Alberto Mattioli, Onfray: “E’ Petrini il re degli edonisti”

20/05/2011 – INTERVISTA
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Michel Onfray ha 52 anni. E’ un filosofo francese, famoso per i suoi saggi polemici. Uno dei suoi testi più famosi è il Trattato di ateologia

Da Freud a BHL, il filosofo attacca tutti. Ma in un nuovo pamphlet indica nel creatore di Slow Food il modello da seguire
ALBERTO MATTIOLI

CORRISPONDENTE DA PARIGI
Decisamente, al filosofo Michel Onfray piace sparare sul bersaglio grosso. Diventato famoso con il Trattato di ateologia, ha poi massacrato Freud con Il crepuscolo di un idolo. L’affabulazione freudiana, appena tradotto in Italia da Neri Pozza. Se Freud non è Dio, poco ci manca. E infatti il libro ha scatenato polemiche intellettuali di una violenza che non si vedeva da tempo. Lui, imperturbabile, nel frattempo ha sfornato un nuovo saggio, Manifeste hédoniste.

Onfray, pensa che i manifesti siano ancora d’attualità?
«Più che mai! Manchiamo di idee positive. Siamo in un’epoca di critiche, di passioni tristi, di negatività: con questo libro ho voluto dire in maniera concentrata e ludica (è illustrato) ciò che è ancora possibile sul piano etico, estetico, politico, bioetico, psicologico…».

Insomma, un concentrato della sua filosofia.
«In effetti, una specie di sintesi della cinquantina di libri che ho pubblicato…».

L’edonismo è anche cibo. Cosa pensa del movimento Slow food?
«Adoro Carlo Petrini che ho incontrato a Bra e con il quale ho pranzato, uno dei migliori pasti della mia vita… Nel Manifesto, Slow food è uno dei miei invitati. È un totale successo sul piano estetico, etico e politico: il cibo è sublime, la cucina magnifica e questo modo di fare politica da libertari, concretamente, sul territorio, facendo la rivoluzione qui e ora, nella pratica, è uno dei più bei successi postmoderni».

Torniamo al suo saggio contro Freud. È più sorpreso dal suo successo di vendite o dal putiferio che ha suscitato?
«Non sono sorpreso di veder concentrarsi sul mio solo nome i missili che erano stati lanciati sui quaranta autori del Libro nero della psicanalisi: stessi penosi argomenti, stesso rifiuto di discutere, stesse leggende spacciate per storia, stessi personaggi che difendono le loro piccole rendite, stesse menzogne. Al contrario, non mi aspettavo che il mio libro sarebbe diventato un bestseller. L’apprezzamento del pubblico è eguale all’odio dei giornalisti, scatenati come un sol uomo contro chi ha osato dire le cose che questi soliti noti non avevano voglia di sentire».

Quale critica l’ha irritata di più?
«Quando la stampa annuncia la tua morte fisica e ne dà i dettagli, quando Le journal du dimanche titola “Merde à Onfray” e tutti i giornali ti trattano da nazista, fascista, pedofilo, antisemita, insozzano la memoria di tuo padre, insultano tua madre, fanno insinuazioni sulla tua sessualità, mettono in dubbio i tuoi diplomi, la parola “irritazione” non mi sembra molto appropriata…».

Gli «intellettuali di Saint-Germain-des-Près», lei li chiama così, si sono scatenati. In particolare, Bernard-Henri Lévy…
«Bhl è un vecchio personaggio del mondo letterario e mediatico francese, ha un gruppo di giornalisti amici che gridano al genio a ogni suo nuovo libro. Nessuno lo legge, il suo pensiero è invisibile da trent’anni, però si agita moltissimo per essere il leader del mondo intellettuale e non sopporta che non ruoti intorno alla sua persona, che è poi l’epicentro del suo pensiero».

L’impressione è che il suo libro dica sulla psicanalisi ciò che molta gente pensa da tempo…
«Non immagina quanto ha ragione. Ho ricevuto moltissima posta, i lettori mi confessano che finalmente possono esprimere ciò che non osavano dire per colpa dell’intimidazione intellettuale. Delle persone mi hanno confidato quanto il loro psicanalista le aveva dominate, sfruttate, rovinate, abusate».

Visto che la psicanalisi è la religione dei tempi moderni, il saggio sembra una specie di continuazione del suo celebre «Trattato di ateologia». Che ne dice?
«Che ha ragione. Sono un libertario e un anarchico e d’accordo con la frase di Blanqui: “Né Dio, né padrone”. Si potrebbe scriverla: “Né dei, né padroni”: il Dio dei tre monoteismi mi fa lo stesso effetto del dio marxista-leninista o di quello dei freudiani-lacaniani. Non sopporto la soggezione, la sottomissione, la dominazione. E i freudiani dicano quel che vogliono, la relazione fra il paziente e lo psicanalista è profondamente impari. Si propone di restaurare la relazione del Padre onnipotente con il figlio docile e sottomesso alla legge del Padre».

«Il crepuscolo di un idolo» è uscito in Italia. Pensa che farà lo stesso chiasso?
«Non so. In Francia, il freudismo è sbiadito negli Anni Cinquanta prima che Lacan lo imbellettasse con dei colori parigini, filosofici e mondani, e poi che il Maggio ‘68, attraverso i maoisti, non gli ridesse una botta di gioventù. Qualche vecchio combattente del Sessantotto non arriva a capire che bisogna farla finita con i propri idoli di gioventù quando è provato che sono più nefasti che liberatori».

Appunto: Mikkel Borch-Jacobsen ha scritto su «Le Monde» che il vero crimine di Onfray è di dire che Freud non è un pensatore della sinistra progressista.
«E ha ragione. La tesi del libro nel suo complesso è inedita (una lettura nicciana di Freud, del freudismo e della psicanalisi), ma i passaggi che mostrano la simpatia di Freud per Mussolini, il suo sostegno al cancelliere austriaco fascista Dollfuss, la sua difesa teorica dei regimi autoritari, queste cose sono poco conosciute…».

Prossimo libro, una biografia di Albert Camus. Perché?
«Per sbarazzarmi di Freud, del freudismo e dei freudiani con i quali ho passato tre anni soffocanti, Camus è un antidoto eccellente. Quest’uomo era retto, onesto, sincero, vero, solitario e non urlava con i lupi. In più, era un libertario misconosciuto che la storiografia dominante presenta falsamente come un socialdemocratico. Camus fu il difensore dell’anarco-sindacalismo, un lettore di Proudhon e di Bakunin, un filosofo impegnato accanto ai poveri, alla gente modesta, ai senza voce. Il contrario di un dottrinario».

Finiamo con Freud. Confessi: ha mai avuto la tentazione di andare dallo psicanalista?
«Non più che quella di andare dal ginecologo!».

Alberto Mattioli, Onfray: “E’ Petrini il re degli edonisti”ultima modifica: 2011-05-20T16:00:20+02:00da mangano1
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