Augusto Illuminati e Tania Rispoli – Tumulti

Attilio Mangano
credo che sia un tipo di riflessione nuova e importante quella sulla forma politica del tumulto

DeriveApprodi Editore
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Augusto Illuminati e Tania Rispoli – Tumulti
Tumulti, insurrezioni, cortei, barricate… Parole sempre più ricorrenti nelle cronache politiche (dai moti studenteschi europei alla resistenza operaia, passando per le insurrezioni nel mondo arabo e gli «indignati» spagnoli) che indicano tanto lo sconvolgimento dell’ordine esistente quanto l’emergere di pratiche che ben poco hanno a che fare con la tradizione rivoluzionaria del Novecento. Come se le categorie di Stato e Rivoluzione non riuscissero più a spiegare i processi in corso. Come se fossero inadatte a capire un’epoca in cui la politica assume la forma del tumulto, dell’imprevedibilità degli incontri e degli esiti, dell’esodo dai partiti e dalle organizzazioni. Perché la forma politica del tumulto significa disconoscimento della controparte del potere come Uno (da decapitare e sostituire); significa tenere fermi al proprio interno conflitto e pluralità; significa rifiutare la rappresentanza ma anche darsi nuove istituzioni flessibili, costituenti. Dalla «muta» di Pentesilea ai Ciompi machiavelliani, passando per i «diplomati senza futuro», questo libro è un testo di filosofia politica sulla forma-tumulto e l’inesorabile declino della sovranità. LEGGI la scheda online e acquistalo col 20% di sconto http://www.deriveapprodi.org/2011/05/le-virtu-del-tumulto/ LEGGI la recensione di Marco Rovelli (da L’Unità – 09 luglio 2011) http://www.deriveapprodi.org/2011/07/tav-e-tumulti/ LEGGI lo speciale di Alias/Il Manifesto su Tumulti http://www.deriveapprodi.org/2011/06/speciale-alias-su-tumulti-2/
di: DeriveApprodi Editore
Foto: 1
S
eno male che c’è la
rete a dar voce e figu-
ra a ciò che non si di-
ce e che non viene
mostrato. Si prenda
la val Susa. Ancora una volta hanno
gridato ai black block. Eppure Geno-
va, di cui quest’anno ricorre il decen-
nale, dovrebbe avercelo insegnato
che bisogna andare ben oltre la pri-
ma impressione – che è quella che
«qualcuno» ti vuole dare. (Oggi que-
sto giornale pubblica un film inchie-
sta su quei giorni del G8: lo si medi-
ti). Non c’erano black block, in Val Su-
sa, ma un popolo compatto – compo-
sto da diversissime classi di età – che
non riconosce la distinzione tra buo-
ni e cattivi. Persone che hanno reagi-
to ai lacrimogeni ad altezza d’uomo e
all’uso illegale di gas CS vietato dalle
convenzioni internazionali. E se la
manifestazione si è trasformata in un
«tumulto», compito dei politici sareb-
be quello non di «indignarsi» ma di
comprendere (e riservare ad altro la
propria indignazione). Uso il termi-
ne «tumulto» in relazione all’impor-
tante libro di Augusto Illuminati e Ta-
nia Rispoli, Tumulti, appena uscito
per DeriveApprodi.
In queste pagine di filosofia politi-
ca, il tumulto risulta come la forma
specifica di ribellione sociale dell’or-
dine presente – così com’era stato an-
che nel Medioevo – in relazione al de-
clino della sovranità statale. Acutissi-
me riflessioni su Machiavelli aprono
il libro. Se la libertà è una condizione
da produrre, allora il tumulto è uno
dei fattori: «Io dico che coloro che
dannono i tumulti intra i Nobili e la
Plebe mi pare che biasimino quelle
cose che furono prima causa del tene-
re libera Roma».
Un tumulto indica che c’è un pro-
blema aperto: di rappresentanza, di
questioni politiche per la cui risolu-
zione non sono sufficienti i canali isti-
tuzionali esistenti. C’è un problema
di democrazia reale, oggi, che non si
può risolvere appellandosi alla legitti-
mità degli organismi democratici che
hanno deciso. Chiudere gli occhi di
fronte a questo è suicida.❖ TAV
E
TUMULTI

di Augusto Illuminati
e Tania Rispoli*
I tumulti – come li chiamava Machiavel-
li – hanno segnato il mondo preceden-
te all’instaurarsi del regime della sovra-
nità, del monopolio statale del potere
e della produzione giuridica, e tornano
a manifestarsi oggi, nell’epoca del decli-
no della sovranità: sono la risposta al
potere della governance, non un palli-
do surrogato di quelle rivoluzioni che si
opponevano simmetricamente alla so-
vranità e con essa hanno fatto il loro
tempo.
Nella sua debolezza il tumulto segue
altre strade dalla progettualità riformi-
stica o rivoluzionaria inerente al model-
lo sovrano. Egemonizza o ci prova of-
frendosi in qualità di imitabile e fugace
esempio, non legiferando o per imple-
mentazione disciplinare (non ne ha i
mezzi tecnici) e neppure proponendo
una ripetibilità stretta (non ne ha vo-
glia). Indica solo che è possibile e giu-
sto ribellarsi e che a volte la ribellione
ha successo. Le situazioni di partenza
sono inconfrontabili per molti aspetti,
non esiste – diversamente da una cer-
ta tradizione rivoluzionaria – un mecca-
nismo stadiale predeterminato e diret-
to a scopi uniformi. (…) La leggendaria
volatilità dei movimenti testimonia la
loro presa diretta sulla contingenza del-
l’incontro quanto l’inaffidabilità del suo
far presa e perciò sollecita l’invenzione
di campi inediti di continuità organizza-
tiva. Lievi e pervicaci quei moti, merita-
no di meglio che un ennesimo partiti-
no. Non vogliono essere modelli positi-
vi o negativi piuttosto concentrati inten-
sivi di esperienze, che si propagano per
contagio senza la pretesa di applicare
tutti i connotati dell’originale, attesta-
zioni di una possibilità. Il loro aspetto
destituente non è gesto muto e sospe-
so estraneo alla dialettica fra potere
costituente e costituito. Si appoggiano
su reti preesistenti che si attivano al
momento opportuno. Hanno una pro-
pria loquace e strutturata temporalità
che non si scarica nell’esplosione inizia-
le, ma ricominciano dopo ogni succes-
so, filtrano sotto terra, riappaiono, strin-
gono e disfano compromessi, produco-
no istituzioni sui generis e le modifica-
no senza tregua.
(…) Nel tumulto si realizza la contempo-
raneità della lotta contro lo sfruttamen-
to, del conflitto che mette in crisi la de-
cisione politica (e le sue istituzioni) e
della lotta contro i modi di governo del-
la vita. Esso coinvolge dunque anche la
differenza di genere. Figura «tumultua-
ria» di essa – ben più di Antigone su
cui tanto si è scritto – è Pentesilea. Ella
è inserita nella problematica che con-
nette la differenza sessuale alla guerra.
La guerra esterna mossa nei confronti
del nemico e la guerra interna – che
procede per esclusioni binarie, come
nel caso della coppia vittima-predatore
– praticata nei confronti dell’estraneo.
L’unica forma di conflitto pensabile per
il mondo greco e per quello moderno,
fino al punto che se ne può dire (come
ha fatto Christa Wolf in Cassandra, rife-
rendosi alla partecipazione della regina
delle Amazzoni alla guerra di Troia)
che è un caso esemplare di come l’ori-
ginaria violenza maschile venga fatta
propria dal femminile.
Ma sono possibili altre Pentesilee, altre
testimoni della differenza intesa come
«costruzione impossibile», del tumulto
che inventa una novità istituzionale e
di una soggettivazione che prende su
di sé un tratto guerriero irriducibile allo
stigma dell’esclusione, della vittimizza-
zione e della chiusura identitaria della
diversità. Diversamente da Antigone e
Ifigenia, Pentesilea non resta sola, sta
nel mezzo di una «muta» di sorelle atti-
ve. Contrariamente alla tradizione, nel-
la tragedia omonima di Kleist è Pentesi-
lea a uccidere Achille, di cui è innamo-
rata, ricambiata. Ma non lo uccide sol-
tanto: lo sbrana. Secondo la loro legge,
le Amazzoni non possono scegliersi
l’uomo che vogliono, ma devono avere
colui che sconfiggeranno in battaglia.
Pentesilea, che desidera Achille, frain-
tende il comportamento dell’eroe che
vuole farsi battere e le offre la rivincita:
pazza ormai, lo affronta con un seguito
apocalittico, cani, elefanti, carri falcati,
lo colpisce con una freccia e lo sbrana,
insieme alle sue cagne, cagna lei stes-
sa. In seguito, in stato confusionale,
non si ricorderà di averlo fatto e saran-
no le compagne a dirglielo, a malincuo-
re. Deleuze-Guattari (e poi Carmelo
Bene) evocano in Millepiani Pentesilea
per chiarire cosa sia un «regime di se-
gni» – la proposizione «ti amo» tra Pen-
tesilea e Achille è controsignificante
ovvero è presa nel rapporto polemico
e di forza tra i due; questa specifica
enunciazione si distingue da qualsiasi
altro «ti amo» –, per definire la differen-
za secondo la logica del divenire e mo-
strare la funzione della «macchina da
guerra nomade» rispetto all’«apparato
di cattura dello Stato». Il secondo e ter-
zo uso della figura di Pentesilea chiari-
scono la relazione tra differenza/diveni-
re, tumulto e istituzione: l’espressione
«macchina da guerra» non è l’equiva-
lente del conflitto tra popoli o tra Stati,
ma sta per insubordinazione, rivolta e
sottrazione, agìta da un insieme di mol-
teplicità tra loro connesse.
«Pentesilea infrange la legge della mu-
ta, muta di donne, muta di cagne, quan-
do sceglie Achille come nemico preferi-
to. E tuttavia è attraverso questa scelta
anomala che ognuno entra nel suo di-
venire-animale, divenire-cagna di Pente-
silea, divenire-balena del capitano
Achab». Pentesilea è differenza nel sen-
so del divenire. Mentre la «storia natura-
le» concepisce la differenza secondo la
serie, per filiazione, o secondo la strut-
tura, per proporzione, la differenza/di-
venire non mima, non identifica, non
sta per altro e non produce filiazioni.
(…) La differenza di Pentesilea ha inve-
ce a che fare con una muta, una banda
e una molteplicità: che divenga anima-
le non riguarda la trasformazione reale
della donna in animale ma, nietschea-
namente, la scoperta dell’esteriorità e
della moltitudine che abitano ogni dive-
nire. Quando Pentesilea diviene-anima-
le, produce un concatenamento con
termini che sono eterogenei, inconcepi-
bili nella logica della filiazione e della
proporzione: «Le bande, umane e ani-
mali, proliferano con i contagi, le epide-
mie, i campi di battaglia e le catastrofi».
L’Amazzone però è un capo banda,
«un individuo eccezionale», un’anoma-
lia. Per Deleuze-Guattari non c’è con-
traddizione tra banda e posizione di
eccezionalità, perché la «posizione peri-
ferica» dell’outsider o di colui che si
colloca sulla frontiera permette conti-
nuamente di deterritorializzare la muta
e di istituire un rapporto di alleanza,
secondo patto tra le singolarità, che si
muove ai margini delle istituzioni cen-
trali e costituite. La politica delle Amaz-
zoni – delle mute, dei divenire-animale
– rischia sempre di essere catturata
dagli Stati e ridotta «a rapporti di corri-
spondenza totemica o simbolica», alla
filiazione e alla proporzione. Ma non
esiste un solo caso di divenire (diveni-
re-bambino, vegetale, donna, animale)
e il divenire riguarda le intensità, per
questo «tutti i divenire sono già mole-
colari» si tratta di un processo di desi-
derio che riguarda la velocità o la len-
tezza delle particelle.
Tutti i divenire, inoltre, «passano per il
divenire-donna»: a partire da questa
nuova prospettiva sul divenire come
differenziazione, trasformazione di una
micro-molteplicità, Deleuze-Guattari
rileggono la questione della differenza
sessuale. La donna, se guardata rispet-
to agli organi, alle funzioni e alla forma,
in un rapporto di distinzione binaria
rispetto a un uomo, è un’«entità mola-
re». In politica sarà allora necessaria sia
una capacità molare delle donne per
porsi come «soggetto di enunciazione»,
sia un processo politico molecolare: «la
donna come entità molare deve diveni-
re-donna, perché a sua volta l’uomo lo
divenga e possa divenirlo». Achille e
Pentesilea si amano: costruiscono
un’alleanza nel mezzo dei loro rispetti-
vi divenire, un patto a partire dalla loro
differenza. Le Amazzoni sono però una
«macchina da guerra», anteriore, este-
riore, «altrove» rispetto allo Stato, «in
cui la giustizia, la religione, gli amori
sono organizzati in modo esclusiva-
mente guerriero». Seppure la cattura
statuale sia sempre un rischio per le
Amazzoni, che «appaiono come la fol-
gore, “tra” i due Stati, greco e troiano»,
il movimento nomadico, veloce, segre-
to della macchina da guerra – della
differenza come divenire e agence-
ment tumultuario – non si oppone in
modo massivo, frontale, rivoluzionario,
piuttosto percorre le linee dei bordi,
del confine, provando continuamente
a spostare il rischio dell’assorbimento
nelle istituzioni costituite.
* Da «Tumulti-Scene dal nuovo disordine
planetario» di A.Illuminati e T.Rispoli disposti a comprarla.
I giovani della Gran Bretagna
non hanno bisogno di leader, e
la nuova ondata di attivisti non
ha alcun interesse per la buro-
crazia ideologica della vecchia
sinistra. La loro energia e creati-
vità è diffusa attraverso reti piut-
tosto che dalle organizzazioni, e
molti giovani non hanno né
tempo né voglia di aspettare un
qualunque partito politico per
decidere quale direzione pren-
dere. I Liberal Democratici han-
no rappresentato l’ultima spe-
ranza che la democrazia parla-
mentare avesse qualcosa da
offrire ai giovani, e quella spe-
ranza è stata vivamente tradita –
non c’è da meravigliarsi, quindi,
che i nuovi movimenti abbiano
risposto con un netto rifiuto del
vecchio ordine.
Ciò cui stiamo assistendo è
niente meno che la radicale re-
immaginazione della sinistra
britannica: una completa riela-
borazione che rifiuta le vecchie
strutture supine nei confronti
dei sindacati e le interminabili
lotte intestine tra fazioni, a favo-
re di qualcosa di molto più in-
clusivo e in rapido movimento. I
nuovi gruppi hanno i loro prin-
cìpi e sono ben versati nella teo-
ria, ma non si compiacciono nel
narcisismo delle piccole diffe-
renze che ha più volte distrutto
anche i più ben intenzionati mo-
vimenti di sinistra.
Alle riunioni studentesche a cui
ho partecipato nelle ultime setti-
mane, i battibecchi ideologici
sono stati messi da parte a favo-
re di una pianificazione pratica.
Anarchici e socialdemocratici
sono obbligati a lavorare insie-
me a fianco degli studenti delle
scuole ai quali non interessa
sotto quale bandiera si sfili, fin-
tantoché è quella che mette le
persone prima del profitto.
Quando il leader di Unite (un
sindacato dei trasporti), Len
McLuskey, ha scritto incorag-
giando i membri della sua strut-
tura a dare il loro sostegno al
«magnifico movimento studen-
tesco», ha colto nel segno – ri-
RIBELLARSI È GIUSTO. E SPESSO DI VINCE. DA TUNISI AL CAIRO DA MADRID A…

Augusto Illuminati e Tania Rispoli – Tumultiultima modifica: 2011-11-24T10:03:33+01:00da mangano1
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