Aldo Giannuli,E’ corretto dire che siamo nella “seconda Repubblica”?

da www.aldogiannuli.it

E’ corretto dire che siamo nella “seconda Repubblica”?

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Spesso accade di polemizzare fra storici o fra costituzionalisti sulla definizione di “Prima” e “Seconda Repubblica” corrente nell’uso giornalistico. Molti “puristi” sostengono queste definizioni giornalistiche prive di qualsiasi valore storico o giuridico perchè la Costituzione è rimasta la stessa e, dunque, non si può parlare di Seconda Repubblica.
Vorrei sottoporvi qualche considerazione in merito.
1- l’uso di numerare le diverse repubbliche è nato in Francia (e, allo stato attuale, per quel che ne sappia, è sostanzialmente presente solo in quel paese e nel nostro) e -dato che ad ogni “repubblica” è corrisposta una diversa carta costituzionale-  si è finito con il ritenere che sia l’adozione di un nuovo testo costituzionale a sancire il passaggio da una”repubblica” all’altra. Temo si tratti di una interpretazione un po’ ingenua, che non tiene conto di un dato: ogni passaggio è stato scandito, prima di tutto, da eventi catastrofici che hanno causato la fine dell’ordinamento precedente (Bonapartismo e restaurazione per la prima Repubblica. Colpo di stato di Luigi Napoleone e poi sconfitta con i prussiani nel passaggio alla terza. Sconfitta ed occupazione tedesca per il passaggio dalla terza alla quarta. Sconfitte di Indocina ed Algeria e crisi monetaria nel passaggio dalla quarta alla quinta). E’ solo a seguito di queste “biforcazioni catastrofiche” (per usare il linguaggio della complessità) che si determina la necessità di elaborare una nuova costituzione. Dunque, il prius è l’avvenimento politico di cui il testo costituzionale è seguito logico ed è al momento della rottura che dobbiamo riservare la nostra attenzione. E dunque, l’atto formale di adottare una nuova costituzione, non è il dato qualificante del processo, ma solo quello derivato.

2- Una conferma a contrario di quanto appena detto viene dai casi di quei paesi che hanno ripetutamente cambiato costituzione formale, come l’Urss (cost. 1918, 1924,1936, 1947,1977) o la Cina (1954, 1975, 1982) e nei quali il sistema politico è rimasto lo stesso, per cui a nessuno verrebbe in mente di dire che oggi siamo nella “terza repubblica cinese” e che quella di Breznev era la “quinta repubblica sovietica”.
Ugualmente -e pur in presenza di un trapasso di regime politico oltre che costituzionale- nessuno dice che siamo nella “seconda repubblica” polacca o ungherese, preferendo espressioni come “post-comunista” o “di democrazia liberale” o simili.

3- Pertanto non si può dire che ci sia un modo “scientifico” di usare una espressione come “prima” o “seconda” repubblica allo stesso modo in cui distingueremmo due diverse specie animali o vegetali. Il punto è quello di individuare una espressione che corrisponda alla periodizzazione che si propone e che sia la più efficace ed onnicomprensiva.
Infatti, noi distinguiamo nettamente tre periodi nella nostra storia nazionale (liberale, fascista e repubblicano) non tenendo minimamente conto della continuità formale fra il primo ed il secondo periodo, anche se fu proprio in base all’art. 5 dello Statuto che fu possibile al re destituire Mussolini.

4- Veniamo al nostro caso: alcuni suggeriscono di parlare di un primo e di un secondo tempo della storia repubblicana. Altri di repubblica dei partiti e di repubblica post partitica o simili.
Veniamo ai fatti certi; dopo l’esplodere del debito pubblico e della ondata di “Mani Pulite”, si sono determinate queste dinamiche formali:

a- il testo costituzionale non è stato cambiato nel suo complesso, ma lo è stato in alcune sue parti non del tutto secondarie (immunità parlamentare, federalismo) e altre riforme si annunciano sia per la prima (art. 1 e 41 mentre altri vorrebbero introdurre nell’art 2 il diritto alla vita in funzione anti aborto ecc) che per la seconda parte (obbligatorietà azione penale, distinzione fra Pm e magistratura giudicante, competenze e poteri della Corte Costituzionale, poteri e immunità del Presidente del Consiglio e delle altre tre Alte cariche dello Stato).

b- è radicalmente cambiata la legge elettorale

c- la prassi costituzionale è sensibilmente cambiata segnando uno spostamento dei rapporti di forza soprattutto fra Parlamento (ridotto a mera camera di registrazione delle decisioni governative) e Governo e superando totalmente, nei fatti, quella “divisione dei poteri nella centralità del legislativo” che è tutt’ora propria del testo costituzionale vigente; altra rilevante innovazione nella prassi quella che vede il Presidente del Consiglio prevalere nettamente sui ministri e sul Consiglio nel suo complesso, facendone una figura costituzionale diversa da quella  voluta dalla Costituzione, a metà fra il Premier ed il cancelliere. In questo senso è molto rilevante l’introduzione del nome del candidato Presidente del Consiglio sulla scheda elettorale che, di fatto, limita i poteri di scelta del Capo dello Stato.

d- si profila un contrasto crescente fra gli organi di indirizzo politico (Parlamento e, soprattutto, governo) e quelli di garanzia (Corte Costituzionale e Presidenza della Repubblica)

5- Su questo ultimo punto conviene fare una riflessione in più: la Costituzione non precisa con quale maggioranza la Corte Costituzionale debba deliberare sulla conformità delle leggi ordinarie alla Costituzione. Si sottintende che, in mancanza dell’esplicita richiesta di una maggioranza qualificata, sia sufficiente quella semplice. Pertanto, è assai dubbio che sia possibile modificare questo punto con una legge ordinaria, magari fissando a 2/3 la maggioranza richiesta. Ma non è affatto escluso che l’attuale maggioranza, con un colpo di mano lo faccia e non è detto che la Corte Costituzionale sia in grado di bocciare questa norma. Peraltro, la maggioranza ha i numeri per deliberare una riforma costituzionale in questo senso, anche se difficilmente potrebbe raggiungere i  2/3 in modo da evitare un eventuale referendum di ratifica. Di fatto, se ciò accadesse, equivarrebbe ad una trasformazione del nostro ordinamento costituzionale da rigido a flessibile lasciando solo un potere residuale di controllo alla Corte. Quel che equivarrebbe ad una sostanziale liquidazione della Costituzione.

Come si vede, non c’è sempre bisogno di una riforma costituzionale complessiva per mutare di fatto la natura costituzionale di un sistema.

6- Sul piano politico abbiamo assistito a due sostanziali mutamenti connessi: della legge elettorale e del sistema dei partiti.
Anche se il principio della rappresentanza proporzionale non fu inserito nel testo costituzionale (e più per una disattenzione che altro), tutta l’architettura della Costituzione presuppone un sistema elettorale proporzionale, in mancanza del quale decadono o si affievoliscono molti degli istituti di salvaguardia (come le norme sulla revisione costituzionale) e mutano i rapporti di forza fra i diverso organismi costituzionali, soprattutto fra Presidenza del Consiglio e gli altri (come è puntualmente accaduto).
Di fatto, il passaggio al sistema maggioritario ha aperto la decostituzionalizzazione del nostro ordinamento: la Costituzione è restata in vigore in attesa di una riforma complessiva che, per ora, si sta attuando a rate. Tutto questo ha causato, anche nella percezione dei cittadini, l’idea che questa sia una sorta di “Costituzione provvisoria” in attesa di quella nuova e, pertanto, una costituzione flessibile nei fatti.

A questo corrisponde un dato sul quale forse non abbiamo fatto attenzione abbastanza: con le elezioni del 2008, si è formata una maggioranza popolare e parlamentare totalmente estranea allo spirito della costituzione. Lega, An e Forza Italia (poi Pdl) sono tutti partiti nati al di fuori di quello che un tempo era definito “Arco costituzionale”. Dunque, la maggioranza è in mano a forze politiche che non si sentono affatto legate al patto costituzionale vigente e che sono esplicitamente orientate a cambiarlo (che poi siano capaci di farlo è un altro paio di maniche). Ma anche fra le forze di opposizione non mancano orientamenti scarsamente omogenei all’attuale testo costituzionale (i radicali, ad esempio, possono essere definiti omogenei alla cultura della nostra costituzione di democrazia sociale?) o punti di vista confusi e contraddittori.

Peraltro,  i partiti hanno mutato funzioni, modelli organizzativi, cultura politica e persino fisionomia e nome.

7- Infine: noi non siamo nel 1946, ma in un Mondo diverso che pone in termini radicalmente diversi i problemi del diritto. Già nel 1992 la Corte Costituzionale sancì che le norme comunitarie erano sovraordinate rispetto a quelle costituzionali,. Dopo, gli sviluppi della globalizzazione hanno spostato l’asse della produzione normativa dal momento della legislazione a quello dei trattati internazionali, degli accordi privati e della successiva giurisprudenza, tanto è vero che ormai si parla si una nuova lex mercatoria. Anche se questo ha più a che fare con la dimensione del diritto privato e dei principali diritti dell’uomo e del cittadino, che con quella dell’ordinamento dello Stato è difficile pensare che tutto questo non si ripercuota sull’ordinamento complessivo, ridimensionando nel fatti la rilevanza e l’efficacia del testo costituzionale.

Piaccia o no, occorre tenerne conto.

In queste condizioni, è possibile definire il tutto come “superamento della repubblica dei partiti”? E’ vero, ma è anche parziale e, per certi versi equivoco, rischiando di far apparire l’attuale ordinamento come il superamento della “partitocrazia”, intendendo per essa l’elemento oligarchico di un ordinamento democratico. Mentre, al contrario, da questo punto di vista, l’attuale modo di essere del sistema politico esalta la natura oligarchica e partitocratica del sistema (e si pensi alla designazione dei deputati per nomina dei gruppi dirigenti e senza voto di preferenza).

Si può dire “secondo tempo della Repubblica”? E’ una espressione fiacca straordinariamente inefficace. E d’altra parte stabilisce una mera successione cronologica senza qualificazione di merito.

Ed, allora, è proprio così eretico dire “Prima e Seconda Repubblica”?
Magari troviamo un’altra espressione, ma, prima, facciamo il nostro mestiere di storici e misuriamoci con il tema della periodizzazione della recente storia italiana e del suo contenuto. Quando ci saremo capiti, l’espressione verrà da sola.

Aldo Giannuli

Aldo Giannuli,E’ corretto dire che siamo nella “seconda Repubblica”?ultima modifica: 2011-07-19T19:34:01+02:00da mangano1
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