti sul suo maschilismo ne servono ancora molti.

Per evitare l´inghippo avrei dovuto articolare di più e dire che a quel dibattito c´era un relatore e tre relatrici. Sarebbe allora più fine sforzarsi di restare davvero nel neutro: «il dibattito ha avuto quattro partecipanti». Quando si scrive si può, ma quando si parla non è facile ed è invece comune che scappino anche dei «gli» per i «le». Per quanto si speri che non se ne accorga nessuno c´è sempre una signora, normalmente cortese e inflessibile, che chiede il microfono per notificare lo svarione, e mortificarne l´autore.

Quella volta si parlò poi dei nomi di battesimo usati per le donne al posto dei cognomi o dei cognomi con l´articolo (Alberto Moravia era «Moravia»; Elsa Morante era «la Morante», o «Elsa»); di parole a doppio taglio come «mondano /mondana» o «uomo allegro / donna allegra»; e di altre cose simili. Guardate ora il governo Monti: salvo errore è il governo italiano con la più forte componente femminile (in percentuale e per rilevanza dei dicasteri occupati) registrata sinora, ma Monti parla sempre «del ministro Fornero» (o Severino, o Cancellieri), come se la lingua italiana non avesse la parola «ministra». Del resto, la poetessa Giulia Niccolai, intervenendo a un convegno su Gertrude Stein, si è scusata perché avrebbe detto «la Stein», non riuscendo a correggere un´abitudine magari sbagliata ma molto radicata. E suonano molto strani quegli inviti in cui le desinenze maschiliste sono sostituite da asterischi «Gentili signor*, siete tutt* invitat*…» (un´amica aveva notato che le vocali che discriminano fra maschile e femminile sono quattro su cinque: voleva proporre la U come desinenza neutra: «siete tuttu invitatu…»).

Anche se tutti i (e, certo, le) parlanti fossero d´accordo su queste discriminazioni operate dall´italiano, come rimediare? A differenza di quanto si pensi normalmente, la grammatica viene dopo la lingua: non prima. Chiama regole le regolarità, e agli usi censurabili (per storia, per convenzione, per etica o politica) deve limitare a darsi titolo di errore, ma non può certo imporre alcunché.

E poi, se è vero che la lingua è in relazione con un modo di vedere il mondo, è altrettanto vero che si può cambiare la visione del mondo agendo sulla lingua? Pensare di procedere per decreti, e solo così, sostituisce una mentalità autoritaria (ma soprattutto velleitaria) a quella dinamica di riflessione, casualità, tensione, intenzione, inconsapevolezza collettiva, che è poi l´unico modo in cui cambiano davvero le lingue e le culture.

LINGUA, SOCIETA’, E GRAMMATICA. Le donne francesi vogliono cambiarla,ultima modifica: 2012-01-27T15:17:22+01:00da mangano1
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