Foucault e la libertà passiva.

DOMENICA 22 GENNAIO 2012

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La libertà, come sappiamo, non esiste in quanto “assoluto”: lo si sapeva molto chiaramente “tremila anni fa”, ad Occidente ma, ancor di più era chiaro ad Oriente.

Il problema è che abbiamo rimosso questa “verità”, anche nelle quotidiane web-chiacchierate agiamo e parliamo (nel senso performativo di Austin) “come se” fossimo liberi di “agire”.

Tutta la filosofia “positiva” (e anche quella negativa) ha prodotto i propri discorsi obliando questa “(meta)verità” che facciamo finta di riconoscere.

 Nessuno di noi è “libero” ma sempre “prodotto” da “immagini del pensiero” (per dirla con Deleuze) che risultano essere l’intersezione contingente di diversi livelli (ontico, sociale, comunitario, transgenerazionale-per tirare in ballo Abraham e Torok-,ambientale, climatico, etc…).

Questi livelli ci “abitano” stabilendo quelle attualità che nelle diverse epoche chiamiamo “verità”: a livello di esistenze singolari e a livello gruppale (direbbe Bion).

Quello che Foucault ha inteso, con una radicalità assoluta, è che queste “immagini del pensiero” rendono assolutamente illusorio il concetto di “umanesimo”: non esiste nessun soggetto in grado di pensare quelle “soluzioni” ultime che tutti cerchiamo.

Non almeno nel senso del “libero pensatore disincarnato” che guardo il mondo con “occhio puro”.

Il soggetto è sempre assoggettato su un “piano di immanenza” che lo determina ontologicamente.

A differenza dei pensatori precedenti, Foucault, ha cercato attraverso un’analitica critica di mettere in discussione (nel senso psicoanalitico di “verbalizzare” -e questo Agamben l’ha ben compreso- le “immagini del pensiero”, di cui sopra parlavo, che ci “abitano-determinano” in maniera inconsapevole rendendo la nostra libertà una semplice “coazione a ripetere”.

L’assunto di partenza fatto proprio da Foucault, cioè che non esista nessuna verità trans-storica (io direi a parte Una…), se radicalmente “presa in carico”, lascia alla filosofia un Unico compito: quello di preparare il “terreno”, epoca per epoca”, affinchè maturino le condizioni necessarie al mutamento di quei paradigmi (le “immagini”) che ci determinano inconsapevolmente.

Una lettura laica dell’escatologia? Una mistica dell’Alterità? Forse una presa d’atto che “faremmo molto di più imparando a fare di meno”. E una radicale critica di certe declinazioni tardo-moderna della téchne. Una risposta “passiva” a problemi “attivi”. Molto in linea con Foucault, non sembra?

Pubblicato da EffeEmme a 00:25

Foucault e la libertà passiva.ultima modifica: 2012-01-24T16:04:15+01:00da mangano1
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Un pensiero su “Foucault e la libertà passiva.

  1. http://www.graphafrica.net/

    Come definirmi “soggetto ontologico” quando la memoria famigliare-esistenziale in Europa risale solitamente alla Communa di Pariggi ?
    D’altra mano, in quanto all'”Alterità”, ci sta il filosofo +Emmanuel Levinas (uscito della +Mittel-Europa) che acconsiglia di considerare l’Altro “un po al di sopra” di se stesso per lasciare posto a pensieri impensati dalla “coazione a ripetere”, che se no, diventa “puro segnale” (sotto inteso che “la libertà formale” diventa uno concetto europeo-centrico che incarica tutti gli aspetti “tecnici” fino ad imporsi…) di chiusura…

    Boudjemaa.

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