Mario Domina,La filosofia è un filo d’argento

La filosofia è un filo d’argento
Di md
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Ciclo di filosofia con i bambini 2011/2012 – Primo resoconto
Il quarto (o forse quinto) anno di sperimentazioni filosofiche con i bambini mi vede impegnato su tre fronti – nel senso che, per la prima volta, sono ben 3 le classi (quinte elementari) coinvolte. Un numero cospicuo di bambini (oltre 50), dei quali mi rammaricherò soprattutto di non poter imparare i nomi, se non in bassissima percentuale. Ma veniamo al dunque, senza tanti preamboli.
Come sempre ci buttiamo subito a capofitto (sia io che loro), anche perché il terreno è fertile e non ha alcun bisogno di essere dissodato o preparato. Sono già piuttosto avvezzi a farsi domande, e non si fanno certo pregare quando si tratta di riflettere, pensare a voce alta e dialogare insieme. Gli attrezzi ci son tutti, l’oggetto si dispiega imponente dinanzi a loro – ma non incute alcuna paura.
Però questa volta ho voluto cominciare con un esperimento: nonostante i nostri incontri siano in genere orali (e “frontali”), ho pensato di far fissare per iscritto alcuni pensieri. In due classi su tre ho chiesto ai bambini, prima di iniziare, di scrivere sul lato A di un foglio quel che la parola “filosofia” suggeriva loro, per poi tornare a scrivere sul lato B, al termine dell’incontro, rispondendo alla medesima domanda.
Ho così potuto misurare sia l’impatto immaginifico della parola e del suo suono, sia quel che le mie parole e la discussione hanno poi prodotto (ed eventualmente modificato) nel loro immaginario. Quel che segue è un resoconto sommario dei due lati (anche se in alcuni casi i bambini non hanno specificato quale fosse il lato A o il lato B, oppure hanno deciso di scrivere solo su un lato del foglio).

Il lato A
La filosofia è per la maggior parte dei bambini qualcosa che ha a che fare con “domande sulla vita” e sul suo “senso”. Molti hanno dedotto dal prefisso “filo” che c’è una catena di cose su cui discutere, pensare, parlare, un filo conduttore ed unificatore lunghissimo (suscettibile però, per qualcuno, di spezzarsi o di ingarbugliarsi o di finire).
Alcuni bambini hanno poi collegato tutto questo con il tempo, la storia, il passato – il chiedersi da dove veniamo. In 4-5 casi la filosofia è stata associata all’arte, alla musica o alla poesia. Alcuni bambini l’hanno invece collegata alla scienza e al fare esperimenti. In due o tre casi la parola ha evocato “cose strane” o “difficili”. Una bambina di nome Sofia ha risposto “il mio nome” (così come qualche sua compagna).
Alice si è cimentata in un ragionamento piuttosto complesso: “Porsi una domanda, continuare a dare risposte che rispondono alla domanda che vi siete posti, senza sapere di rispondere ad altre domande che non vi siete chiesti“. Mentre Riccardo ha fornito una vera e propria definizione: “La filosofia si occupa della scienza, cioè di tutto“.
La cosa più poetica (anche se magari poco filosofica) l’ha scritta Matteo: “La parola filosofia mi fa pensare ad un filo d’argento” – decidendo così per il titolo di questo post.

Il lato B
Le due classi che hanno compilato il lato A, hanno poi scritto “a ragion veduta” sul lato B, al termine della mia esposizione sul significato della parola “filosofia”. Raggruppo qui anche gli scritti della terza classe, che me li ha fatti avere all’inizio del secondo incontro (e che non ha partecipato all’esperimento della doppia stesura semplicemente perché mi è venuto in mente dopo).
Devo innanzitutto rilevare che non c’è stato un rovesciamento di posizioni: anche dopo aver loro spiegato il senso radicale ed inaudito della parola sapienza, e il concetto greco di philìa, alcuni termini e concetti della prima stesura tornano anche nella seconda, magari con la presenza di nuove parole e di nuovi concetti emersi durante la discussione. Che potrebbe voler dire due cose: confusione, oppure (mi pare più probabile) allargamento e complicazione del campo concettuale.
L’avere evocato in termini esemplificativi la teoria del big-bang (con il rischio di essere fuorviante) ha naturalmente avuto il suo peso: però anche parole come “tutto” o “nulla” hanno sortito una certa impressione. Ancor più forte è stato il fascino e la potenza del linguaggio: cioè lo scoprire che nelle parole si nascondono altre parole ed altri significati che rinviano ad altro ancora. Insomma, a dieci anni il brivido della semiosi infinita! A questo punto l’intuizione precedente sulla parola “filo” si sostanzia in una definizione più precisa che si avvicina molto alla comprensione del nucleo dell’argomentare logico.
Si è poi delineata una costellazione precisa dei significati da dare a “sapere” in termini di “certezza” e “verità”, contrapposti al mito, alla credenza, all’incertezza, ecc. – anche se tutto ciò non è mai disgiunto dal ricercare/domandare ed interrogarsi. Riporto, a tal proposito, alcune definizioni:

“Credere significa una cosa che crediamo ma non è detto che è vera e sapere è una cosa certa” (Giulia)
“Per me filosofia sono i miti che non esistono perché è fantascienza e il big-bang non si sa se esiste, ma gli scienziati ci studiano” (Mirko)
“Filosofia è molto diversa dalle altre materie perché parla di tutto, e anche perché bisogna capire il significato delle parole” (Raky, la sottolineatura è sua)
“Filosofia vuol dire tutto, discutere su una cosa che non è certa. Farsi delle domande e cercare di capire la risposta” (Sofia)
Alice si colloca già, senza saperlo, in territorio wittgensteiniano: “Filosofia secondo me è domande che a volte non hanno risposte, come qual è il vero senso della vita? Questa domanda non ha risposta“.
Riccardo ridefinisce in modo più pregnante il concetto di “filo”, parlando di un “lungo filo indistruttibile che ha dentro un’infinità di conoscenze che vanno avanti nel tempo“.
Riporto infine due voci “fuori dal coro”, quella di Eleonora, che scrive creativamente: “La filosofia è un modo di essere di una persona: quando una persona ha compiuto un atto molto bello vuol dire che è una persona che ha a che fare con la filosofia” – dichiarando, senza saperlo, il nesso greco (e soprattutto platonico) tra verità, bellezza e bene.
E quella di Luca, che si trova a far parte di una classe dove si sono costituiti due “partiti” che rispettivamente sostengono e negano l’esistenza degli alieni o della fine del mondo. Poiché, evidentemente, c’erano già dei precedenti di disputa su questi temi, non potevano non emergere nel contesto più generale della discussione. E di fatti Luca scrive, piuttosto infastidito: “Se ogni volta bisogna litigare non mi piace” – anch’egli evocando, senza saperlo, il filo polemologico della ricerca filosofica.
In realtà si tratta di “saperi” inconsci, che però sono tutti presenti nella struttura della mente “infantile” (che già non lo è più, poiché la capacità di astrazione è già notevole in questa fascia d’età) e che son pronti ad emergere e ad essere utilizzati. Ed è bene che suscitino anche reazioni emotive. La filosofia non è solo pura ed astratta ragione, ma ha a che fare anche con la manìa e con le concretissime passioni umane.

Rilevo, per concludere, una questione che occorrerebbe approfondire meglio: quella della forma espressiva del pensiero. Certo, la filosofia usa concetti e argomentazioni logiche, ma l’attività del pensiero (cui la mente non si riduce e che a sua volta non è riducibile all’attività filosofica) ha bisogno di pescare a piene mani dal mondo dell’immaginazione, specie nel suo momento sorgivo. E così ciascun bambino esplora tutte le forme che ha a disposizione per esprimere quel che gli ribolle dentro la testa: non solo i pensieri e le parole, ma anche le immagini, la scrittura, la gestualità, l’emotività, ecc.
Come dire che il mito, cacciato dalla porta, finisce per rientrare dalla finestra…

Mario Domina,La filosofia è un filo d’argentoultima modifica: 2011-10-29T18:00:16+02:00da mangano1
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