Diversamente reale. Un Sogno lesbico al “Grande fratello”.

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Diversamente reale. Un Sogno lesbico al “Grande fratello”.
22 dicembre 2011 Pubblicato da Daniela Brogi |
di Elena Porciani

In apertura di Diversamente etero. La storia che non avete visto, film documentario di Elena Tebano, Milena Cannavacciuolo, Chiara Tarfano e Marica Lizzadro, scorrono immagini di locali pieni di donne urlanti: sono le fan accorse in massa alle serate in onore delle concorrenti del Grande fratello 10 Sarah Nile e Veronica Ciardi. L’inquadratura si ferma poi su una di loro che strilla «Non dico altro, il Sogno, ragazze, il Sogno!» indicando, trasfigurata dalla gioia, una rivista che ritrae Sarah e Veronica fotografate in studio mano nella mano. Stacco e, inframezzata dai titoli di testa, si vede una sequenza del reality show della notte del Capodanno 2009-10 in cui l’ex «coniglietta di Playboy» e la «maestra e cubista» si baciano ballando sulle note di Barry White.
Si tratta di un inizio in medias res che dà subito l’idea del duplice livello narrativo del documentario: la presunta storia d’amore di Sarah e Veronica nel corso della decima edizione del programma di Canale 5; la devozione collettiva delle loro fan che tale storia hanno ribattezzato il Sogno. Le autrici, infatti, non si sono limitate a trattare la vicenda come un’occasione per indagare in che modo le lesbiche siano rappresentate nella nostra tv, ma hanno inteso offrire una polifonica riflessione sugli imprevedibili percorsi dell’influenza della televisione sulla vita reale. E su questo doppio filo si è dispiegata l’opera di montaggio, che giustappone le sequenze del Grande fratello alle immagini delle serate mentre ai commenti di giornaliste, esperti, esponenti dell’Arcilesbica si alternano le interviste alle fan, il tutto scandito in cinque parti che affrontano ciascuna un aspetto della ‘storia non vista’: Immaginario, Televisione, Sogno, Rappresentazione, Identità. Il risultato è che Diversamente etero si articola in una struttura al contempo complessa e fluida, in grado di dare vita, non senza ironia, a un lavoro aperto e militante che non si conclude in una tesi esplicita, ma programmaticamente mira a rilanciare il dibattito in una sorta di reazione a catena.
Il primo punto a essere affrontato è quello della visibilità, non solo televisiva, delle lesbiche in Italia. «Io non ho mai visto delle ragazze baciarsi così» dice una giovane fan intervistata e questo dà già la cifra della dirompenza mediatica del bacio di Capodanno. Il poco a disposizione nella tv italiana prima di Sarah e Veronica lo sintetizzano le parole della producer Anna Passerini, accompagnate dalle eloquenti immagini di telefilm e varietà nostrani: tranne rare eccezioni, come il coraggioso Il padre delle spose con Lino Banfi di qualche anno fa, la lesbica tende ancora a essere o la bella «promiscua» che solletica comunque il maschio o «la camionista arrabbiata aggressiva» o la donna sofferente che vive la propria sessualità in maniera problematica e, come non bastasse, nell’ultima puntata muore. A ciò si assommi l’assenza nella nostra cultura popolare di lesbiche dichiarate e subito si intuisce come in questo quadro privo di modelli la vicenda di Sarah e Veronica abbia in qualche modo colmato un vuoto.
Dopo questa premessa si entra nel vivo del documentario, con la conduttrice Alessia Marcuzzi che nella puntata del Grande fratello del 4 gennaio 2010 chiede a Sarah e Veronica, convocate assieme nel Confessionale, «Ma è un gioco o è qualcosa di più?». Le due prima scoppiano a ridere, poi Sarah risponde «È più di un’amicizia, ma non è quello che… [pausa] potere pensare. È Capodanno, abbiamo voluto scherzare». La giocosa episodicità viene però smentita dal seguito: l’intimità fisica prosegue, le due diventano inseparabili, specie Veronica si spinge a dire tra le lacrime che ha trovato «la vita, un amore» e che per Sarah «è un’esplosione» dentro di lei. L’epilogo è beffardo; le due vengono nominate l’una contro l’altra e Sarah deve lasciare la Casa: «Ti amo, sei la vita mia» dice dopo l’ultimo straziante abbraccio a Veronica, che risponde «Mi devi promettere che mi aspetti fuori».
Fu vera storia o un’invenzione degli autori a caccia di audience? Perché i detrattori, ma anche gli amanti disincantati del Grande fratello hanno avuto buon gioco, visti il tipo di trasmissione e i curricula delle concorrenti, a sospettare che si sia trattato di una montatura costruita ad arte sulla bellezza procace delle due. Non è però quello della veridicità l’aspetto più interessante della vicenda, come ben sanno Tebano e le altre, attente agli effetti della rappresentazione piuttosto che alla dietrologia delle cause. Che cosa è successo infatti dopo il bacio di Capodanno e ciò che ne è seguito? Innanzitutto, la vicenda è stata lungamente dibattuta in vari talk show di casa Mediaset che non hanno mancato di sconfinare nel melodramma più becero e retrivo, come nel caso dell’anziana signora che non esita a dire che Sarah e Veronica sono «ragazze perdute [e] m’hanno fatto schifo» ricevendo la benevolente comprensione della conduttrice Barbara D’Urso, anche lei «all’antica». La palma, però, dell’affermazione più offensiva va al futuro vincitore dell’edizione, Mauro Marin, che ha spregiativamente definito Sarah e Veronica «donne da provetta», esprimendo con ciò il suo impotente furore di fronte allo «scandalo delle donne che non fanno più le donne», per dirla con le parole di un acuto commentatore come Walter Siti.
Quello che si percepisce, nell’insieme, è un senso di imbarazzo, se non di minaccia: forse che, programmato o meno dagli autori, l’affaire di Sarah e Veronica si è comunque spinto troppo oltre e ha messo in crisi i giochi di ruolo e i canovacci dei dibattiti destinati a reggere per mesi l’ambaradan del Grande fratello? Certo è che non solo con nonchalance si sono fatti passare messaggi lesivi della dignità delle donne, ma anche si è voluto mantenere la vicenda in un’area linguistica vaga. Lo comprovano le (non) definizioni delle due protagoniste, le quali da una parte ci tengono a precisare che non sono lesbiche («non perché abbia contro qualcosa, ma perché non lo sono», V.), dall’altra si impegnano in arzigogolate negazioni quasi freudiane («Bene è riduttivo, amore non è… [V.] Amore non è quello, è un altro tipo di amore… [S.] E però è amore allora… [V.] Eh? [S.] Sì! [V.; entrambe annuiscono]») o in criptiche reticenze («È un sogno: un qualcosa che è ma non può essere», V.). Insomma, l’alternativa al gioco e all’amicizia ‘alla francese’ sta al di là del nominabile, nel non luogo linguistico del ‘diversamente etero’, pena lo «schifo» o lo spettro immorale della provetta.
A questo punto, però, accade l’imprevedibile: nel territorio dell’indicibile si inseriscono le fan. Ci pensano loro a dare il nome ufficiale all’innominabile: ‘l’altro amore che però è amore’ diventa il Sogno; e a far sì, con internet, che il ‘qualcosa’ di Sarah e Veronica possa essere. In realtà, a ben vedere, anche il termine “Sogno” costituisce una formazione di compromesso, ma ciò non ha impedito, come spiega la giornalista di «Visto» Flavia Caroppo, che le decine di video estratti dalle fan dalla diretta quotidiana 24 ore su 24 sulla pay tv e caricati nel Canale di Mari di Youtube abbiano messo in campo «una sorta di regia parallela» che ha «creato un reality nel reality».
In effetti, frutto di una maniacale opera di controinformazione, il contenuto del Sogno è assai diverso dal limbo della striscia del lunedì sera montata dallo staff del Grande fratello. I video delle fan mostrano tutto quello che non si è visto nella trasmissione in chiaro: i baci, le carezze, le tenerezze, i corpi stretti nel letto durante la notte, le ammissioni con un concorrente della versione spagnola del format e anche siparietti involontariamente comici, come quando Veronica si impappina cercando di volgere al maschile il racconto delle esperienze passate («Perché lui era proprio così? O era come te?» [V.], «Come me in che senso?» [S.], «Era nato così?» [V.], «Sì sì» [S.], «Allora era come il mio lui… Cioè era proprio… Capito come? Mentre che io no… [poi bisbigliando] Lei era proprio solo lesbica?!» [V.]). E sono bastati questi indizi per rendere nei primi mesi del 2010 Sarah e Veronica due icone menzionate in siti e forum lesbici di tutto il mondo, mentre intanto in Italia il canale di Mari, seguito da più di quindicimila persone, veniva oscurato.
 Il documentario non si ferma qui, ma, lungi dal liquidare la vicenda come una mera fan fiction, si volge a indagare le conseguenze del legame tra il gradiente romanzesco della ricezione del Sogno – Sarah e Veronica come fanciulle perseguitate o, a scelta, perdute – e i meccanismi di identificazione che al romance afferiscono. Si approda così al punto finale dell’inchiesta: le autrici non solo hanno ricostruito il movimento delle fan su internet, ma le hanno anche seguite nelle discoteche e nei tour al seguito di Sarah e Veronica, come mostrano le interviste realizzate nel pullman che una cinquantina di loro ha affittato per recarsi a una serata in Svizzera. Il canale di Mari si è infatti dapprima evoluto in una chat, poi le fan, perlopiù italiane ma anche europee, hanno iniziato a organizzare incontri e raduni: «Sapevamo di aver provato nei tre mesi precedenti le stesse emozioni, le stesse sensazioni» racconta Roberta, 20 anni, «io ero spiazzatissima, eravamo visionarie dello stesso sogno».
In altri termini, Diversamente etero ci fa toccare con mano come l’incidenza esistenziale di ciò che si vede in tv si spinga ben al di là dell’indice di gradimento o dell’ispirazione modaiola. Da questo punto di vista, lo stupore incredulo di Roberta, del quale recano traccia i suoi occhi sgranati mentre parla, richiama il tono della lettera di una fan belga: «Veronica, quando hai descritto il vostro sogno come “qualcosa che è, ma non può essere” nelle tue parole ho rivisto la mia situazione». È in gioco un comune processo identificativo che fa scattare il desiderio di condivisione in una community che, innescata dalla tv, si forma su internet e poi da internet trapassa nella vita reale secondo meccanismi che non solo moltiplicano e accelerano le forme tradizionali dell’aggregazione tra fan, ma anche amplificano un dato incontestabile della nostra contemporaneità, e cioè che i processi rappresentativi della cultura popolare fanno ormai stabilmente parte della formazione dell’identità delle persone.
Si tratta di un fenomeno di rimotivazione dei modelli e di rimescolamento del rapporto tra autentico e inautentico che gli intellettuali che si propongono di essere interpreti militanti della società in cui viviamo non dovrebbero sottovalutare, a meno che non vogliano correre il rischio di trasformare il loro afflato organico – o disorganico – in autoreferenzialità inorganica. Viceversa, uno dei meriti di Diversamente etero è l’impostazione culturale attraverso cui le autrici hanno mostrato senza remore ideologiche come, ci piaccia o no, sia stato a partire dal Grande fratello che nel 2010 moltissime donne hanno avviato un’esperienza per loro decisiva. E se alcune, coperte dalla neutralità del termine Sogno, non hanno oltrepassato la percezione di una inedita (per loro) solidarietà femminile, altre, più consapevoli, hanno persino messo in discussione la loro sessualità e abbracciato nuovi stili di vita; in ogni caso, il Sogno è stato occasione di una svolta esistenziale di cui, in sede di analisi, non va misconosciuta la dignità.
Come nota Valeria Santini, un’esponente di Arcilesbica in controtendenza rispetto al preminente e un po’ miope atteggiamento di indifferenza o persino fastidio mostrato dalle associazioni LGBT sulla vicenda, proprio il fatto che Sarah e Veronica non solo non incarnassero lo stereotipo della lesbica «classica», ma anche non si presentassero come una coppia dichiarata ha agevolato l’identificazione, perché ha offerto un modello più rassicurante per il percorso di presa di coscienza di molte donne. Se questo è innanzitutto spia dell’enorme percorso ancora da fare in Italia per liberare l’inconscio ‘collettivo’ femminile dalla paura delle forme più destabilizzanti del desiderio, d’altro canto il percorso psicologico messo in campo da Veronica con i suoi dubbi e le sue paure di fronte al «qualcosa che è ma non può essere» ha costituito senz’altro il fulcro del Sogno. Così, da una parte c’è Alessandra, sposata, 45 anni, che non va oltre l’affermazione che quello di Sarah e Veronica è un «sentimento puro che incarna l’amore nella sua espressione più alta»; dall’altra, ci sono le donne che magari hanno iniziato a cambiare la loro vita sentendo Veronica dire «Solo su una cosa non so’ confusa: Sarah Nile». Tra queste ultime, le due intervistate nell’ultima parte che, non più ‘diversamente etero’ ma lesbiche consapevoli, sebbene con il volto coperto da una maschera «pesante da portare», hanno lasciato i rispettivi mariti e sono andate a vivere insieme, perché «amare non è un errore». E sull’inquadratura di alcune maschere si chiude, con un’unica concessione didascalica, il documentario.
 Che cosa rimane a due anni e mezzo di distanza della vicenda? Consumati i loro quindici minuti di celebrità, Sarah e Veronica sembrano essere sparite nel nulla e guarda caso, essendo sprovviste di qualsiasi talento se non quello di aver dato vita al Sogno, hanno iniziato a volatilizzarsi da quando hanno irrigidito la negazione del loro legame. Più sostanzioso, si spera, il lascito nel loro pubblico: al di là della rabbia delle fan deluse del comportamento delle due, si può pensare che, nelle parole di un’altra giovane intervistata sul pullman per la Svizzera, si sia diffuso ulteriormente «il messaggio che loro [S. e V.] hanno mandato e che poi molte persone hanno fatto loro e che è poi diciamo quello… la libertà». Intanto, appare una nota positiva della programmazione televisiva attuale il fatto che la fiction Rai Tutti pazzi d’amore 3 contenga un’articolata storia lesbica e che persino al Grande fratello 12 ci sia una concorrente dichiarata, anche se, per il suo assolvere un ruolo predefinito e per di più da sola, si ha l’impressione che non possa raggiungere lo stesso seguito delle protagoniste di due edizioni fa. Molto probabilmente nessun gruppo di fan affitterà un aereo per farle leggere uno striscione del tipo «Ha vinto il Sogno! Sarah e Veronica per sempre!».

Diversamente reale. Un Sogno lesbico al “Grande fratello”.ultima modifica: 2011-12-23T17:07:28+01:00da mangano1
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