Carlo Infante,L’i-pertinenza del web

DA l’UNITA’

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L’i-pertinenza del web
di Carlo Infante

Può apparire come una questione solo teorica per addetti ai lavori ma, in questa Società dell’Informazione che ha sostituito i modelli sociali precedenti, gestire le informazioni vale come una filiera industriale. E’ uno dei nodi centrali in un sistema in cui la ricchezza non è più basata sugli assetti manifatturieri ad ampio spettro ma sulla capacità di fare economia in via compatibile alle domande che emergono. Questo è il punto: capire al volo e con più precisione possibile le dinamiche in atto.
C’è una parola che ha coniato Derrick De Kerchkove, l’erede di Marshall McLuhan, per definire questa qualità che chi naviga nel web tende ad affinare. E’ i-pertinenza e suona vagamente ironica, perché evoca l’ impertinenza. Eppure è il suo contrario, permette di interpretare le possibilità ipertestuali della rete, coniugandole con quelle interattive che sollecitano immediatezza e pertinenza,appunto. Queste nuove forme di trasmissione multimediale della conoscenza corrispondono alle nostre dinamiche naturali di elaborazione del pensiero. Tendono alla personalizzazione del rapporto con le informazioni per cui i percorsi cognitivi di apprendimento possono essere gestiti con migliore consapevolezza, a partire dalle dinamiche di condivisione che l’intelligenza connettiva del web sollecita.
L’ipermedia è inoltre in grado di coniugare le immagini con testi e suoni, stimolando il coinvolgimento emozionale e riducendo la distanza fra razionalità ed emozione. E’ in questo senso che i due approcci cognitivi, quello simbolico, proprio del riconoscimento testuale e quello senso-motorio possono integrarsi.
Anni fa Jacques Delors, nel promuovere il “Libro Bianco” dell’Unione Europea Insegnare e apprendere: verso la società cognitiva di Edith Cresson (UE, 1996), lanciò in questa direzione un segnale preciso: “imparare ad imparare lungo il corso della vita: la scuola non può insegnare tutto”. L’ i-pertinenza comporta questa flessibilità psicologica che si esplicita nel mettersi in gioco, una condizione propria di chi opera “ludicamente” ed è agile nel pensiero attraverso la rete. Ciò permette di selezionare la pertinenza delle parole a colpo d’occhio, come nell’ uso della tag cloud: la “nuvola” delle parole chiave. Lì si esplicita l’impatto percettivo insieme a quello cognitivo. Con la tag cloud è possibile fare “palestra” per coniugare gli automatismi del web con la nostra elaborazione sinaptica e ricombinante, i-pertinente.
Di questi temi si tratterà a Castelsardo nell’ambito delle conversazioni sul futuro digitale nel Mediterraneo e insieme si presenterà anche l’uso della tag cloud come pratica i-pertinente di partecipazione alla discussione, utilizzando twitter.

Link utilizzando Manifesto dell’i-pertinenza

<http://smart.thinktag.org/system/files/6689/Manifesto_p.pdf?1292164580 >

l’incontro tematico a UnIsolaInRete
<http://www.unisolainrete.it/i-saperi-in-divenire-nella-condivisione-della-conoscenza/ >

un esempio di Tag Cloud
<http://www.youtube.com/watch?v=hSgDerhIjV8 >
17 agosto 2011

Carlo Infante,L’i-pertinenza del webultima modifica: 2011-08-18T12:42:39+02:00da mangano1
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