Roberto Moro,Il presente/passato8divagazione sulla rassegna stampa quotidiana di 1900 anni fa

Il presente/passato

divagazione sulla rassegna stampa quotidiana di 1900 anni fa

 

Milano, 28 luglio 20011

 
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Caro Attilio,

 

sono ormai ai confini del tempo, del tempo della vacanze intendo. E chiudo la mia ossessione di scrittura per tutto un mese: niente libri, niente PC, niente giornali. Se cade il governo fammelo sapere.

Per uscire dalla miserabile quotidianità dell’informazione, da qualche giorno al mattino e alla sera rileggo i classici della storiografia antica: i classici latini. E automaticamente sono caduto dalla padella nella … brace.

È un esercizio che, da storico, ti invito a fare durante la pausa estiva, ci aiuterà a riprender il filo delle nostre ormai rare (ma non mi lamento) conversazioni. Se davvero si vuole andare alle radici del senso della storia, del suo uso pubblico, delle strutture della comunicazione politica, un giro da quelle parti val la spesa di farlo. Nessuna esperienza narrativa è più limpida e più profonda, più trasparente e coinvolgente. In tutte le sue forme canoniche, nei suoi vari generi (storia, annalistica, biografia, retorica, ecc.), questa storiografia è una continuata replica dei sé stessa e, poiché si fonda “ad urbe condita”, il suo raggio temporale, la sua manipolazione della temporalità è dichiaratamente mitica: celebra il mito della fondazione e garantisce sempre la congruità con questo evento delle origini. Un evento incerto, immaginario, misterioso e ignoto agli stessi autori/narratori. È in altri termini “storia di Roma” e cioè di una unità etnico/culturale che non prevede alcun altro racconto possibile, la rappresentazione è unica e totalizzante. La storia romana è un processo di globalizzazione cultuale che dura quasi dieci secoli, ed è su questa rappresentazione che si fonda, al pari della Bibbia, tutta la realtà e cioè un presente che è solo passato è un passato che è solo presente. Un processo che è sopravvissuto, e mi ha segnato in tutto il mio essere (fascismo e liceo classico), fin nel cuore del secolo scorso.

Ed ecco quindi una esemplificazione di ciò che chiamiamo un sistema e sul quale ti invito da tempo a riflettere.

E cosa emerge dalla rappresentazione di questo sistema? Quali sono gli elementi che lo compongo e che interagiscono tra loro dandogli stabilità nelle strutture e capacità di assorbire, modellare il mutamento?

A rileggere oggi, nel mio mutato clima di approccio alla realtà, questi “classici” (Cesare, Livio, Svetonio, Tacito,  Tacito, Ammiano) sull’arco di 5 secoli (da I a.c. al IV d.c.) il quadro che emerge è deludente e il sistema appare davvero visibile: lo si può ben spiegare.

È una guerra interminabile per bande, gentes, tribù, famiglie raccolte in fazioni tenute insieme dalla permanenza stessa del conflitto (l’interazione). Un universo di  molecole e cellule (gli elementi che interagiscono in base a comportamenti costanti) tenuto insieme da sopraffazioni, delazioni, macchine del fango, colpi di stato, purghe, omicidi e cementato dalla corruzione endemica, dalla concussione come ragione di funzionamento, di impunità ricorrenti e dal sistematico scavalcamento delle regole: nemmeno i privilegi hanno un minimo di stabilità. Certo non ci trovi neppure un’ombra della civiltà giuridica tanto proclamata. Non ci trovi gli eroi e non ci trovi gli exempla non la virtus, mentre risulta evidente che le sorti della res pubblica è davvero l’ultimo dei problemi, un topos retorico e nulla di più.

Aveva alla fine ragione il grande Maestro Mario Attilio Levi ne rubricare tutta la struttura del sistema politico romano (in tutta la sua storia) come una costante disgregazione/aggregazione di famiglie e tribù nelle quali il cittadino (o il popolo) altro non era che un modesto criterio di identificazioni rispetto alla condizione servile. E per altro un criterio del tutto mobile e mutevole: marginale

Che abbaglio per tutta la storiografia della modernità, e che lucidità nel nostro Machiavelli così intimo alle scazzotature da osteria e così curioso di ritrovarle nelle “antiche corti” !

La struttura sistemica che si può leggere al di sotto di questa celebrazione/manipolazione mitografica è di una evidente solidità, destinata a “durare” (e Montesquieu lo ha capito benissimo) e non appare diversa da quella che corre lungo tutti i nostri 150 anni di Unità. Una guerra per bande. Il passato si confonde con un eterno presente e il presente non è lo specchio del passato: è il passato in sé.

Si capisce allora perché il crollo dell’impero sia stato e sia ancora un rebus e un interrogativo centrale all’analisi storica del mondo romano. Il racconto della sua esperienza comincia appunto dalla sua fine, dal suo collasso e di questo ne porta i tratti in relazione ai canoni interpretativi adottati di volta in volta.

Dunque torniamo all’epistemologia della complessità.

Le componenti del sistema sono le molecole che interagiscono tra loro, le particelle elementari. In base alla struttura del sistema (comunicazione, gerarchia, proprietà emergenti, auto-oroganizzazione, capacità di replicarsi), queste particelle elementari (gurppi, tribù, famiglie, gentes, clientele, apremtele, ecc.) tengono unito il sistema che si fonda su due macrosistemi (cittadini e schiavi che, a loro volta, sono comunicanti) e lo replicano adattandolo con procedure di autopoiesi. Mutano la loro identità e questo appare come un fenomeno del tutto marginale e funzionale al sistema stesso. Il sistema si dilata per effetto della sua forza e dilatandosi, per effetto di entropia (il secondo principio della termodinamica), raggiunge i confini del caos. Qui cambia il tempo e lo spazio che sono l’habitat del sistema, la sua struttura profonda. Il processo non andrebbe rubricato come discontinuità, ma coma alterità. Le “persistenze”, se poi davvero vi sono, o quegli elementi di continuità che portano la memoria del mondo antico fino ai miei banchi di scuola alle elementari e al liceo, tali nono sono. Non sono davvero memoria e neppure persistenze. Son le componenti di un sistema tutto nuovo che ne fa uso nelle sue proprietà per vivere e riprodursi per quello che è. Non sono né menzogne, né manipolazioni. Sono fattori di novità e creazioni spontanee del nuovo processo (paradigma) comunicativo di un altro sistema.

Sarebbe interessante, certo divertente e forse utile se gli storici cominciassero a reginare su questi possibili modelli analitici.

Se davvero siamo arrivati, nel nostro microsistema politico nazionale ai margini del caos, staremo a vedere.

 

Un saluto e buone vacanze

 

Roberto Moro,Il presente/passato8divagazione sulla rassegna stampa quotidiana di 1900 anni faultima modifica: 2011-07-29T10:32:23+02:00da mangano1
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