Mario Domina, Il batticuore per l’umanità e lo spirito del mondo

La Botte di Diogene – blog filosofico

Il batticuore per l’umanità e lo spirito del mondo
Di md

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Avevamo ragione noi, in quel luminoso e tragico luglio 2001. Su tutta la linea. E, come sempre, aveva ragione anche quel rompicoglioni di Hegel. Ed è ancora più chiaro a distanza di (rispettivamente) 10 e 204 anni. Le ragioni di quel movimento (il primo vero movimento globale, a dispetto del nome) sono ancora tutte qui, aperte e squadernate davanti ai nostri occhi increduli e sbarrati – e riempiono (almeno a parole) le agende di politici e governi (compresi quelli che ci hanno sparato addosso), del tutto incapaci non dico di risolvere ma nemmeno di affrontare seriamente i nodi che la ragione e le ragioni avevano fatto emergere.

Però Hegel, che pure aveva una inconfessabile attrazione per le rivoluzioni (“splendide aurore”),  ci avverte che il corso del mondo (e la sua ragione, il suo essere pervicacemente reale-razionale) fa spesso a pugni con le anime belle che lo vorrebbero un po’ più somigliante ai loro soggettivi desideri. Ne discute a lungo, aggrovigliandosi un po’ nel suo linguaggio criptico e gergale, in alcuni celebri paragrafi della Fenomenologia dello spirito, che non è il caso qui e ora di analizzare, ma che certo sanno evocare molto bene la sostanza del conflitto in corso.
Con riferimenti letterari e filosofici mai esplicitati (il Faust di Goethe, il bene comune di Rousseau, l’eroismo di Schiller, l’idealismo utopico e inconcludente di Don Chisciotte), mette in scena quel conflitto epocale tra piacere e necessità, legge del cuore e delirio della presunzione, virtù e corso del mondo che si ripresenta ogni volta che gli individui (più o meno organizzati) tentano di forzare e cambiare le cose. Scatta cioè ad un certo punto la molla per cui qualcuno decide che la “legge del cuore” deve contraddire alla necessità di ciò che è dato, dandosi così “la serietà di un alto fine”: “serietà che cerca il suo piacere nella rappresentazione della sua propria migliore essenza e nella produzione del benessere dell’umanità“.
Ma questo “batticuore per il benessere dell’umanità” (espressione meravigliosa che in tedesco suona Das Herzklopfen für das Wohl der Menschheit) rischia sempre di impazzire, di smaniare, di produrre una “generale guerriglia” che riproduce all’infinito (e a vuoto) la frattura tra virtù e corso del mondo, col rischio di un “pomposo discorrere del bene supremo” per cui alla fine “simili essenze e fini ideali si accasciano come parole vuote che rendono elevato il cuore e vuota la ragione”; ma, soprattutto, con il rischio che “simili elevate essenze edificano, ma non costruiscono”. Insomma, i soggetti-anime belle si troverebbero alla fine a declamare i loro nobili fini, edificanti solo per sé, ma che restano sulle bocche e nei cuori senza farsi carne e sangue della storia – e cioè quell’universale concreto, in sé e per sé, lo spirito del mondo in marcia, “a cui gli individui servono solo come mezzo per il suo progresso”, il cui “lamento per l’irrealizzabilità degl’ideali” gli è del tutto indifferente.

Che cosa sia rimasto di quello spirito è difficile dire: tutto (in termini di virtù, cuore, gioia di vivere e intenzioni), quasi niente (in termini di realizzazioni concrete). D’altra parte solo 50 giorni dopo il G8 di Genova (di per sé un atto di guerra, se è vero che è stata, come ritiene Amnesty International, “la più grave sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale”, ma com’era di per sé evidente, fin dai fatti di Napoli del 17 marzo di quello stesso anno) – sul finire di quella stessa estate la mannaia della prima guerra globale si abbatteva su ciò che del movimento rimaneva. Ashes to ashes – le ceneri che si levarono a New York, le macerie e le centinaia di migliaia di corpi sventrati in Afghanistan, a Baghdad, a Gerusalemme, in diverse capitali europee e del mondo.
Ma lo spirito (poco incarnato) è ancora tutto lì. Marxianamente spettrale più che mai. Le ragioni – la ragione – batte ancora da quelle parti.
Resta il fatto che, a dispetto di cricche, banche e potenti (il dannato, ma non certo necessario corso del mondo), i ragazzi di Genova, gli indignados, le moltitudini arabe, e tutti gli incazzati di questa terra, hanno ragione. Stavo per dire: “da vendere” – se non fosse che la questione dirimente sta proprio lì: non tutto è disponibile alla mercificazione, non tutto è privatizzabile (per la verità, a rigore, nulla lo dovrebbe essere). Insomma, l’eresia del comunismo (che oggi va più di moda chiamare “comune”) s’insinua ancora nell’ordine apparentemente ferreo della proprietà.
Ecco perché ha ancora senso evocare la ragione di chi alza la testa e chiede conto ai signori che imperterriti continuano a conficcare paletti e a proclamare “questo è mio!”. Una ragione speculare a quella speculativa del filosofo di Prussia, apologeta del Weltgeist, dello spirito del mondo, tanto che la sua opera, e in primo luogo la Fenomenologia dello spirito, può essere letta come una vera e propria fenomenologia dello spirito globale in anticipo. A patto di espellere la pretesa reductio ad unum del Geist (uno spirito un po’ troppo euro-germano-centrico per non destare sospetti), e di farne davvero uno spirito del mondo moltitudinario, plurale e non omologabile ad alcuna potenza esterna (terrestre o celeste o immaginaria che sia).

Ed ecco perché desidero ricordare Genova, quei giorni, quelle moltitudini, l’anima bella (involontariamente tragica e schilleriana) di Carlo Giuliani – ragazzo e fratello; e con lui tutti i massacrati e i torturati dalla canaglia di stato e dai loro burattinai in doppio petto, schierati ancora tutti lì, sulle loro comode poltrone; e però mi piace farlo non con lo slogan allora in voga “un altro mondo è possibile“, ma con quello zapatista, ben più vicino allo spirito che soffiò forte da Seattle a Genova:  “un mondo in cui molti mondi sono possibili“. Con l’auspicio che il “batticuore per il benessere dell’umanità” – e di tutti i viventi – si faccia assordante su tutto il pianeta.

***

Nota bibliografica. Le citazioni da Hegel provengono da:
-Fenomenologia dello spirito, parte V “Certezza e verità della ragione”, sezione B “L’attuazione dell’autocoscienza razionale mediante se stessa”
-Lezioni sulla filosofia della storia, “Introduzione generale”, par.1-e, “Il fine ultimo”; parte IV, sez. III, cap. 3 “La rivoluzione francese e le sue conseguenze”.

Mario Domina, Il batticuore per l’umanità e lo spirito del mondoultima modifica: 2011-07-21T10:16:55+02:00da mangano1
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