Il romanzo patafisico di Affaritaliani.it.

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Venerdí 27.05.2011 09:00

Affaritaliani.it regala ai lettori il romanzo-epistolare-digitale-patafisico-a-senso-unico. Ogni giorno alle 18 in esclusiva su Affari un racconto scritto da AUTORE ANONIMO (chi è? Lo riconosci? E’ un filosofo dallo stile onirico e ironico…) che ipotizza delle settimane che partono dal giorno 25 e sovverte l’idea classica del tempo. Annuncia la sua impresa così:

“Questo libro è un atto di ribellione contro la velocità imposta dalla tecnologia. Ho impiegato quasi venti anni a raccogliere le idee e ne impiegherò più di tre a scriverlo, è un romanzo epistolare digitale, patafisico, a senso unico.
Ho fatto tutto questo per cercare di non essere usato”.

La gravità? Non esiste, è una forza come tante altre che agisce di quando in quando. Tre più tre fa otto e i maiali volano, anche se bisogna dire che fanno ancora fatica ad atterrare. E se vi state chiedendo che ore sono, sono le 27 e meno coseno di 3. Siamo matti? No, questa è patafisica, la “scienza delle soluzioni immaginarie”. Molto più in là del relativismo, la patafisica dimostra che i fenomeni sono interpretabili in infiniti modi.

Nel momento della crisi dei valori tradizionali e dell’affermazione delle verità molteplici, questo ‘atteggiamento di pensiero’ è tornato alla ribalta. Dai dibattiti a Roma e Milano, fino ai recenti meeting tenuti dal principe della patafisica musicale Vinicio Capossela. Affaritaliani.it pubblica IN ESCLUSIVA un romanzo-epistolare-digitale-patafisico-a-senso-unico scritto da un AUTORE ANONIMO (chi è? Lo riconosci? E’ un filosofo dallo stile onirico e ironico…) che ha scelto Affari per divulgare la sua ‘impresa letteraria’.

Magritte, il pittore patafisico
La mera traduzione del termine patafisica è: ciò che è vicino a ciò che è dopo la fisica (per dopo la fisica s’intende la metafisica). L’ideatore di questa scuola di pensiero, il filosofo francese Jarry, utilizzò l’esempio (passato alla storia) dell’orologio da polso. Esso viene solitamente ritratto di forma tonda quando invece visto lateralmente è rettangolare e schiacciato. Un’altra provocazione che ha scandalizzato gli intellettuali negli anni 50 fu l’invito a ripensare all’inverso la legge della caduta dei corpi verso un centro, perché non vederla come legge dell’ascensione del vuoto verso una periferia? È così che Jarry condusse i principi della patafisica oltre quelli della metafisica, considerando l’universo reale nella sua totalità e l’approccio patafisico come complementare alle percezioni condizionate dalle generalità. La patafisica si presenta sotto forma di discorsi scientifici o filosofici che possono sembrare a prima vista ermetici. In realtà non dimenticano mai l’ironia dei divertenti giochi di spirito che si mischiano alla riflessione profonda sui linguaggi utili a esaminare una visione parallela del mondo. Il patafisico, dunque, è colui che percepisce le manifestazioni del sentire come una della tante espressioni dell’immaginario. Per lui la verità (obiettivo ultimo della filosofia tradizionale) è la più immaginaria fra tutte le soluzioni.

Il Gilles Deleuze di Critica e clinica e L’isola deserta è patafisico nella sua teorizzazione della lettura del reale attraverso un procedimento non-sense e Jean Baudrillard ha individuato in quell’atteggiamento di pensiero l’unica strategia ormai possibile contro il sistema iperrealista della simulazione. Poi Pietro Bellasi ha attestato che fosse, insieme al pensiero laterale, l’ultima forma disponibile per leggere la realtà senza cadere nell’aporia. Da forma di pensiero rivoluzionaria e provocatoria la patafisica ha contaminato la letteratura: gli Esercizi di stile (Exercices de style), scritti dal francese Raymond Queneau, sono un esempio grandioso di ‘molteplicità dei punti di vista applicata alla scrittura’; constano di una stessa trama raccontata in novantanove modi diversi, ognuno diverso nello stile di narrazione. In questo modo abbattono, attraverso una serie di artifici leterari, il concetto di una verità unica e incontrovertibile e di conseguenza l’idea di un linguaggio universale e predeterminato per esprimerla.

Anche la pittura di Joan Mirò e René Magritte è portatrice dello stesso messaggio: il senso degli uomini che piovono dal cielo o della tela che si confonde con il panorama reale rappresenta esattamente l’esigenza di un pensiero laterale per trovare risposte oltre i parametri classici della definizione del reale (fisica).

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UN PO’ DI STORIA…

La patafisica è una corrente artistica nata alla fine dell’Ottocento con lo scrittore e drammaturgo francese Alfred Jarry che nel libro Gesta e opinioni del dottor Faustroll, patafisico la definisce “la scienza delle soluzioni immaginarie…”. In questo romanzo di Alfred Jarry espone i principi e i fini della patafisica come la scienza che si prefigge di studiare il particolare e le eccezioni e spiegare l’universo supplementare al nostro. Letteralmente patafisica significa ciò che è vicino a ciò che è dopo la fisica (per dopo la fisica s’intende la metafisica). Il nuovo atteggiamento intellettuale ha le radici in Francia, infatti l’11 maggio 1948 nasce a Parigi un Collegio di patafisica, il Collège de Pataphysique, avviato da personalità intellettuali come Maurice Saillet, Jean Ferry e Raymond Queneau. Il Collegio ebbe da subito degli statuti, una gerarchia, un Ordine: quello della Grande Giguglia e un calendario e si costitui come una società scientifica internazionale anche se “minoritaria per vocazione”: società di ricerche scientifiche e inutili. È senz’ altro da ricordare l’Oulipo (Ouvroir de Littérature Potentielle), la “sottocommissione” del Collegio che nacque il 24 novembre 1960 fondata da François Le Lionnais, Raymond Queneau e una decina di amici loro scrittori e/o matematici e/o pittori: Albert-Marie Schmidt, Jean Queval, Jean Lescure, Jacques Duchateau, Claude Berge et Jacques Bens…
Dalla Francia la Patafisica conquista il mondo. Nel 1952 Roger Chattuck è nominato Rappresentante del Collegio delle Americhe e nel 1957 viene fondato il primo istituto straniero a Buenos Aires: l'”Istituto di Alti Studi Patafisici”. Il 3 marzo 1964 viene celebrata la fondazione dell “Istituto Patafisico Mediolanense” nato dagli stimoli di Raymond Queneau. Quasi simultaneamente prendeva vita a Roma un Istituto Patafisico promosso da Renato Mucci, Leonardo Sinisgalli e Gianbattista Vicari. Si susseguirono in Italia il “Turin Institute of Pataphysics” (1979) che vide Ugo Nespolo quale Protoproveditore, l'”Istitutum Patafisicum Partenopeium”, aperto su Napoli da Luigi/luca Castellano il quale, non essendo mai molto prolifico di nuove nomine portò ad un periodo di occultazione fino al nuovo Istitutum Partenopeum retto attualmente da Mario Persico. Da allora in poi, il “Collage de Pataphysique”(1989) fondato da Tania Lorandi, l'”Istituto dei Ventilati Patafisici Benacensi” e l'”Istituto Patafisico Vitellianense” (1994) retto da Afro Somenzari iniziavano le loro attività, sotto la grande approvazione dell’Imperatore Analogico Enrico Baj. Negli ultimi anni, nascono nuovissimi istituti con emanazioni dirette e rare approvazioni del Collège de Pataphysique, come l'”Autoclave di Estrazioni Patafisiche” fondato l’8 dicembre 2008 a Milano da Giovanni Ricciardi, e l’Istituto Patafisico Sardonico a Cagliari fondato sempre nel dicembre 2008 dalla compagnia teatrale Fueddu e Gestu. Tutti questi istituti, collaborano e contribuiscono con grande attenzione per merito di manifestazioni artistiche e precise pubblicazioni ad arricchire le ricerche attorno alla “scienza”. Ovunque nel mondo esistono istituti storici come il London Institute of Pataphysics, in Belgio “Institut Limbourgeois de Hautes Etudes Pataphysiques” e i nuovi “Istituto Patafisico di Santiago del Chile”, il “Décollage de Pataphysique” di Sao Paulo in Brasile sede distaccata e autonoma del “Collage de Pataphysique” sopra citato.

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