Per la riapertura immediata della Comuna Baires

chiediamo la riapertura immediata del Teatro Comuna Baires, intitolato al fondatore a Renzo Casali in via Parenzo 7 a Milano

 amicizia,jpeg.jpeg

Il giorno 31 ottobre sono stati posti i sigilli al Teatro Comuna Baires, un pezzo di storia vivente del Teatro indipendente, con la motivazione di essere un “locale di pubblico esercizio” dedito ad “attività imprenditoriali” e in quanto tale non provvisto delle relative autorizzazioni e requisiti di sicurezza.

La  Comuna Baires, gruppo di teatro indipendente  fondato nel 1969 a Buenos Aires da Renzo Casali, Liliana Duca e Antonio Llopis (costituitasi giuridicamente come associazione culturale) chiede la riapertura immediata  dei locali di via Parenzo 7 per continuare a svolgere il servizio che da 37 anni offre alla città di Milano, per la quale nel 2008 è stata insignita dell’Ambrogino d’Oro dal Sindaco Letizia Moratti.

 

L’Ambrogino d’Oro si somma ai premi:

– Premio La Orden del Guerrero teatral 2006

– Medaglia d’Argento Presidenza della Repubblica 2005

– Premio Angelo dell’Anno 2005 per l’Integrazione

– Medaglia d’Oro Città di Lucca

– Premio Internacional Vsevelod Meyorchold

 

Negli anni 90 la Comuna Baires, con il progetto interdisciplinare e interculturale   “Università della Terra”, con corsi, seminari, performance, incontri ha ospitato filosofi, antropologi, compositori, musicologi, docenti di letteratura, psicologi, scrittori, poeti, gruppi di teatro, coreografi, tra questi: Carlo Sini, Gabriele Scaramuzza, Luciano Parinetto, Fulvio Papi, Guilio Giorello, Elio Franzini, Maddalena Mazzacut Mis, Elena Agazzi, Paolo Spinicci, Massimo Cacciari, Francesco Remotti, Stefano De Matteis, Duccio Demetrio, Enrico Comba, Chiara Pussetti,  Enzo Esposito, Patrizia di Meglio, Giuliano Tescari, Ugo Vuoso, Adriano Favole, Stefano Allovio, Cecilia Pennaccini, Azio Corghi, Enrico Intra, Roberto Vecchioni, Luigi Pestalozza, Marino Niola,  Gianni Turchetta, Roberto Favaro,  Francesco Spagnolo, Marisa Righi (centro Reich Napoli) Franco Loi, Teatro Sunil, Mario Pirovano,  Koron Tlè, Associazione A.I.D.A., Eugenio De Mello, Ariella Vidach, Maria Carpaneto.

 

Negli ultimi 10 anni, le iniziative nate dal gemellaggio culturale tra l’INTER di Massimo Moratti e la Comuna Baires: “PIANETA C, Calcio Comunicazione, Creatività, Cultura dell’incontro” hanno portato sul palcoscenico di via Parenzo 7 a Milano i più noti scrittori e intellettuali italiani e latinoamericani da Paco Ignacio Taibo II, Gregory Cohen,   a Eduardo Galeano, da Marco Revelli , Michele Serra, Raul Montanari a Stefano Tassinari; calciatori e allenatori , tra cui Giacinto Facchetti, Javier Zanetti, Ivan Zamorano, Roberto Baggio, Diego Simeone, Jorge Valdano, Hector Raul Cuper, Serse Cosmi, Roberto Mancini.

Durante questi incontri si sono intrecciate le note e i passi del tango con le parole di giornalisti, tra cui Darwin Pastorin, Paolo Viganò, Gad Lerner, Guido Vergani, Piero Colaprico, Beppe Severgnini, Agostino Zappia, Antonio Di Bella, Gianni Minà, Gianni Riotta,  Nando Dalla Chiesa, Gianni Mura, Alberto Figliolia. Artisti come Giuseppe Cederna, Elio de Le storie tese, Roberto Vecchioni, Paolo Rossi, Bedy Moratti, Enrico Bertolino. Politici come Fausto Bertinotti, tifosi e cittadini di ogni età e condizione sociale.

 

La Comuna Baires ha dato avvio ad un ‘intensa attività letteraria indipendente, realizzando tramite il proprio “Circolo Pickwick” di scrittura e la propria casa editrice Editori della Peste 87 pubblicazioni di saggistica e narrativa.

Per la riapertura immediata della Comuna Bairesultima modifica: 2011-11-16T10:34:44+01:00da mangano1
Reposta per primo quest’articolo

3 pensieri su “Per la riapertura immediata della Comuna Baires

  1. Mettere in discussione la natura di “Associazione Culturale” della Comuna Baires è un’assurdità talmente grande che è persino difficile commentarla. Da 37 anni (ed è più o meno il tempo in cui io la conosco) è non solo un punto di riferimento a Milano del teatro indipendente (purtroppo sempre più in solitudine) ma anche un centro di produzione culturale con stimoli e proposte sempre originali e di grande autonomia. In questi tempi in cui si organizzano proteste e appelli contro i tagli ai finanziamenti per la cultura, bisognerebbe valorizzare di più quelle poche esperienze che sono vissute e si sono affermate senza contributi e senza protezioni politiche e ricordare Renzo Casali che, al pari di pochi altri grandi, ha segnato la storia del teatro milanese. Tutta la vicenda della Comuna è una testimonianza che “Si può fare!”, che anche senza finanziamenti pubblici si può diventare riferimenti culturali, scuola di teatro e di scrittura, luogo di incontro con filosofi, scienziati e scrittori, seduti a un tavolino a dialogare con il pubblico in un teatro senza palco e predellini. Si può fare cultura anche parlando di calcio od organizzando eventi di tango che, in un ambiente speciale come quello della Comuna, può finalmente recuperare tutta la sua dimensione storica e culturale. Ora tutto questo è in pericolo per motivazioni astratte e burocratiche. “Chiuso per cavillo” si dovrà scrivere fuori dal cancello, situazione grave ma non seria la definirebbe Flaiano. Dubito che chi ha preso la decisione di porre i sigilli conoscesse anche minimamente la storia della Comuna, certo è che con la sua decisione rischia di porre fine ad una delle esperienze culturali più importanti di Milano. Il comune e il sindaco stesso hanno espresso il pieno sostegno, ora però bisogna andare oltre le parole e contribuire al più presto alla riapertura del teatro per permettere la ripresa delle attività.La Comuna tante volte ha vissuto chiusure di sedi e sospensioni momentanee delle attività, ma è sempre rinata più forte e motivata di prima. Vanno ricordati gli scioperi della fame dei primi anni ’80 e, più di recente, le tante iniziative prima per impedire la chiusura della sede di Via Favretto e poi per raccogliere fondi nell’imminenza dell’apertura dell’attuale sede di via Parenzo. Macchie di colore e di musica, di teatro di strada che contaminarono tutti i quartieri di Milano. E anche questa volta volta, ne sono convinto, la Comuna Baires vivrà, orgogliosa della sua autonomia.

  2. E’ ANCHE COLPA MIA?

    La Storia del Teatro (in generale) insegna che, dopo la morte di Stanislavskij, il suo allievo e maestro prediletto, Mejerchold, venne catturato dall’esercito stalinista, torturato e ammazzato.

    Questo perché, la Rivoluzione d’Ottobre, Mejerchold, la faceva e la promuoveva attraverso il Teatro e lo studio dell’Attore come Essere Pensante in grado di applicare il suo bagaglio culturale in teatro.

    Io mi chiedo: cosa mi ha insegnato Mejerchold? E cosa sanno gli attori di oggi di Mejerchold? Conoscono Mejerchold? Sanno cosa vuol dire Rivoluzione in Teatro?
    IO CREDO DI NO.
    IO CREDO che stiamo pagando “qualcosa” che già da molto tempo si è infettato e che, negli anni, abbiamo/HO tralasciato dando per scontata la “libertà di espressione”.
    Adesso ci è stata tolta.
    E Mai come Oggi, possiamo/POSSO sfruttare la vicenda per prendere coscienza della parola “Libertà”.

    Direi che è UN OTTIMO MITO DI RIFERIMENTO… e direi che è anche colpa mia.
    E direi che se ne potrebbe discutere insieme in Comuna Baires.

    Come forse sapete o intuite, io non sostengo alcun politico per questa Causa (non che la Comuna lo faccia sia ben chiaro!) ma, a scanso di eventuali equivoci, ci tenevo a sottolineare la mia posizione in merito.
    Capisco che la parte “burocratica” debba essere risolta da qualche MIO DIPENDENTE dello Stato ma, se il MIO DIPENDENTE non CHIEDE A ME cosa e in che termini si debba fare una apposita giurisdizione in merito ai tesseramenti, vuol dire che quel MIO DIPENDENTE sta lavorando a un qualcosa che NON CONOSCE. IO e VOI sappiamo cosa è la Comuna Baires, LORO no.
    O mi sbaglio? (e lo spero)
    Chiedo Lumi in Merito.

    Fraternamente,

    Geremia Settimo Lagroni Stampi.

  3. A proposito di Mejerchold va ricordato che l’ultimo testo teatrale di Renzo Casali, che purtroppo a causa della malattia non riuscì a portarlo in scena, era dedicato a questo grande del teatro. Nel 2007 un’intera stagione del corso di teatro fu dedicata a lui, con approfondimenti sul contesto storico e sulle inevitabili metafore che scaturivano dal suo dramma umano: sostenitore della rivoluzione d’Ottobre in nome della cultura e del teatro, vittima della rivoluzione stessa, trasformata in pochi anni nell’inferno staliniano. Quel testo di Renzo, mai rappresentato, è pubblicato in un libro degli Editori della Peste e sarebbe importante venisse ripreso sia per un’eventuale messa in scena, sia come occasione di dibattito.

Lascia un commento