Ennio Abate, La mia polemica con ” Nazione Indiana”

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<http://www.nazioneindiana.com/2011/09/08/le-parole-e-le-cose-2/#comment-15559<

Ennio Abate
Pubblicato 14 settembre 2011 alle 11:39 | Permalink
Tutto ormai tacendo, a mo’ di riepilogo e di monologo
(e ringraziando ng, genseki e stan per le cortesi o sagge parole spese in questa occasione). [E.A.]

IL TARLO DELL’ESODANTE
RIFUGIATO IN UNA POESIA DI BERTOLT BRECHT

A chi esita*

Dici: «Per noi va male. Il buio
cresce. Le forze scemano.
Dopo che si è lavorato tanti anni
noi siamo ora in una condizione
più difficile di quando
si era appena cominciato.

E il nemico ci sta innanzi
più potente che mai.
Sembra gli siano cresciute le forze, ha preso
una apparenza invincibile.
E noi abbiamo commesso degli errori,
non si può più mentire.
Siamo sempre di meno. Le nostre
parole d’ordine sono confuse. Una parte
delle nostre parole
le ha stravolte il nemico fino a renderle
irriconoscibili.

Che cosa è ora falso di quel che abbiamo detto?

[IL TARLO:
È falso tutto quello che hai detto credendo o fingendo di avere di fronte degli amici o almeno degli avversari curiosi, mentre sapevi o dovevi sapere che avevi di fronte dei nemici, i quali, avendoti individuato come dissenziente, ipercritico, provocatore, ti avrebbero trattato da nemico. Hai visto come hanno evitato cinicamente di pronunciarsi nel merito del tuo discorso e usato il formalismo, come una scacciacani? Ben ti sta. Adesso sai che su certe cose e con tipi come te, quelli di Nazione Indiana “fanno gli indiani”.]

Qualcosa o tutto?

[IL TARLO:
Tutto, tutto. Questi sono i nipotini viziati dei «Fratelli Amorevoli» e non dovevi illuderti. Volevi discutere con loro della guerra in Libia come se fossero Compagni, gente capace          di dubbi, di revisioni, di bilanci del già detto, d’interrogazioni sincere e senza opportunismi sulla crisi di questa democrazia e su che cosa significa «scrivere sulla sabbia di questa Democrazia»?
No, sono dei letterati snob. Discutono e litigano, ma soltanto tra di loro o con i loro simili (accademici titolati). E all’infinito: sul neo-neo-realismo, sul superamento del postmodernismo, sulla prosa-prosa e sulla poesia-non poesia. E hanno tutte le buone citazioni per farl colpo. Ma una banale riflessione sulla Libia, visto che in illo tempore, magari per distrazione, l’avevano cominciata? Giammai. Non è più in agenda. ]

Su chi contiamo ancora?

[IL TARLO:
Su chi s’interroga e dubita sistematicamente. Ma non li trovi né su ««Nazione Indiana» né su «alfabeta 2». E non so dove li troverai di questi tempi… ]

Siamo dei sopravvissuti, respinti
via dalla corrente?

[IL TARLO:
Certamente. Sei nelle condizioni in cui si sono trovati in tanti dopo che il Conflitto è stato sconfitto. Non essendoti venduto e non accettando QUESTA DEMOCRAZIA che esporta guerra, passerai il resto della vita a testimoniare insieme a pochi altri (inascoltati o pochissimo ascoltati) “qualcosa” che nessuno più crede sia veramente accaduta, “qualcosa” di sempre più intraducibile dalla tua «lingua mortua» nella “lingua americanizzata dei vincitori” (e dei loro indigeni servi). Guarderai la corrente senza poterti più immergere in essa. Perché a te fa ribrezzo, mentre loro ci sguazzano dentro ilari o falsamente meditabondi, citando di tanto in tanto anche Fortini o Brecht (in versione imbalsamata). E ti sbeffeggiano, ti fanno la lezioncina. Ti pesterebbero pure e non solo con le parole come hanno pur fatto, se si presentasse l’occasione e tu andassi a ricordargli che «il re(-pubblica) è nudo».]

Resteremo indietro, senza
comprendere più
nessuno e da nessuno compresi?

[IL TARLO:
È probabile visto quello che è in arrivo…].

O dobbiamo sperare soltanto
in un colpo di fortuna?

[IL TARLO:
Meglio di no. La Fortuna i suoi colpi te li ha già dati. E anche in questa occasione. Se proprio ti va di sperare, non cercare tra chi “fa l’indiano”]

Questo tu chiedi. Non aspettarti
nessuna risposta
oltre la tua.

* La poesia di Brecht si legge a pag. 216 di «Poesie 1933-1956», Einaudi, Torino 1977

P.s.

Ieri ho inviato agli indirizzi della mia mailing list la notizia della morte di Edoarda Masi, quella sì una intellettuale che non faceva l’”indiana”. Su lei si legge nel sito de L’OSPITE INGRATO del Centro F. Fortini di Siena
<http://www.ospiteingrato.org/>
L’ho inviata anche al recapito della redazione di Nazione Indiana.
Spero che un post glielo dedichino, saltando il fatto che gliel’ho segnalato io (ma, spero, altri). A meno che non intendano il mio implicito invito come un altro “ricatto”.

Ennio Abate, La mia polemica con ” Nazione Indiana”ultima modifica: 2011-09-14T18:09:59+02:00da mangano1
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