GIUSEPPE GRANIERI, Abbiamo ancora bisogno delle librerie?

da LA STAMPA

23/7/2011
GIUSEPPE GRANIERI,
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Abbiamo ancora bisogno delle librerie?

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La liquidazione di Borders, una delle maggiori catene di librerie americane, ha un significato molto profondo. A partire da quasi undicimila posti di lavoro a rischio e dalle possibili implicazioni economiche anche per gli editori e per gli autori.
Ma la notiza ha avuto anche un valore emotivo forte per tutto il mondo del libro, che -con maggiore o minore prudenza- ha letto nella vicenda un segnale importante per il futuro.

La versione ufficiale dell’ABA (l’American Booksellers Association, l’associazione dei librai americani) è che la perdita di Borders rientra in una logica complessiva di ridimensionamento naturale di un settore che era cresciuto al di là delle possibilità reali. Ma non dovrebbe essere un sintomo di un effetto a catena che porterà a chiudere tutte le librerie fisiche.

Il dibattito però spazia molto. «Abbiamo ancora bisogno di librerie?» si chiede Catherine New sul Daily Finance. «In realtà no», dice, «almeno se parliamo di avere accesso ai libri e alle informazioni». Con i libri digitali, argomenta poi, è tutto molto più facile. E persino gli aspetti sociali della libreria (l’incontro con altri lettori) si stanno spostando in ambienti online. Il pezzo si intitola Bye Bye, Borders: Do We Still Need Brick-and-Mortar Bookstores?.

Ian Crouch, sul New Yorker, esprime posizioni sulla stessa linea. Probabilmente la chiusura di Borders non significa la fine del libro, ma è sicuramente un indizio forte di come sta cambiando l’editoria. E va al punto chiave: «Gli ebook e gli ereader non sono la fine del mondo: sono solo un modo nuovo che i lettori hanno per comprare i libri, e che le librerie e gli editori hanno per venderli». Leggi tu stesso: Books Without Borders.

Non mi pare ci sia dubbio su questo. Sono le «nuove» abitudini dei lettori una delle forze più dirompenti della transizione del libro nell’universo digitale. Si tratta di un cambiamento che non viene rispecchiato dai numeri o dalle statistiche. Certo, le vendite degli ebook sono cresciute anche a maggio del 147% e si tratta di dati che tengono conto solo degli editori tradizionali, mentre i numeri del self-publishing (assai rilevanti) non sono contabilizzati.
Il punto vero, però, non è quanti lettori passano al digitale. Piuttosto è l’osservazione di come i primi a cambiare le proprie abitudini siano i lettori forti. Che non entrano più in libreria o, se ci entrano, scoprono i libri e li comprano in digitale.

C’è poco da fare: le nostre abitudini evolvono molto in fretta. Jamie Todd Rubin, scrittore di fantascienza e lettore forte, descrive in un bel post come sia cambiato il suo modo di leggere e di scoprire e comprare i libri. La sua prima scelta è comprarli online, ma se va in libreria cerca subito la versione digitale. «Su carta compro ormai solo i libri che non esistono in ebook», dice, «o quelli che voglio collezionare». Dal 2009 ha comprato circa 100 ebook e 20 libri di carta. «Ma i libri di carta li ho comprati solo perchè li volevo autografati da qualche altro scrittore». Il pezzo è bello e interessante. Si intitola: The Death Of Borders And My Book-Buying Practices
E anche in Italia, sebbene qui da noi il processo sia ancora nascente, si leggono sempre nuove testimonianze. Una molto bella, di questi giorni, viene ovviamente da un’altra lettrice forte: la scrittrice Luisa Carrada. Il post è fulminante, a partire dal titolo: Una rivoluzione in 15 giorni.

Che cosa succederà se i lettori forti, uno dopo l’altro, come è prevedibile smetteranno di frequentare le librerie? Probabilmente un effetto a catena, perché le librerie sono anche una delle consuetudini più forti di discoverability del libro. L’online, lo abbiamo raccontato spesso su queste pagine, ha delle regole diverse. E questa è una delle grandi sfide che dovranno affrontare gli editori.
Per le librerie, invece, la partita è differente e si gioca su uno scenario difficile da ipotizzare. Io non ho soluzioni, non entro in una libreria da oltre un anno, ma Mediabistro ne propone alcune. E forse alla fine ha ragione l’Economist: «Al mondo del libro servono idee più fresche».

GIUSEPPE GRANIERI, Abbiamo ancora bisogno delle librerie?ultima modifica: 2011-07-26T17:32:09+02:00da mangano1
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