Terracarne | Franco Arminio parla del suo nuovo libro

Terracarne | Franco Arminio parla del suo nuovo libro
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Il prossimo 10 ottobre uscirà il nuovo libro di Franco Arminio, Terracarne, edito da Mondadori. Abbiamo contattato l’autore che gentilmente ha risposto alle domande di una nostra intervista. Buona lettura!

Franco Arminio, il tuo nuovo libro si chiama Terracarne: dove finisce la terra e dove comincia la carne?
Domanda difficile. Forse ogni terra è una terracarne, ma l’Irpinia d’Oriente lo è un poco di più.

Al di là degli scherzi e dei giochi di parole, parlaci un po’ del tuo libro.
È un libro paesologico, un viaggo nel sud italiano com’è adesso. L’indagine si è allargata dalla mia Irpinia ad altre zone come la Lucania e la Daunia. Poi c’è anche la pianura campana e perfino delle divagazioni verso il nord.

Dove lo si può trovare? Ci sono informazioni utili che vorresti far sapere ai tuoi lettori a proposito del libro?
Il libro si potrà trovare ovunque, visto che è pubblicato da Mondadori. È la prima volta che i lettori non avranno problemi per reperire i miei libri.

Visto il tenore dei tuoi lavori precedenti, ci pare di intuire che per te non possa esistere una letteratura che non sia fortemente mescolata alla tua dimensione sociale. In qualche modo sembra che tu sia specchio dei tuoi paesi, e i tuoi paesi specchio di te. Come ti ritrovi in questa affermazione?
Certo, il mio lavoro è molto intrecciato con i luoghi in cui vivo da sempre, senza interruzioni. Sono un  residente a oltranza. Comunque in me convive un grande senso di intimità con questi luoghi, ma anche un grande senso di distanza. Forse questo mi permette di scriverne.

In un contesto come quello dell’Irpinia, in che modo possono rendersi utili la letteratura e l’arte? La letteratura degenera spesso in un esercizio di carattere individualistico, personalistico, solipsistico. Ritieni che le tue opere corrano questo rischio?
Nel mio lavoro ci sono molti fili. E l’elemento personale è sempre intrecciato allo sguardo esterno. Direi che questa è proprio la caratteristica peculiare dei reportage dai paesi. L’osservatore fa sempre parte del quadro. E anche nelle scritture più intime c’è sempre un senso dell’aria che ho respirato, c’è sempre il soffio di questi luoghi.

Non senti la responsabilità di essere ambasciatore dell’Irpinia in Italia? Non sono molte le voci che emergono dalla nostra terra e la tua è ormai molto presente.
Non credo di essere ambasciatore dell’Irpinia, per questo ci vuole un mandato che non ho mai avuto. E comunque questa non è una terra povera di voci.

Oltre che scrittore ti definisci “paesologo” ed inventore della “paesologia”. Una disciplina come questa avrebbe, secondo te, potuto nascere lontano dall’Irpinia? Ritieni che i paesi dell’Irpinia (terremoto a parte) abbiano qualcosa che li rende diversi da quelli del resto dell’Italia?
Me lo chiedo spesso. In un certo senso la mia è una scrittura site specific. E mi piacerebbe che si facesse un’antologia con tutte gli scrittori che danno voce ai loro luoghi. La paesologia si può fare ovunque, ma è chiaro che la sua radice è qui e almeno per quanto mi riguarda resterà sempre qui.

Spesso nei tuoi scritti e nelle tue prese di posizione si avverte una certa aria di commiserazione/disillusione nei confronti del presente e del futuro dell’Irpinia. Il nostro sito è nato con l’obiettivo di dare visibilità (in maniera, ahinoi!, forzatamente lacunosa) alle tante iniziative di carattere sociale e culturale che si tengono sul nostro territorio. Non credi che uno dei problemi maggiori dell’Irpinia sia il fatto che i suoi cittadini non si rendono conto delle cose belle che hanno a disposizione? Apprezzare ciò che si ha è, secondo noi, il primo passo per vivere meglio.
Concordo pienamente. Dobbiamo passare dagli esercizi di diffidenza, in cui siamo bravissimi, agli esercizi di ammirazione, di cui un po’ ci vergogniamo.

Dal momento che il nostro sito si chiama altirpinia.com (Alta Irpinia), non possiamo proprio evitare di chiederti il perché della scelta del nome Irpinia d’Oriente.
Nel nuovo libro c’è un pezzo in cui spiego il motivo della dizione Irpinia d’Oriente. Alta Irpinia è un nome che ci hanno dato altri. Il riferimento all’oriente è dovuto all’elemento geografico e alle provenienze dei primi popoli che hanno abitato queste terre.

Un’altra domanda sulla paesologia. Una delle risorse maggiori dei paesi dell’Irpinia è indubbiamente il loro bagaglio di tradizioni, ricchissimo dal punto di vista culturale (agricoltura, enogastronomia, musica popolare, natura, artigianato…). Quale ritieni che sia la via migliore per sfruttare (e conservare) al meglio queste particolari ricchezze?
Io direi che dobbiamo centrare il discorso sul fatto che da noi c’è ancora tanta terra e che la terra è la nostra banca. Nel dettaglio direi che bisogna chiedere a esperti di economia e di agricoltura.

Quanto è importante per il futuro dell’Irpinia una dimensione di socialità condivisa? Non ritieni che manchino soprattutto per i giovani e i giovanissimi occasioni di condivisione e crescita collettiva (es. laboratori artistici/teatrali, gruppi parrocchiali attivi, associazioni sportive…)?
Io non metterei tanto l’accento su quel che manca. Metterei l’accento su quello che c’è. E comunque i giovani adesso sono molto meno isolati che in passato. Quando avevo vent’anni l’Irpinia era lontana dal mondo. Adesso non è più così.

Quale dei tuoi libri consiglieresti ad un lettore che intenda avvicinarsi alla tua opera?
Direi l’ultimo, mi pare una sorta di grande riassunto di tutto quello che ho fatto in trent’anni di scrittura.

Chi sono i tuoi maestri in fatto di letteratura, gli autori a cui ti ispiri?
Ce ne sono tanti, italiani e stranieri. Per la poesia sicuramente mi ha molto influenzato all’inizio Valerio Magrelli. Poi c’è stato il magistero di Zanzotto e Caproni. Per la prosa sicuramente è stata importante l’amicizia con Celati. Da giovane leggevo moltissimo. E potrei citare tanti altri autori, da Michaux a Cioran, a Canetti.

Nei confronti del corpo abbiamo dei doveri precisi: lavarci, dormire, curarci, alimentarci, seppellirci. Nei confronti della terra?
È una bella domanda. Dobbiamo capire che siamo ospiti, che la terra è più grande di noi. A lungo in qualche modo ci siamo protetti dalla natura, adesso è il momento di proteggerla da noi stessi.

Un saluto? Hai carta bianca per aggiungere qualcosa.
Mi piacerebbe che in Irpinia ci fosse più consapevolezza di quanto è bello il nostro paesaggio, di quanti paesaggi diversi abbiamo e del fatto che a pochi chilometri dall’Irpinia ci sono meraviglie assolute. Insomma, non siamo in una zona brutta e sperduta.

© ALTIRPINIA.COM

Terracarne | Franco Arminio parla del suo nuovo libroultima modifica: 2011-10-29T17:07:53+02:00da mangano1
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