Kayyamsblog,Italia 2011: Una Crisi Economica E Culturale

ITalia 2011: Una Crisi Economica E Culturale
lunedì 22 agosto 2011, posted by khayyamsblog@gmail.com

Unknown.jpegLa crisi economica che ha investito l’Europa, portando la Grecia sull’orlo del caos, fa un’altra vittima: l’Italia. Con il crollo di azioni e titoli di stato delle ultime settimane, i Ministri dell’economia europei si sono radunati in riunioni d’emergenza e, con fronti corrugate e sopracciglia inarcate, hanno messo sotto pressione i governanti italiani, che in risposta hanno annunciato un piano di austerity che prevede tagli per quasi 68 miliardi di dollari.

Come per l’economia, un’altra crisi, sebbene di minor risalto all’estero, sta investendo il paese: gli antichi monumenti e il patrimonio culturale italiano stanno crollando. Venezia affonda, il Duomo di Firenze mostra crepe e si sfalda, mentre in Sicilia le antiche chiese Normanne sono barricate con assi.

Che antiche strutture si degradino con il passar del tempo non è una novità. Ma le sventure italiane non si fermano al travertino. Dal 2008 ci sono state ben 15 gravi emergenze archeologiche nell’area di Pompei e molte altre nel resto nel paese, causate da negligenza e tagli di bilancio. Il tetto della Domus Aurea di Nerone a Roma ha ceduto, distruggendo una galleria e un soffitto dorato. Nel Colosseo, tre grandi pezzi di malta sono caduti al suolo poche ore prima che il monumento aprisse al pubblico. E l’antica città che il vulcano non cancellò completamente, potrebbe essere finita dalla mancanza di fondi: a novembre la bimillenaria “Schola Armaturarum” di Pompei è crollata in un cumulo di macerie.

Sebbene l’Italia possegga il maggior numero di siti UNESCO al mondo, il bilancio per la cultura è stato dimezzato negli ultimi tre anni da 603 milioni a 340 milioni di dollari, sufficienti appena per la manutenzione o la preservazione. “Chi dice che il taglio al bilancio per la cultura in un paese come l’Italia è la giusta soluzione non capisce niente”, sostiene il Ministro della Cultura Giancarlo Galan e avverte che altri tagli al bilancio non solo metteranno in pericolo le opere d’arte e i tesori artistici, ma faranno cattiva pubblicità all’estero.

Poche settimane fa l’associzione per la protezione del patrimonio nazionale italiano, Italia Nostra, ha lanciato un segnale di emergenza, richiedendo all’UNESCO di inserire Venezia nella sua lista di siti in pericolo, per cercare di fermarne la distruzione. “Se volete Venezia senza le lagune, allora continuate a tagliarci i fondi” dice Lidia Fersuoch, presidente della sezione veneziana di Italia Nostra. “Abbiamo un turismo incontrollato a Venezia (…) e il Canal Grande è diventata un autostrada per le barche. Allo stesso tempo nessuno investe in restauri o manutenzione. Di questo passo non rimarrà più niente.”

In gioco non vi è solo l’attaccamento sentimentale ai monumenti nazionali. I millenni di ricchezze dell’Italia attraggono più di 45 milioni di visitatori ogni anno, facendo del turismo l’industria primaria del paese, che contribuisce l’8,6% al prodotto interno lordo. L’Italia, come marchio, non denota solo qualità e bellezza, ma produce anche euro. Poche persone comprendono il potere del marchio come Diego Della Valle, capo dell’azienda di prodotti in pelle di lusso Tod’s, e il suo amico Luca Cordero di Montezemolo, presidente della Ferrari. Come versioni moderne dei Medici nel rinascimento, si danno da fare per salvare il patrimonio italiano attraverso donazioni, sponsorizzazioni e le loro conoscenze sociali.

In un pomeriggio d’estate al Teatro La Scala di Milano, il rumore di martelli e motoseghe echeggiavano fra i muri in un allegro fortissimo mentre Della Valle sedeva sotto il palco in una poltrona di velluto rosso. Questi suoni, molto più rumorosi di un brusio emesso da invisibili strumenti a fiato che suonano da qualche parte dietro le quinte, era musica per le sue orecchie; il magnate delle scarpe ha donato più di 7 milioni di dollari al teatro dell’opera, la più grande donazione dei suoi 233 anni di storia, un regalo che permetterà ai cantanti di esibirsi ancora per qualche stagione a scapito di un taglio del bilancio che minaccia il patrimonio culturale italiano. “La Scala è uno dei primi 10 simboli dell’eccellenza culturale italiana,” commenta Della Valle. “Ciò ne fa una parte vitale della nostra immagine globale. Chiuderlo sarebbe come mandare un messaggio al resto del mondo che all’Italia non importa niente.” La generosità dei magnati è una necessità perché il paese cade a pezzi.

Montezemolo ha, naturalmente, dei gusti impeccabili e senso dell’umorismo. Accarezzando un motore Ferrari in esposizione nel suo sontuoso ufficio romano, si concede solo una strizzata d’occhio ad un giornalista mentre dice: “Dobbiamo parlare di più che solo di scarpe. L’Italia è eccellenza. Dalla nostra storia e archeologia fino ai tramonti di Capri. Nessun altro paese al mondo ha un catalogo da offrire come il nostro. Quando vedo come lo stiamo buttando via, mi si spezza il cuore.”

Le ragioni sono in parte egoistiche. I loro successi dipendono dal prestigio che l’Italia gode per i suoi beni di qualità, giudizio estetico e cultura. Un prestigio minacciato dalla fatiscenza del paese e, sotto il presidente del consiglio Silvio Berlusconi, dalla reputazione di corruzione e scandali sessuali.

“Un monumento che rappresenta l’Italia nel mondo deve essere restaurato,” dice Della Valle, che ha donato più di 36 milioni di dollari per salvare il Colosseo dopo che il Ministero della cultura riconobbe di non poter far fronte agli enormi costi di gestione. “Per il nostro gruppo, che vive sulla reputazione ‘Made In Italy’, non è una scelta. E’ una cosa che dobbiamo fare.” Non vi è mai stato nessun coinvolgimento privato di così larga scala in Italia prima d’ora perché lo stato possiede i beni culturali del paese, ed è quindi il loro presunto custode. Ma con le casse del governo in rosso, questi uomini d’affari stanno adottando monumenti e incoraggiano altri a fare altrettanto.

A giugno Montezemolo ha lanciato un’iniziativa chiamata “Italia Futura” con l’obbiettivo di sponsorizzare progetti nel paese e spingere a contribuire altri che dipendono dalla reputazione dell’Italia. Si compiace nel ricordare ai suoi pari che “Made in Italy” non significa niente se le prime pagine dei giornali mostrano solo muri fatiscenti e impalcature. “La cultura è il cuore dei nostri affari” dice Montezemolo. “Se non investiamo, non abbiamo futuro.”

Italia Futura è in parte un gruppo di esperti, una comunità sociale, il cui scopo è fondere politica, filantropia, economia e cultura. Molti in Italia speculano che questo sia solo un primo passo per la creazione di un partito politico comandato da Montezemolo. Per adesso, però, serve a raccogliere fondi per alcuni dei progetti più urgenti nel paese, come la rivitalizzazione del porto di Genova.

Mentre la forza di Montezemolo è nel raccogliere fondi, Della Valle ha donato molto denaro privatamente, più di 40 milioni di dollari, senza aspettarsi pubblicità e lasciando piena libertà su come debbano procedere le restaurazioni. La sua azienda sta inoltre finanziando un restauro di due anni del Colosseo, un’impresa non facile visto i 2000 anni di storia dell’anfiteatro. I lavori dovrebbero iniziare quest’autunno e includono pulizia, manutenzione e l’aggiunta di alcune strutture per facilitare l’accesso a disabili e anziani. Della Valle pianifica anche di sponsorizzare gite a Roma per chi non potrebbe altrimenti visitare il monumento. Della Valle confessa di avere ragioni sentimentali per accollarsi un tale lavoro. “Ricordo di aver visto il Colosseo per la prima volta quando ero un ragazzino e mi ha impressionato molto.”

Di corporatura robusta e con uno sguardo vivace dietro gli occhiali a montatura rotonda, Della Valle ha l’eleganza e il fascino di uno statista. La sua famiglia viene dalle Marche, dove il nonno faceva il calzolaio. Il padre espanse il giro d’affari, producendo scarpe per grandi magazzini di lusso come Saks e Neiman Marcus. Della Valle prese la guida della società nel 1978, lanciando il marchio della famiglia con il nome J.P. Tod, trovato in un elenco del telefono di Boston. Nacquero così le famose scarpe da guida con la suola a gommini e Della Valle in breve tempo tramutò il marchio in uno dei più prestigiosi d’Italia. La casa in cui vive con la moglie e un figlio 12enne è un monastero del XVII secolo a Casette d’Ete, vicino alla fabbrica di scarpe, un palazzo che vale 60 milioni di dollari e pieno di arte. E come si addice a un magnate, Della Valle ha case a Capri, Roma, New York e Parigi. È proprietario di uno yacht di mogano (appartenuto a John F. Kennedy), un elicottero Dolphin e un aereo jet Falcon 2000, e anche, naturalmente di una Ferrari. Ma lui condivide la sua ricchezza con altri. I suoi impiegati mangiano gratis nella mensa comune, e i loro figli vanno gratis nell’asilo appartenente alla scuola che suo figlio ha frequentato.

Montezemolo, al contrario, è un playboy ruspante, una specie di Richard Branson italiano. Magro, instancabile con i capelli lunghi e un profilo regale, è come un fiume in piena, energetico e apparentemente inarrestabile, salta di palo in frasca spesso in una stessa frase. Nato a Bologna da una famiglia aristocratica, per un breve periodo di tempo è stato un pilota professionista di auto da corsa, ma ha anche studiato Giurisprudenza alla Columbia University prima di ritornare in Italia, dove velocemente è arrivato alla vetta dell’impero Fiat. Nonostante non confermi né neghi alcuna ambizione politica, si dice che abbia messo gli occhi su qualche posizione politica del dopo-Berlusconi; inoltre ha avuto un ruolo di primo piano nella creazione della prima linea ferroviaria privata italiana, la NTV che verrà lanciata nei prossimi mesi. Affascinante e misterioso, vive a Roma, ma confida che in un mondo ideale vorrebbe dividere il suo tempo fra l’Italia e New York. È stato sposato 3 volte, di recente con una donna 29enne che ha sposato quando lui aveva 52 anni, e ha 3 figli.

I due uomini, che si sono conosciuti all’università, sono la quintessenza dell’italianità, l’impersonificazione del gusto e del fare del marchio “Made in Italy”. (L’azienda di Della Valle ha persino progettato le scarpe per auto, fatte apposta per guidare la Ferrari dei suoi amici, vendute esclusivamente nei negozi Ferrari). Naturalmente, molti marchi di lusso in Italia e nel mondo devolvono soldi per cause filantropiche e umanitarie. Bulgari, ad esempio, ha donato 15 milioni di dollari ricavati dalle vendite di un anello appositamente creato per i progetti “Save the children” in Afghanistan e Africa. Gucci ha donato 9 milioni di dollari dai profitti delle sue borse UNICEF per il progetto African Schools. Negli Stati Uniti Ralph Laurent ha donato 10 milioni di dollari per restaurare l’originale Star-Spangled Banner, e in Francia Giorgio Armani ha devoluto 170 mila dollari per rinnovare la pittoresca chiesa di Parigi di St-Germain.

Ciò che distingue la situazione italiana è che la lista di tesori nazionali in pericolo è troppo lunga e la situazione attuale veramente triste. Il Ministero della Cultura italiano ha le mani legate in termini di fondi, visto che il governo negli ultimi 6 anni ha dimezzato il budget annuale per la cultura e a giudicare dalle più recenti notizie economiche, si prevedono ulteriori tagli. In aggiunta a tutto ciò, ultimamente il Ministero ha subito generiche accuse di inadeguatezza e di cattiva gestione. Sandro Bondi, il predecessore dell’attuale Ministro della Cultura Galan, si è dimesso l’anno scorso in seguito alle accuse di non aver saputo gestire il sito archeologico di Pompei. A luglio, un rapporto negativo stilato dalla corte italiana degli uditori ha condannato il Ministero per gestione insufficiente e mancanza di trasparenza, e ha concluso che le necessità culturali dell’Italia “eccedono di molto le risorse disponibili, nonostante non ci sia dubbio che l’adeguata conservazione e promozione del suo patrimonio avrebbe un impatto positivo sull’industria turistica”.

Della Valle dice che non vuole iniziare a criticare indiscriminatamente sui motivi per cui le cose vanno così male: “È controproducente iniziare a analizzare cosa è andato storto”, dice. “Le nostre energie dovrebbero essere impiegate a capire cosa possiamo fare da questo momento per andare avanti e concentrarci su come riparare ciò che abbiamo. Lo abbiamo adesso, non possiamo perderlo”.

Sebbene dica che l’Italia non è in vendita, Galan è un sostenitore dell’iniziativa privata. In effetti il Ministero ha iniziato ad affidarsi agli imprenditori e adesso spera che un donatore privato salvi la villa dell’Imperatore Adriano, vecchia di 1800 anni, che si trova fuori Roma e che necessita di almeno 3,5 milioni di dollari per restare aperta ai suoi 250000 visitatori annuali.

Naturalmente, siccome siamo in Italia, tutto deve essere fatto col miglior gusto possibile. Non ci saranno placche visibilmente pacchiane o uno sponsor popolare. Il restauro del Colosseo ha regole molto precise: Tod’s non può ricoprirlo con il suo marchio aziendale. “Sono sicuro che tutti pensano che io abbia la chiave del Colosseo adesso”, dice Della Valle. “Ma stiamo facendo questo senza alcuna speranza di guadagno. Se voglio visitarlo, devo comprare un biglietto come tutti.” Montezemolo, da parte sua, è rapido nel fare la distinzione fra sponsorizzare un restauro e trasformare un sito in un parco tematico. “Non voglio che Pompei diventi una Disney World”, dice. “Ma non voglio neanche che scompaia del tutto”. Trovare l’equilibrio tra queste due visioni sarà un colpo da maestro: salvare il paese senza venderne l’anima.

I due magnati del lusso sperano che i loro colleghi li aiutino a salvare le gemme culturali del paese, ma Della Valle crede che ci vorrà una generazione prima che le persone inizino a capire l’importanza di preservare gli antichi artefatti e di investire nella reputazione dell’Italia. “È importante che il mondo veda che ci occupiamo di ciò che abbiamo”, afferma. “Spero che anche altri facciano lo stesso.”

Il suo amico Montezemolo esprime il concetto in termini persino più patriottici: “Io sono davvero orgoglioso di essere italiano. Non posso immaginare che chiunque si ritenga italiano non voglia fare qualunque cosa in suo potere per salvare posti come questo.”

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Kayyamsblog,Italia 2011: Una Crisi Economica E Culturaleultima modifica: 2011-08-27T16:27:22+02:00da mangano1
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