Aldo Giannuli,Elezioni: è arrivata la bufera? Fare cappotto.

da www.aldogiannuli.it

 

Elezioni: è arrivata la bufera? Fare cappotto.
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E allora ci siamo? Prima una occhiata ai dati duri: come è noto la sinistra ha vinto al primo turno in due delle quattro grandi sfide (Bologna e Torino) ed ha strappato il ballottaggio nelle altre due (Milano e Napoli). Considerato che  il ballottaggio non era affatto scontato nè a Napoli nè a Milano e che in quest’ultima città il candidato della sinistra è a un passo dalla vittoria, il risultato è straordinariamente buono. Aggiungiamo che il Pd, nei capoluoghi di provincia,  guadagna 54.000 voti sull’anno scorso e che, parallelamente, il Pdl ne perde 118.000 e la Lega 33.000.
Si va bene, però, prima di stappare lo champagne e fare il funerale a Silvio, vale la pena di constatare che lo spostamento elettorale massiccio avviene nei capoluoghi di provincia (ed in primo luogo a Milano che rappresenta da sola il 65% dei guadagni del Pd ed il 12% della flessione del Pdl ed il 51% di quella della Lega), mentre nei centri minori le cose sono molto più altalenanti e la somma algebrica finale è molto vicina allo zero.
Inoltre, le flessioni più catastrofiche del Pdl sono in parte compensare dalle liste civiche e talvolta dall’estrema destra, come  a Trieste. Infine: rispetto all’anno scorso, le perdite maggiori del centro-destra sono verso l’astensione  più che verso il terzo polo” o la sinistra e non è affatto detto che, in caso di politiche, una parte di quei voti non possa tornare indietro.

Ad esempio, a Milano, la Moratti perde circa 80.000 voti sulle precedenti amministrative, in buona parte a beneficio del “terzo polo” che nel 2006 non c’era (ma che nel 2010 c’era) e solo in piccola parte (non più di 7-8.000 voti) a favore di Pisapia, mentre il resto va all’astensione.

Dunque, in caso di elezioni generali c’è ancora molto da fare e non montiamoci troppo la testa.

Ma veniamo al dettaglio partito per partito.

Pdl= è certamente il grande sconfitto sia numerico (meno voti assoluti, meno percentuali, meno sindaci e presidenti di provincia) e politico (per l’immagine di Berlusconi, per la tenuta della maggioranza, per le risse interne che seguono sempre alle sconfitte ecc.). “Sanguinose” le sconfitte a Milano, Trieste, Napoli. Inutile dire che tanto la sopravvivenza del governo quanto quella dello stesso partito sono a rischio, anche per il profilarsi di nuove possibili scissioni. Alla base della sconfitta pensiamo ci possano essere  diversi fattori:
– il calo di credibilità personale di Berlusconi (si pensi al crollo delle preferenze raccolte a Milano) che ha perso il “contatto psicologico” con la sua base più fedele,
– l’irritazione dell’elettorato per l’attenzione esclusiva alle sue vicende personali che ha assorbito l’intero anno di attività parlamentare per le “riforme” sulla giustizia,
– il crescente senso di insicurezza economica
– i troppi casi di corruzione che hanno toccato anche un alto papavero del Pdl come Verdini
– la scissione di Fli che, più che portare voti al terzo polo, ha eroso la credibilità del Pdl

Lega= è il secondo grande sconfitto e non tanto per le contenute perdite di voti (in fondo concentrate soprattutto a Milano), quanto per dati politici: si interrompe il trend ascensionale iniziato nel 2008 e, per la prima volta, la Lega non assorbe le perdite dell’alleato, ma perde insieme a lui. Il tentativo di “sfondamento” in Emilia e Piemonte non riesce e la Lega resta un fatto essenzialmente Lombardo-Veneto, fallisce anche l’obiettivo di fare della Lega il primo partito del Nord, nonostante le emorragie del Pdl. E’ soprattutto un problema di prospettiva: la conquista del federalismo non ha pagato per nulla e la coabitazione con Berlusconi inizia a diventare del tutto controproducente. Come  avevamo azzardato qualche tempo fa, il bunga bunga colpisce più la Lega (la cui base è molto più moralista di quella berlusconiana) che lo stesso Pdl che perde per altre ragioni.

Terzo Polo= altro grande sconfitto: prende più o meno le stesse percentuali che prendeva Casini da solo, ma adesso sono in tre. Fli è un flop assoluto che probabilmente non raggiunge il 2% a livello nazionale. Il gruppo di Rutelli conta quanto il due di coppe quando la briscola è denari. Lo stesso Casini, di fatto perde voti ed è a capo di una coalizione inesistente (a Torino, tutti insieme, sono sotto il 2%). Ma soprattutto fallisce platealmente il disegno di essere “l’ago della bilancia”: a Torino e Bologna la sinistra ce l’ha fatta da sola, a Milano i voti del terzo polo non bastano alla Moratti. Soprattutto è evidente che non c’è neppure unità di intenti fra i leaders e non c’è solidità della base elettorale che, verosimilmente,  si dividerebbe comunque fra astensione, destra e sinistra anche senza la “libertà di voto”, per cui la somma algebrica rende  il contributo del terzo polo irrilevante. E questo vale anche in caso di elezioni politiche, dove il esso può risultare utilmente aggiuntivo in questa o quella regione (soprattutto per il Senato) ma che, al conto finale, aggiunge molto poco all’eventuale alleato. In ogni caso, i centristi non hanno alcuna forza contrattuale per cui non possono dettare condizioni a nessuno. Per ora il terzo polo è un fallimento politico. Il discorso potrebbe riaprirsi se si aggiungessero Formigoni, Galan, Scajola, Pisanu, ma per ora non parliamone più.

Pd= risultato contraddittorio. Ha vinto certamente a Torino  che è, con Firenze, l’unica grande città che la sinistra mantiene ininterrottamente dal 1993 (a proposito: questo probabilmente mette Chiamparrino in posizione molto favorevole per il dopo-Bersani). Però a Bologna il Pd ce la fa al primo turno per il rotto della cuffia, evitando per un pelo un umiliante ballottaggio (va detto che il candidato sindaco era semplicemente impresentabile), a Napoli è (giustamente) schiaffeggiato dagli elettori ed anche a Milano, pur aumentando in voti ed ottenendo un ballottaggio favorevolissimo, però vince con il candidato che non avrebbe voluto e con il quale aveva perso le primarie.  Qui e lì  non mancano sconfitte pesanti (in particolare in Calabria ed in qualche centro lombardo). Soprattutto si archivia definitivamente il sogno veltroniano del “partito autosufficiente ed a vocazione maggioritaria” ed esce battuta la linea Bersani-D’Alema dell’alleanza Pd-Terzo Polo, per l’inconsistenza di quest’ultimo. Il Pd aveva fatto di tutto per far scomparire l’area concorrenziale alla sua sinistra, ma ora si vede insidiato dal trio Vendola-Di Piero-Grillo che complessivamente prende di più di quello che prendevano Rifondazione, Pdci e Verdi (possiamo azzardare un 13-14% nazionale cui aggiungere il residuo della Federazione di Sinistra).

Dunque, diciamo che si tratta di un “mezzo vincitore”: una somma i cui addendi negativi sono solo di poco inferiori a quelli positivi.

Idv= altro “mezzo vincitore” e più sconfitto che vincitore: incassa l’indubbio successo di De Magistris a Napoli che fa da schermo al forte calo di voti generalizzato che vede l’Idv a percentuali molto basse a Milano e Torino e comunque in flessione un po’ dappertutto. Vale, in parte, il discorso fatto per la Lega: si interrompe il trend ascendente ed il partito non intercetta più le perdite dell’alleato. Parallelamente, l’Idv vede crescere un pericoloso concorrente nel movimento 5 stelle. E’ realistico pensare che Di Piero paghi una serie di scelte politiche molto discutibili (come il voto sul federalismo), l’erosione del suo carisma personale (ricordiamo lo scontro congressuale con De Magistris, le foto con l’uomo della Kroll, la  polemica sulla gestione del contributo pubblico ecc.) ma, soprattutto, il caso Scilipoti e Razzi che l’Idv ha portato in Parlamento.
Somma algebrica negativa ma nascosta dal forte successo di immagine napoletano.

Sinistra e Libertà= altro mezzo vincitore: Pisapia vince e bene a Milano, ma come capo di tutta la coalizione e non come uomo targato Sel (e meno male perchè altrimenti non sarebbe andata così bene), però i voti di lista al partito di Vendola sono molto al di sotto degli auspici e delle previsioni. I sondaggi davano a Sel sino al 7-8% nazionale ed anche qualcosa di più; di fatto Sel non prende quelle percentuali  da nessuna parte, neanche a Milano dove si ferma sotto il 5. Certamente in Puglia Sel può aspirare anche al 10% (preso l’anno scorso), ma in media nazionale è dubbio che faccia il 4%. Dunque, Sel esiste in funzione della presenza personale di Vendola, ma in quanto partito esiste poco e questo finisce per riflettersi negativamente sullo stesso Vendola. Di fatto (considerata la sconfitta del candidato vendoliano alle primarie bolognesi, l’insuccesso torinese ecc.) oggi è difficile prevedere che Vendola vada al di là di un 25% in caso di primarie, molto al di sotto di quello che gli servirebbe ad imporsi come capo della coalizione, per cui, credo, debba rassegnarsi al ruolo meno importante (ed a lui certamente meno gradito) di capo partito.

Federazione della Sinistra= qui siamo di fronte ad un “mezzo perdente”. A Milano la Fds prende uno 0,3% in più dell’anno scorso, più in funzione del leggero calo di votanti che per aumento  dei voti assoluti  e si attesta sul 3,3%. A Napoli va più o meno similmente, con un 3 e qualcosa per cento. Ma a Torino, insieme a Sinistra Critica prende meno del 2% ed anche a Bologna le cose vanno piuttosto male. Singoli risultati intorno al 5% (Pinerolo, Macerata) non riscattano i più numerosi casi di flessione. Il solito “cacciaballe” di Ferrero si è inventato che la Fds ha preso circa il 4% ma, in realtà, si attesta a cavallo del 2% nazionale. Insomma, resiste  una fascia di elettori irriducibili, però, la Fds:
a- non intercetta nulla del flusso di voti che dal Pd si sposta verso il trio Vendola-Di Pietro-Grillo
b- resta pericolosamente a cavallo della soglia del 2% che è il minimo per una presentazione di liste autonome all’interno di una coalizione
c- ha qualche limitato successo solo quando è in coalizione e con un candidato sindaco a sinistra del Pd (Pisapia, De Magistris), va mediocremente quando è in coalizione con candidati sindaci Pd e sparisce quando va da sola.

Lista 5 stelle = anche questo è un mezzo vincitore e non un vincitore pieno: ha sostanzialmente confermato i voti dell’anno scorso a Torino, Milano e Bologna, ma non c’è stata quella avanzata che era nei pronostici. In particolare, la lista va bene dove il Pd presenta suoi candidati sindaci (Bologna e Torino) ma ha risultati abbastanza modesti dove il candidato sindaco è di area Sel o Idv, quel che conferma che tutti tre questi soggetti pescano nello stesso bacino, per cui o pesca l’uno o pesca l’altro. C’è una reazione abbastanza ostile  a questo movimento nell’area di sinistra e qualcuno gli nega il “minimo sindacale” per dirsi sinistra non trattandosi di un movimento con le discriminanti dell’antifascismo e dell’anticapitalimo, o ricordando le sparate grillesche sui rom o altre uscite che certamente di sinistra non sono e soprattutto, si taccia questo movimento di leaderismo e populismo. Ma si dimentica che:
– Grillo è un personaggio contraddittorio che dice cose di destra, di sinistra e qualche volta anche extraterrestri, per cui non si possono prendere in considerazione solo le sue uscite più sgradevoli alle orecchie di sinistra (come quell’imperdonabile “busone” a Vendola)
– quello di Grillo è certamente un movimento a forte caratterizzazione leaderistica e populista, ma non è che Sel o l’Idv siano molto diversi da questo punto di vista
– il “minimo sindacale” dell’anticapitalismo e dell’antifascismo ce lo hanno solo la Federazione di Sinistra, il Pcl, Sinistra Critica ed altri quattro gatti che, tutti insieme rappresentano (rappresentiamo) meno del 3% dell’elettorato.

Si riflette poco su un dato: Grillo è l’unico ad aver fatto una campagna contro lo strapotere delle banche e sulla gestione Tronchetti Provera della Telekom, terreni su cui nè il Pd nè Vendola o Di Pietro si sono avventurati e su cui Rifondazione & c. non dicono nulla di significativo.
Ma soprattutto, quello delle 5 stelle non è un movimento omogeneo e strutturato, quanto un aggregato magmatico in cui ci sono dal militante di sinistra disgustato al risparmiatore fregato dalla Parmalat, dal giustizialista  deluso da Di Pietro al giovane senza futuro, dal bottegaio che ha in somma antipatia la politica in quanto tale al giovane moralista che pensa di rifondare la politica attraverso il volontariato ed il mitico “sociale”.  Insomma cose molto diverse accomunate dalla ripulsa verso i partiti frutto dello spaventoso deficit di democrazia e del parallelo surplus di burocrati e  carrieristi, che caratterizza un po’ tutti gli attuali partiti.

Nel complesso, l’obiettivo di porsi come soggetto alternativo ai due blocchi non solo resta lontanissimo dal punto di vista numerico, ma manca del presupposto di un minimo di omogeneità politico-programmatica. E questo inizia ad essere compreso dallo stesso Grillo che, dopo aver fatto la solita sparata su destra e sinistra che sono uguali, alla fine, saggiamente, dice “Spero che vinca Pisapia” che è il suo modo per dare una indicazione di voto per Pisapia senza smentirsi.

CHE FARE?
dunque la crisi del berlusconismo si sta aprendo però non vendiamo troppo presto la pelle dell’orso, perchè l’uomo ha dimostrato di avere sette vite ed i suoi avversari sono una armata Brancaleone. Confesso che l’idea di consegnare il paese ad un governo Bersani-Vendola-Di Pietro-Grillo mi causa un vago senso di panico. Non vorrei assistere ad una replica peggiorativa del governo Prodi: è necessaria una maturazione politica di tutte le anime della sinistra e del centro sinistra in rado di produrre una alternativa se non altro almeno decente.
Ma intanto bisogna vincere il turno dei ballottaggi. Occorre vincere a Milano (e se perdiamo anche questa volta siamo proprio bravi!)  e possibilmente con uno stacco significativo di almeno 6 punti. Occorre vincere a Napoli perchè altrimenti sarebbe facile per Berlusconi dire che “é un pareggio perchè noi abbiamo perso una città, ma ne abbiamo presa un’altra alla sinistra”. Bisogna fare cappotto per non dare respiro al nemico sconfitto.

E poi viene la cosa più difficile: vincere i referendum. La destra parte da un vantaggio del 30% perchè tanti sono gli astenuti attuali e a metà giugno le cose non saranno più facili. Molto ci aiuterebbe se ci fosse il referendum sul nucleare, sperando che la Cassazione lo confermi. Ipotizzando che tutti gli elettori della sinistra di ogni ordine e gradazione vadano a votare e che lo facciano anche quello del Terzo Polo, siamo un po’ al di sotto del 40% degli aventi diritto. Dunque, occorre rimediare un po’ più del 10% da prendere fra elettori della destra ed area dell’astensione. Nella destra è possibile che possa esserci una fuga di elettori leghisti, mentre è meno probabile che questo si verifichi fra quelli del Pdl (a meno che Cl non faccia scelte diverse da quelle fatte sin qui). Il grosso bisognerà comunque prenderlo dall’area dell’astensione ed a metà giugno non sarà semplicissimo farlo. Ma ci sono tre settimane buone per lavorare.

Ancora uno sforzo e forse ci riesce di liberarci dell’orrendo Cavaliere.

Aldo Giannuli

Aldo Giannuli,Elezioni: è arrivata la bufera? Fare cappotto.ultima modifica: 2011-05-24T14:13:13+02:00da mangano1
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