MARIO BAUDINO, Templari, mito da maneggiare con cura

25/7/2011

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Templari, mito da maneggiare
con cura
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MARIO BAUDINO

Una delle storie popolari più diffuse in Europa durante e dopo la Rivoluzione francese, degna di Alexandre Dumas, raccontava questo: quando Luigi XIV ebbe la testa mozzata dalla ghigliottina, tra la folla in delirio si fece avanti un vecchio dall’aspetto sciamannato che, bagnandosi col sangue del re, lanciò un grido terribile: «Giacomo di Molay, sei vendicato!». Può anche darsi che sia successo veramente. Perché da almeno un secolo le luci si erano riaccese su questo personaggio, arso nel 1314 per ordine di Filippo il Bello. Fu l’ultimo gran maestro dell’ordine dei Templari, i monaci guerrieri nati a partire dal 1120, un anno dopo la conquista di Gerusalemme, col compito di combattere i musulmani e proteggere i pellegrini.

Quando la rivoluzione uccise il re i Templari erano ormai usciti dall’oblio per entrare in una robusta leggenda; stavano diventando una favola in cui sette esoteriche, massoni, visionari d’ogni genere, artisti e negromanti mettevano un po’ di tutto, a piacere, immaginandoli depositari di un sapere segreto appreso in Palestina e sopravvissuto alla distruzione dell’ordine voluta per ragioni più che altro finanziarie dal Re di Francia. Qualcuno ha fatto loro scoprire l’America, prima di Colombo. E Breivik, il folle norvegese, non è certo il primo che si dedica a una strage «templare»; ci sono dei precedenti, come il caso di un Ordine del Tempio (solare, questa volta) che fra il ’94 e il ’95 in Svizzera e nel ’97 in Canada organizzò suicidi in massa.

Il «crociato» di Oslo guarda di preferenza agli aspetti storicamente accertati, se pure accontentandosi, nel suo manifesto, di Wikipedia. I Templari erano popolarissimi nell’Occidente cristiano. Nati come un piccolo gruppo associato ai canonici agostiniani incaricati di celebrare il culto nella moschea di al-Aqsa, divennero una grande potenza militare e, nel tempo, finanziaria, una specie di sacra multinazionale guerriera. La loro popolarità nell’Occidente cristiano nasceva dal fatto che si battevano con grande coraggio e rigida disciplina contro i musulmani, che la regola dell’ordine era stata scritta da San Bernardo di Chiaravalle, straordinario predicatore.

Alla lunga, dato il corso che prese la storia, perdevano sempre, e alla fine persero tutto (a causa di una sorta di Tangentopoli medioevale) ma questo aspetto, per i loro remoti seguaci del terzo millennio, è sicuramente irrilevante. E in ogni caso, sia nella tradizione esoterica (cominciata col «demologo» Cornelio Agrippa nel Cinquecento, fino al Codice da Vinci di Dan Brown) sia in quella più politica, finiscono per essere interpretati alla luce di un ideale ambiguamente «bianco» e occidentale, e altrettanto ambiguamente religioso. Umberto Eco nel Pendolo di Foucault ha lasciato una sentenza lapidaria: «Quando uno tira in ballo i templari è quasi sempre un matto». I templari sono perfetti per tutti gli usi: un contenitore da riempire di miti a piacere, anche i più folli. Poi, qualche volta, i miti uccidono.

MARIO BAUDINO, Templari, mito da maneggiare con curaultima modifica: 2011-07-26T16:45:39+02:00da mangano1
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