Attilio Mangano, Ma qual’è il paese reale?

 

 

sciascia jpeg.jpeg(Premetto che  se da qualcuno arrivassero analisi più precise e dettagliate e suggerimenti, con piste interpretative,  non potrei che ringraziarlo a rischio di passare per incompetente.)

La mia è forse la classica domanda da cento milioni: qual’è il paese reale, la produzione reale, la crisi reale di questo paese e del capitalismo italiano?E con quali strumenti è possibile leggerla davvero in profondità ed elaborare un modello politico e culturale credibile?

Faccio parte di quella generazione degli anni sessanta che grazie al primo sfondamento della cultura sociologica nel nostro paese imparava  a distinguere la  coppia formale-reale ( aiutato anche da Marx nella sua lettura del capitalismo stesso): c’è sempre un livello formale ( di organizzazione del lavoro, di produzione, di nessi sociali) che va considerato come punto di partenza dell’analisi sociologica e però messo da parte, mettendo a fuoco l’organizzazione REALE del lavoro e della produzione,dei nessi sociali.

Non mi dilungo adesso su possibili meriti e limiti di quella che è stata chiamata LA CULTURA DELL’INCHIESTA e che già allora individuava nello spostamento neocapitalistico della produzione e del legame sociale una chiave di lettura decisiva  per individuare gli stessi soggetti della trasformazione ( nel loro duplice senso di soggetti che subiscono sulla loro pelle una trasformazione destinata a incidere in profondità su ricchezza, stile di vita, cultura,uso del tempo nel lavoro e del tempo libero etc e di soggetti nuovi, figli della modernizzazione sociale dei rapporti di produzione stessi e portatori essi stessi di una nuova cultura di bisogni e di trasformazioni possibili.)

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Ma a che punto siamo oggi? E’ possibile ancora e come  usare questi strumenti  e questi modelli per individuare i percorsi delle nuove trasformazioni e il loro impatto? Io credo di si e credo che da varie parti esistano ancora studiosi e osservatori in grado di operare per decifrare e segnalare, anche se non mi sembra che la stessa attuale CULTURA  di quella che continuiamo a chiamare SINISTRA stia seriamente lavorando in questa direzione.

Trovo oggi, sparsi qua e là in articoli diversi che escono sulla stampa, una serie di dati  a mio parere importanti e perfino inquietanti.

1)”Secondo i dati consegnati dall’Istat alla Commissione , nel settore dei servizi il sommerso arriva al 21, 7 %, con punte del 56,8 % negli alberghi e nei pubblici servizi, del 52,9 % nel lavoro domestico, del 36,8 % nell’istruzione e nell’assistenza sanitaria e sociale, del 32, 1 % nel commercio, del 31,1% in agricoltura, nel 28,4 % nel settore delle costruzioni”

2) Rispetto a quello che effettivamente entra nelle casse dello Stato ( 10,6 miliardi di euro) l’agenzia delle entrate  ha documentato che quasi un terzo della evasione accertata ( 27, 8 miliardi di euro)  si registra nella sola Lombardia ( con 8, 2 miliardi dieuro). ” Secondo i dati diffusi dalla Agenzia delle Entrate  nel 2010 in Lombardia è stato accertato un bottino in crescita del 48,6% rispetto all’anno precedente. Probabilmente l’aumento record è stato influenzato da operazioni particolari di accertamento tasse evase ( come il caso di Telekom Sparkle)….. Nelle attività contro i furbi andrebbe conteggiata quella antifrode, che nel 2010 ha raddoppiato l’incasso facendo emergere irregolarità in materia di imposte sui redditi e Irap per oltre 6,4 miliardi di imponibile evaso. Bene anche le indagini internazionali che hanno portato a galla 7,6 miliardi di attività estere e trasferimenti non dichiarati”

3) Nemmeno il dieci per cento dei vari miliardi  stanziati dall’Unione Europea come fondi per il Mezzogiorno viene effettivamente speso ( In testa la Puglia  che è riuscita a spendere  appena il 7,5 % del miliardo 279.200.000 stanziato, ma non è che Campania e Sicilia e altre spendendo poco più del dieci per cento siano andate meglio)

i TRE DATI  qui riportati non  consentono forse  una riflessione critica approfondita  e nemmeno di essere connessi tra loro ma pongono una serie di interrogativi che non  riguardano solo il mercato del lavoro ma  l’insieme dei nessi sociali, a partire dal riconoscimento della centralità del LAVORO NERO e sommerso,  poichè L’ECONOMIA IN NERO  RAPPRESENTA TRA IL 16 e IL 18% DEL PRODOTTO INTERNO LORDO. Quanto questa percentuale incide  nel riconoscimento contabile di una massa sommersa di milioni di persone che non è possibile definire disoccupati  e che interrogativi pone  rispetto alla molteplice pluralità delle forme dell’occupazione lavorativa oggi?  Saltano le cifre e le statistiche sugli occupati reali e i disoccupati reali mentre a tutto ciò si affiancano le distinzioni fra occupati  stabili ( garantiti?)  e lavoranti precari  dando luogo a un paesaggio del tutto complicato e inedito in cui  occorre a sua volta distinguere tra settori economici in crisi e settori in ripresa, distinguendo fra lavoranti in nero  stranieri e lavoranti in nero nostrani, lavoranti stagionali e lavoranti clandestini etc. Ci sono poi a loro volta gli interrogativi sull’evasione fiscale da scomporre in termini tali da distinguere le operazioni ” in grande” stile e quelle  di vario genere.

Sono insomma io stesso consapevole per primo che da questo insieme di dati è possibile forse e più che altro contraddire quadri e letture  riguardanti disoccupazione reale e  occupazioni  non risultanti ufficialmente ma non di rispondere alle domande su  dove va il capitalismo italiano e sulle sue ricchezze reali. Per cui ripropongo ad amici e studiosi, specialisti e non, la domanda iniziale. : qual’è il paese reale, la produzione reale, la crisi reale di questo paese e del capitalismo italiano?E con quali strumenti è possibile leggerla davvero in profondità ed elaborare un modello politico e culturale credibile?

Attilio Mangano, Ma qual’è il paese reale?ultima modifica: 2011-04-11T16:18:33+02:00da mangano1
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