Caso Asor Rosa: è peggio ancora di quel che sembrava

Unknown-15.jpeg

 

da www.aldogiannuli.it

Caso Asor Rosa: è peggio ancora di quel che sembrava

Rimando ancora di qualche giorno il pezzo sulla rivoluzione libica, per occuparmi nuovamente di Alberto Asor Rosa che, sul “Manifesto” del 19, è tornato con un articolessa di un ettaro e mezzo a spiegare la sua posizione. Nel frattempo ci sono stati articoli della direttrice Norma Rangeri e di qualche altro che, sostanzialmente, difendono il loro collaboratore. Dunque, non si è trattato di una “scivolata” occasionale, per quanto grave, ma di un preciso orientamento politico che va emergendo. Un orientamento di destra e velleitario che merita tutta l’attenzione e la durezza che gli è dovuta. In calce troverete la lettera che ho inviato al Manifesto.
Veniamo al merito: molti commenti (anche in questo blog) possono riassumersi in questa formula: “analisi giusta, proposta delirante”.
Non ci siamo: è totalmente sbagliata anche l’analisi perchè:
a- risolve tutto nei limiti di una “anomalia italiana”
b- non individua le cause lontane dell’attuale involuzione autoritaria
c- trascurando la dimensione soggettiva di questa crisi, scambia le cause per gli effetti
d- sopravvalutando elementi reali, pecca di un pessimismo catastrofista che ha effetti paralizzanti

Conseguentemente, si affida a soluzioni velleitarie e parafasciste come quelle che, coerentemente, concludono l’articolo.
Infatti, la crisi della democrazia classica di tipo liberale -con la connessa ondata populista-  non è un fenomeno solo italiano, ma che investe tutto l’Occidente (anche se qui in Italia la situazione presenta sintomi particolarmente allarmanti). Essa è il prodotto del neo liberismo che, frantumando il patto fra capitale e lavoro alla base del welfarestate, ha dissolto la base sociale di questo tipo di Costituzioni dette, appunto, di “democrazia sociale”.

Di fronte a tutto questo, le socialdemocrazie (in Italia il Pci), le sinistre cristiane e liberali, i sindacati non sono stati capaci di opporre altro che qualche occasionale e  parziale resistenza all’interno di una capitolazione culturale, prima ancora che politica, di fronte all’offensiva avversaria. Di qui l’ondata populista, in particolare dei ceti medi, che sono quelli che avvertono più acutamente la sindrome da “deprivazione relativa”e, non trovando una proposta politica adeguata a sinistra, sbandano verso destra, con movimenti xenofobi, accenti autoritari, antipolitica ed indiscriminate  proteste antifiscali ecc.

La sinistra  al kashmir (di cui Asor Rosa è portavoce),  scambiando la causa per l’effetto, non riesce a capire che essa non è debole perchè il populismo ha successo, ma al contrario che il successo populista si verifica perchè la sinistra ha una proposta politica inesistente.
E questo spiega perchè, accanto alle ragioni oggettive  di questa crisi, ce ne sono di carattere soggettivo non trascurabili ed, in alcune situazioni, prevalenti.
L’Italia è uno dei casi in cui questa carenza soggettiva è più forte. E non da ieri sera: fu o non fu lo sciagurato referendum di Occhetto e Segni, nel 1993, a spalancare la strada a Berlusconi? Come sono state gestite le due occasioni in cui la sinistra conquistò il governo? Perchè la sinistra, quando poteva, non ha fatto la legge sul conflitto di interesse e contro il monopolio della Tv privata che oggi invoca come spiegazione di tutti i mali?
Ma, soprattutto, chi può credere onestamente che questo Pd possa essere una alternativa credibile al berlusconismo?
Lo abbiamo già detto molte volte in queste pagine: più che essere Berlusconi a vincere è la sinistra a perdere. Quella sinistra che si è posta come guardiano principale del capitale finanziario e di tutte le corporazioni forti di questo paese (manager, magistrati, sanità, giornalisti e baroni universitari come Alberto Asor Rosa). Ovviamente questa sinistra non ha nulla da dire nè ai lavoratori autonomi (che votano Pdl) nè ai giovani lavoratori precari (che si astengono) nè ai residui lavoratori dell’industria (che iniziano a votare Lega).

Non è vero che Berlusconi sia un mostro reso invincibile dalle sue televisioni (e infatti, ha perso due volte: nel 1996 e nel 2006) e non è vero che sia quel formidabile, insuperabile, straordinario comunicatore che sa parlare alla “pancia del paese” come nessun altro. Anche sotto questo profilo è in aperta decadenza. Il guaio è che i Bersani, Veltroni, D’Alema ecc, non sanno parlare neanche alla loro colf ed al loro portiere.

Leggendo Asor Rosa uno potrebbe essere indotto a pensare che Berlusconi sia allo zenith delle sue fortune politiche, prossimo al vertice della sua “irresistibile” ascesa. In tutto l’articolo non si riflette sulla crisi del berlusconismo che –direi- è piuttosto evidente. Se resta in sella è solo perchè non c’è nessun fante che provi seriamente a disarcionarlo.
Anche il tema delle  Camere blindate dovrebbe suggerire all’importante professore altre riflessioni: questo non è l’effetto dell’ennesima porcheria di riforma elettorale, per cui si diventa parlamentari per investitura del Capo? Una riforma fatta dal centro destra nel 2005, certo, ma che la sinistra si è ben guardata dall’abrogare quando avrebbe potuto farlo, nel 2006 – 2007.

Ad Asor Rosa, nei suoi due pontificali, non passa per la mente che la via per la liberazione è quella delle  nuove elezioni, perchè dà per scontato che il Cavaliere le rivincerebbe. Questa disperazione di Asor Rosa è la confessione dell’impotenza della sinistra dei salotti e delle terrazze romane a conquistare la maggioranza elettorale. Si facciano questa domanda: ma perchè mai i giovani borgatari di Primavalle e gli operai siderurgici di Brescia dovrebbero stare a sentire i raffinati abitanti dei Parioli o di Corso Venezia?

Dunque, non è vero che ci sia un salto logico fra la sua analisi e la sua proposta finale: anzi il pezzo è paranoicamente lucido e conseguente, solo che parte da premesse inaccettabili per giungere a proposte indecenti.
Tutto questo è anche il frutto avvelenato dell’anti berlusconismo isterico, che isola il tema della difesa della legalità da quello delle lotte per i diritti sociali, che dimentica che non esiste legalità se non come patto condiviso dalla maggioranza di un popolo. Se la causa della legalità resta affidata a ristrette élites salottiere, è persa. Questa è l’ideologia del “giudice buono” che dovrebbe ergersi come  solitario Davide  a contrastare il Golia nero, come se questo fosse possibile sul piano dei rapporti di forza e come se i magistrati italiani non fossero quelli che mandano assolti i responsabili dei pestaggi del G8 di Genova, gli stragisti e i bancarottieri.

Questa è l’ideologia che confonde la sacrosanta difesa del principio dell’indipendenza del potere giudiziario con la difesa della corporazione giudiziaria, una delle più impresentabili del nostro paese.
Spiace che di tutto questo si faccia portavoce un quotidiano che abbiamo sempre amato, letto e sostenuto. Non so quante copie del Manifesto ho venduto nella mia gioventù, quante sottoscrizioni ho fatto e raccolto; in certi periodi vi ho anche scritto. Prendo atto che c’è stata una “mutazione genetica” per cui non è più lo stesso giornale. In compenso questa vicenda mi induce ad essere ottimista sul fatto che il Manifesto supererà la sua ennesima crisi finanziaria. Questo è un quotidiano che non chiuderà mai: è troppo funzionale all’esistente.

Aldo Giannuli

Lettera al Manifesto del 13 aprile 2011

Cari amici e compagni del Manifesto,
leggo e sostengo il giornale dalla sua fondazione, spesso sono stato  d’accordo e più spesso no, ma una castroneria di queste dimensioni non l’avevo mai letta: non credevo ai miei occhi leggendo sul Manifesto l’invocazione del colpo di Stato.
Asor Rosa dice che la democrazia si difende anche “forzandone le regole”: è lo stessissimo discorso fatto da Edgardo Sogno (P2) al Consiglio nazionale liberale del luglio 1974, invocando lo “sbrego” della Costituzione. Magari ripubblicatelo.
Asor Rosa sostiene di non essere eversivo (l’invocazione alla piazza lo sarebbe!), perchè militari e polizia sono corpi dello Stato. Certo: come lo erano quelli alle dipendenze di Papadopulos, De Lorenzo, Suharto, Lanusse, Pinochet ecc. I colpi di Stato li fanno sempre i corpi dello Stato. Come si fa a dire certe cose in un paese con un passato recente come quello italiano?
Non è una boutade, una provocazione intellettuale, ma una balordaggine un po’ fascistoide, che fa un formidabile assist a Berlusconi. Queste sono uscire che rafforzano il regime. Dopo aver pubblicato una cosa del genere, come farete a denunciare il prossimo attentato alla Costituzione del Cavaliere? Anche lui dice di difendere la democrazia forzandone un po’ le regole.
Non contenti di aver messo questo pezzo in prima pagina, lo difendete pure! Quando si sbaglia la cosa più dignitosa da fare è riconoscerlo.
E magari cambiare direttore
Vostro affezionatissimo pur se allibito

Aldo Giannuli

Ps
Rassicuro Norma Rangeri: non sono mai stato stalinista o della destra Pci.

++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++

metamorfosi della democrazia. articolo conclusivo di un dibattito per la rivista DALLA PARTE DEL TORTO

Alcuni episodi di questi giorni ,mentre mi accingo a scrivere un riepilogo e una conclusione al dibattito sulla democrazia, possono probabilmente servire a inquadrare i termini stessi del problema. Un articolo di Asor Rosa su ” Il Manifesto” ha suscitato scalpore e polemiche per aver suggerito il ricorso a una sorta di golpismo dell’emergenza con esercito e carabinieri per liberare la società italiana dal bubbone del berlusconismo presentato come una tirannia ineliminabile, al tempo stesso i giornali raccontano oggi di come in Siria siano esplose delle imponenti manifestazioni di protesta contro il regime di Bashar Assad, manifestazioni in cui i partecipanti sventolavano un cartellino giallo, prendendo a prestito tecniche e regole tipiche dello sport ( il cartellino giallo è il classico preavviso, una ammonizione, la prossima volta in caso di infrazione l’arbitro agita il cartellino rosso dell’espulsione). In comune questi due episodi sembrano avere lo stesso tipo di richiamo e preavviso, di ammonizione, Asor Rosa proponendo che il cartellino giallo lo portino i carabinieri e che si proceda di fatto all’ espulsione del tiranno. Ma subito le osservazioni e le critiche hanno teso a mostrare come il ricorso a tecniche e pratiche dell’emergenza e della crisi sia del tutto fragile, testimonianza di uno stato di insofferenza che rivela uno statuto di eccezionalità e in quanto tale non è generalizzabile ma vale solo come indicatore, rischiando una ricaduta antidemocratica: solo in contesti di dichiarata ed esplicita crisi di regime, in cui niente funziona e comando, controllo ed egemonia sono improvvisamente saltati può comparire e assumere ruolo liberatorio una pratica di emergenza che teorizzi l’ultimatum e poi lo metta in pratica, il periodo stesso della nostra storia che va dal 25 luglio all’8 settembre e culmina nella crisi del fascismo e nella nascita della Repubblica ne fu la dimostrazione vivente. Ma basta chiedersi onestamente chi e come può permettersi di decretare il passaggio all’emergenza per prendere atto come si trattti di procedure che valgono solo e davvero nelle crisi ” verticali” e ” orizzontali” insieme di regime e in tutte le altre circostanze si rivelano come illegittime e antidemocratiche.Con ciò sembra insomma che si ritorni punto e a capo rispetto alle discussioni che hanno aperto il dibattito, alla constatazione pura e semplice della democrazia stessa come meno peggio rispetto alle ditttature e alla consapevolezza dichiarata che però la democrazia di cui si parla quanto a regole, pratiche e risultati non ha niente a che fare con la democrazia realmente esistente perchè comunque in essa le decisioni che contano vengono prese altrove e non democraticamente e la maggioranza esercita una specie di tirannia sulle minoranze. Il merito della maggior parte degli interventi è stato infatti di dimostrare i limiti della democrazia e di suggerire di volta in volta delle spiegazioni teoriche indicando i cambiamenti con cui misurarsi:la ” metamorfosi” è in atto, essa si è consumata da tempo, le facili letture sulla linearità dei processi di modernizzazione culturale e di secolarizzazione e sui loro effetti progressivi nel passaggio dalla campagna alla città, dal tradizionalismo e dal familismo alla laicizzazione e alla coscienza individuale sono state smentite da una molteplicità di mutazionI che i vari interventi hanno evidenziato: i processi di estetizzazione della comunicazione già individuati nei primi trent’anni del 900 han dato luogo a nuovi e complicati processi di estetizzazione della politica stessa con la formazione del sistema mediatico e di un vero e proprio ” individualismo di massa”, le stesse religioni date per soppiantate dalla modernità si sono rivelate ben più solide e in ripresa, la democrazia si è rivelata un complessivo IMMAGINARIO POLITICO in cui l’intreccio delle regole e dei processi di simbolizzazione culturale agisce come uno schermo di fondo che nasconde altri meccanismi e dinamiche, se si vuole è pur sempre la differenza tra democrazia formale e democrazia ” reale” in cui le decisioni e i poteri non coincidono col processo formale . Il punto su cui soffermarsi è dunque questo, perchè rappresenta il ” di più” rispetto alla tradizione dei grandi classici della politica che ci hanno pur sempre insegnato le differenze tra democrazia rappresentativa e democrazia diretta, stato e organismi deliberativi, parlamento e istituzioni altre indicando i meriti e i limiti della democrazia come sistema. Un di più che tiene ferma la lezione dell’importanza dell’egemonia e del consenso ma invita a riflettere sullo statuto teorico dell’immaginario politico, rivelando appunto che l’immaginario è reale,non è una costruzione fittizia e ingannevole di qualcuno ma una lettura d’insieme del mondo. Un immaginario si costituisce come tale in quanto visione del mondo condivisa e partecipata che costituisce l’identità di massa ed esso regge come tale perchè assicura la riproduzione degli stessi rapporti sociali, occorre semmai tener presente una differenza fondamentale che ci viene spiegata dalla sociologia delle istituzioni stesse, la differenza tra l’istituente e l’istituito, un immaginario che si consolida è appunto l’immaginario istituito, quello che consente a una società di riconoscersi nelle sue regole. Solo nelle fasi storiche di rottura e di crisi l’immaginario istituito non funziona più perchè sta cominciando a sorgere dentro i rapporti sociali una nuova e diversa immagine del mondo ed essa costituisce il referente della trasformazione stessa.In questo senso l’immaginario politico della democrazia è da un lato sopravvissuto a se stesso come regola e dall’altro attaccato e messo in crisi dalle domande di democrazia reale che ne rivelano il limite. La metamorfosi in atto ha vissuto di questo processo intrecciato di vecchio e nuovo in cui il potere si è fatto sfuggente e multiplo ma non ha perso la sua funzione, mentre una serie di dislocazioni entravano in campo nella nuova dimensione dell’individualismo di massa. La comunicazione si è fatta essa stessa comunicazione politica nel senso di dare alla politica la dimensione del controllo totale. Per certi versi si tratta di cose fin troppo note, che però poi spesso vengono ridotte e interpretate come manipolazione e inganno e non come significato del mondo stesso, tutte le discussioni sul caso italiano e sul berlusconismo finiscono con schemi accomodanti, lo ricorda oggi Michele Salvati quando chiama in causa una presunta divisione antropologica tra gli italiani che oggi si manifesterebbe come divisione fra i due campi del berlusconismo e dell’antiberlusconismo. Berlusconi sarebbe una cartina di tornasole che rivela gli antichi caratteri, il familismo amorale, il debole grado di civismo, lo scarso rispetto per le leggi. Salvati stesso dichiara di non credere che ci sia davvero un presunto scontro di civiltà fra due Italie , è un tema affascinante che ci porterebbe lontano e che non so quanto sia opportuno affrontare adesso. Ne ho ricordato i tratti solo per segnalare come spesso non basti richiamarsi e appellarsi a un cartellino giallo di espulsione anche se è importante riconoscere nelle molteplici proteste della società civile e nelle spesso solenni manifestazioni in difesa della democrazia la presenza di sommovimenti e trasformazioni, di nuovi possibili immaginari istituenti che non accettano le regole dell’immaginario istituito e cercano una nuova comunicazione. E’ in corso una crisi e trasformazione che non accetta più le regole del vecchio immaginario della democrazia e cerca in vario modo di superarle e di arricchirle? Difficile dare una risposta chiara e positiva, mi è sembrato molto interessante in tal senso lo studio di Luigi Bobbio sulle nuove forme di democrazia ” deliberativa” e più in generale sul problema delle tensioni possibili tra esse e la democrazia rappresentativa, credo che anche in questo nostro periodo recente stia cominciando ad emergere una ricerca e una posta in gioco: come superare insieme vizi e difetti dell’attuale immaginario politico che si nutre certo di un richiamo alla democrazia e però torna a riproporre una comunicazione che la stravolge. E’ possibile uscire in avanti dalla attuale metamorfosi della democrazia ?Qui comincia l’avventura del nuovo immaginario da costruire.E qui forse vale la pena di ricordare la attuale rivoluzione in corso nel mondo arabo, in cui gioca il suo ruolo anche l’allegro richiamo siriano al cartellino giallo. Qualcuno aveva scritto a suo tempo : ” Sarà una risata che vi seppellirà”, da tempo una parola d’ordine come questa è presente su internet e valorizzata da OTPOR e da coloro che nei paesi dell’Est in questi anni hanno lanciato le rivoluzioni arancione, naturalmente c’è sempre chi va dicendo che si tratta di operazioni culturali e politiche ben note che nascono in alcuni uffici degli USA, ma si finge di non vedere come l’intreccio di nuove culture della non violenza e di nuove parole d’ordine della rete alternativa e di internet, di Otpor e di altro tanto per non fare nomi, siano il frutto di sapienti complotti. Ma proprio i fatti cupi e tragici di questi giorni, la morte in Palestina di Arrigoni, le bombe di Gheddafi in Libia, indichino una strada molto più drammatica fondata su odi e rancori, pregiudizi religiosi e intolleranze, eliminazioni fisiche di chi è identificato come nemico e rivelino come dentro lo scontro in atto sia pure possibile una agghiacciante metamorfosi della democrazia che si nutre di vecchissimi immaginari dell’odio. No grazie, la democrazia può essere rivoluzionaria proprio se scopre la risata finale che seppellisce il tiranno.(attilio mangano)

__._,_.___

Caso Asor Rosa: è peggio ancora di quel che sembravaultima modifica: 2011-04-28T19:05:10+02:00da mangano1
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento