Giuseppe Granieri, Se i libri di carta si estinguono

DA LA STAMpa 24/9/2011

Se i libri di carta si estinguono

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Il segnale più interessante, questa settimana, è stato un comunicato che ha circolato solo relativamente, ma che potrebbe avere significati profondi.
HarperCollins, uno dei maggiori editori del mondo, ha annunciato che renderà disponibile il suo catalogo in print on demand.
Questo implica che i libri non saranno più stampati e distribuiti, come hanno sempre fatto i grandi editori, ma saranno stampati su richiesta se i lettori li vorranno comprare. L’operazione, che riguarda oltre cinquemila titoli, segna una piccola svolta. Il print on demand era (quasi) sempre stato una prerogativa di piccole iniziative editoriali o del self-publishing. E suppone, per ovvie ragioni, una minore qualità nel confezionamento del volume fisico.

Qui dall’Italia si vede ancora poco, ma negli Stati Uniti il declino dei libri di carta (accompagnato da quello delle librerie) è un tema tutt’altro che speculativo. La settimana scorsa raccontavamo dei dati che mostrano un calo sensibile nelle vendite (in particolare dei paperback), ma in generale si sta cominciando ad accettare e a discutere «culturalmente» l’idea di dover fare a meno dei supporti rilegati.

Quello che sta succedendo è semplice. man mano che le vendite in libreria calano, l’investimento richiesto a un editore per far circolare i libri di carta diventa maggiore e più rischioso. Quindi si tende a stampare meno o a cercare soluzioni meno perfette ma più sostenibili (come il print on demand). Ma non è tutto facile e lineare.

«Se i libri di carta stanno andando verso l’estinzione», si chiede Austin Allen su BigThink, «perchè molti scrittori, inclusi quelli giovani e abituati al web, lottano per pubblicarne uno?».
L’analisi di Allen tocca il punto forse più dirompente per noi che abbiamo imparato ad avere un rapporto con i libri nel XX secolo. Fa l’esempio di alcuni autori che hanno già molta esposizione mediatica, a partire da David Pogue, famoso editorialista del New York Times, e considera che si tratta di persone che hanno già una visibilità superiore a quella che può dar loro un libro.
«Ma a un livello psicologico», sostiene, «non si sentivano pubblicati. I libri di carta portano più prestigio di quanto si possa ammettere». La carta è costosa da produrre, stoccare e distribuire e i «dead tree publishers» (espressione sempre più diffusa che indica gli editori di libri fatti con «alberi morti») devono essere molto selettivi nel decidere su chi investire.
«Questa selezione porta prestigio», dice Allen. «E la storia conta molto: non fosse altro che per il fatto di aver avuto libri di carta per tanto tempo, i libri sono il medium più associato all’idea di cultura alta. E per molti rimangono l’ingresso ufficiale in quel mondo».

Il lungo articolo di Allen va letto tutto, per farci un’opinione spassionata. La sua conclusione è ottimistica: chiude citando i «futuristi dell’editoria», secondo cui si sta vivendo l’ultima fase del libro di carta, e poi ci regala la sua opinione. «Insistono dicendo che i libri a stampa stanno diventando una nicchia, ma se è così la nicchia sta crescendo. E il libro è un totem vivo, non una reliquia sentimentale».

Quello di Allen è soprattutto un punto di vista culturale. Ma la transizione verso il digitale, probabilmente, sarà una questione industriale. Una scelta fatta di decisioni di investimento e aspettative di fatturato. Fino a che punto converrà investire sulla costosa carta se le quote di mercato crollano così rapidamente?
Siamo ancora in una prima fase, quella in cui si possono solo leggere segnali, e c’è molto da comprendere (e inventare) sul modo di affrontare la nuova editoria. Buona parte degli editori non hanno ancora capito come sfruttare le opportunità del digitale ed è difficile immaginare che assetto e che configurazione avrà il mercato nei prossimi anni.
Il problema nodale, come nota il Wall Street Journal, sarà quello di ricostruire una catena del valore. Il mercato ipercompetitivo, con la spinta che viene dal self-publishing, sta esercitando una forte pressione sui prezzi e questo potrebbe implicare dei ragionamenti profondi e molto diversi da quelli dell’editoria tradizionale. E sarà una bella sfida.

Giuseppe Granieri, Se i libri di carta si estinguonoultima modifica: 2011-09-24T19:03:08+02:00da mangano1
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