Ennio Abate, Sul blog IMMIGRATORIO Su Biagio Cepollaro* Un’intervista (mancata)

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sul blog IMMIGRATORIO

Su Biagio Cepollaro*
Un’intervista (mancata)
sulle sue scritture
giugno 2006

*Biagio Cepollaro ( Napoli, 1959). Poeta e teorizzatore del “postmoderno critico”. Ha fondato con altri la rivista sperimentale Baldus (1990-1996)  e promosso il Gruppo ’93. Dal 2004 ha avviato, sul suo sito ufficiale (http://www.cepollaro.it/), le edizioni on line di Poesia italiana E-book  e altre numerose iniziative di poesia e critica.

1.
È sbagliato pensare che nella tua poesia la formazione letteraria (letture, partecipazione a gruppi poetici, ecc.) abbia avuto un maggior peso rispetto alla tua esperienza della “gente comune”, cioè distante o più estranea all’immaginario letterario?

2. 
Lo scriba. Dai più volte  «un autoritratto sfregiato» (Luperini) dello scrittore contemporaneo. Majorino, invece, in Prossimamente  ne parla ancora con convinzione (e mie perplessità) come di un protagonista, un «eroe scrivente».  Non ti pare che, anche nell’area della scrittura “di resistenza” alla Foucault (escludo i commercializzati) – sia che si usino toni dimessi o forti – ci si ostini a testimoniare più la sofferenza e il disagio degli scrittori che dei non scrittori? che, insomma, gli scrittori restino ai margini sia del potere che opprime che della sofferenza dei molti che lo subiscono o vi si adattano?
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giovedì 28 luglio 2011

Su Pietro Cataldi*
Perché leggere Dante (oggi)?
in Allegoria n. 31 Aprile 1999

* Pietro Cataldi [in preparazione]

Basta Dante (oggi)?
Una risposta al Perché leggere Dante (oggi)? di Pietro Cataldi.[1]

Non è per vocazione all’irriverenza se diffido di quasi tutti i discorsi sui valori, che di solito si aggirano in nebulosità idealistiche buone per tutte le stagioni e tutti i luoghi e quasi mai si misurano con le pratiche individuali e sociali, preferendo volare come aquiloni inafferrabili sempre alto, troppo alto.
Quando poi a parlare di valori in tempi grami come i nostri e a riproporcene uno, Dante addirittura, è uno studioso che stimo come Cataldi, mi trovo spiazzato e imbarazzato nell’esprimere il mio dissenso almeno per tre buone ragioni:
1. Cataldi si riferisce ad un contesto reale, alla scuola d’oggi; e ha presente figure concrete: studenti riottosi, ministri pragmatici, insegnanti presi tra due fuochi (gli studenti e i programmi ministeriali);
2. rimanda a un monumento quasi inattaccabile come Dante, dal quale per secoli i discorsi epocali o contingenti fatti sui valori hanno succhiato energia universale;
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sabato 23 luglio 2011

Su Franco Tagliafierro*
Il palazzo dei vecchi guerrieri
Lampi di stampa, Milano 2009

*Franco Tagliafierro (Teramo, 1941). Narratore. Ha pubblicato tre romanzi: “Il Capocomico”, “Strategia per una guerra corta”, “Il palazzo dei vecchi guerrieri”; e “Racconti a orologeria”.
 
12 dicembre 2010 (anniversario della strage di Piazza Fontana)
 

 
Il Palazzo. Ah, quale simbolo!

1. Un romanzo amarissimo
 
Il palazzo dei vecchi guerrieri è per me un romanzo amarissimo. Perché, vecchio quasi quanto i personaggi protagonisti, vi riconosco senza fatica, pagina dopo pagina, gli echi disastrosi e deprimenti della storia politica italiana del secondo Novecento. E perciò, malgrado le sapienti e garbate velature ironiche (e autoironiche) del narratore, non esito a collocarlo nel filone pessimistico del romanzo italiano.  Magari unicamente per la scelta finale del  protagonista, Macario Bentivegna (nome di comico e cognome augurale di speranza),  di fare da solo tabula rasa – e per «legittima difesa», e con l’esplosivo – del Palazzo a cui era così affezionato. Gesto che l’avvicina all’anonimo protagonista de La vita agra di Bianciardi, il quale voleva far saltare in modi simili il «torracchione»; e prima ancora al protagonista de La coscienza di Zeno di Svevo, che s’attendeva la guarigione dell’umanità malata da «una catastrofe inaudita prodotta dagli ordigni».
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Su Sandro Briosi
Simbolo
La Nuova Italia, Firenze 1998

27 giugno 1997
Caro Sandro,
                    ho letto (due volte) il tuo saggio in dischetto sul Simbolo, appassionandomi su varie questioni […]. Ora in questa lettera, districandomi dal labirinto concettuale in cui mi hai guidato e dai duelli con semiologi neopositivisti, antropologi e filosofi pansimbolisti, critici lacaniani e benjaminiani, cerco di precisare,  a mio uso e consumo innanzitutto, le zone di sintonia, di simpatia o di perplessità su quanto scrivi.

 Mi ritrovo o simpatizzo in gran parte con la tua lucida e responsabile delimitazione del campo:  riconoscimento dell’emotività come  fonte del senso del simbolo (6),  base della costruzione d’immagini nella poesia  e di una comunicazione legata al vissuto personale in contrasto sia con la concezione puramente razionale e ultracodificata dei positivisti-semiologi  sia con il pansimbolismo. Anche per il fatto di non avere conoscenza diretta dei  tanti autori da te esaminati, la mia lettura si è lasciata attirare da brani, singole affermazioni che smuovevano in me curiosità e rimandi a nozioni o problemi afferrati altrove.
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Ennio Abate, Sul blog IMMIGRATORIO Su Biagio Cepollaro* Un’intervista (mancata)ultima modifica: 2011-07-31T16:34:11+02:00da mangano1
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