Andrea Di Consoli, «Vi racconto io cosa è stata Toghe lucane»

da IL RIFORMISTA
«Vi racconto io cosa
è stata Toghe lucane»

di Andrea Di Consoli
Michele Cannizzaro. Il medico di Potenza “archiviato” affronta punto per punto la difesa dell’operato di De Magistris uscita sul Fatto. E la smonta.
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Nella foto: Luigi De Magistris

Michele Cannizzaro, il medico di Potenza “archiviato” nell’indagine “Toghe lucane” di Luigi De Magistris – vittima di persecuzione mediatica – legge l’articolo di Marco Travaglio sul Fatto di ieri in difesa dell’operato giudiziario dell’attuale eurodeputato dell’Idv (in seguito alle critiche sorte intorno all’archiviazione), e scuote la testa.
Il dottore potentino è preciso nella ricostruzione dei fatti: «Il procedimento “Toghe lucane” inizia nel 2003. Il dottor De Magistris, improvvisamente, dà un impulso all’indagine nel febbraio del 2007. Per quanto mi riguarda, i termini delle indagini preliminari erano già abbondantemente scaduti, eppure sono stato sottoposto a una umiliante perquisizione. Il reato per cui ero indagato era abuso d’ufficio, e null’altro. Successivamente, grazie alle testimonianze basate su dicerie anche di persone condannate per associazione di stampo mafioso, non di collaboratori di giustizia, De Magistris ha proceduto a iscrivermi nel registro degli indagati per varie ipotesi di reato: ipotesi ampiamente anticipate da certa stampa ancor prima delle dichiarazioni dei suoi stessi dichiaranti. De Magistris ha avuto tanto tempo per vagliare le dichiarazioni, ma non mi risulta che abbia cercato dei riscontri, né tantomeno che abbia ritenuto di sottopormi a interrogatorio. Ha concluso l’indagine con l’avviso di conclusione, e i tempi di trasferimento per procedimenti disciplinari dei magistrati sono ben codificati dalle norme vigenti. Ma, in ogni caso, la valutazione sul procedimento “Toghe lucane” è stata vagliata da altro magistrato, il pm Vincenzo Capomolla, che mi ha sottoposto a interrogatorio e mi ha dato la possibilità di confutare puntualmente tutte le ipotesi accusatorie. Successivamente il procedimento è passato al vaglio di un giudice, che ha dato ampia possibilità agli opponenti di dimostrare le loro ragioni, e ha concluso con un’ampia archiviazione. Se il dottor De Magistris avesse richiesto il rinvio a giudizio, l’iter non sarebbe stato certamente diverso, poiché le sue ipotesi sarebbero in ogni caso passate attraverso il vaglio del giudice. Domando dunque al dottor Travaglio: perché queste alchimie giornalistiche che mirano ad alimentare sospetti e confusione? Il codice di procedura penale è chiaro e puntuale, e tale deve essere riportato anche dalla stampa. Vorrei anche chiedere al dottor Travaglio, che tanto si è occupato dell’inchiesta: come mai non ha ritenuto di contattarmi per sentire anche la mia versione? Voglio anche ricordare che, in seguito alla gogna mediatica che ho subito, sono stato costretto a lasciare la direzione generale dell’ospedale San Carlo di Potenza che, a detta di tutti, anche della stampa ostile, sotto la mia direzione ha attraversato un momento di grande rilancio. A tal proposito voglio rivelare che una troupe di Annozero di Rai2, diretta dall’inviato Pozzan, ha svolto nel 2007 una rigorosa inchiesta giornalistica sul mio operato al San Carlo, con decine di interviste e con sopralluoghi in tutti i reparti. La stessa troupe ha intervistato il macellaio, il barbiere e altre persone che abitano nelle vicinanze della mia abitazione a Potenza. Non mi risulta che tale inchiesta sia stata mai portata o citata in trasmissione. Evidentemente perché non gradita per il risultato delle risposte. La gogna mediatica che ho subito è stata effettuata da alcune trasmissioni della televisione pubblica, senza mai darmi la possibilità di intervenire. Credo che come onesto e limpido contribuente ne avrei avuto diritto. Sulla gogna mediatica effettuata in maniera violenta, soprattutto nei miei confronti, laddove nel procedimento c’erano sicuramente personaggi più illustri di me, avrei tanto da rivelare, poiché ho avuto modo di leggere numerose intercettazioni telefoniche, effettuate dalla Procura della Repubblica di Matera, depositate in un procedimento a Salerno, dove è ben chiaro tutto quello che si è verificato. Ma di questo non intendo parlare, per rispetto alla magistratura, nei confronti della quale ho sempre nutrito rispetto, fiducia e ammirazione».
Cannizzaro continua a rivolgersi direttamente a Marco Travaglio: «Dottor Travaglio, lei è venuto più volte in Basilicata, ma ha ritenuto di incontrarsi soltanto con i suoi amici. Credo che un giornalista abbia anche il dovere deontologico di sentire le ragioni di tutti. Ciò non è avvenuto. Perché? Gettare ombre su questa archiviazione significa, ancora una volta, esprimere delle valutazioni di parte a favore di qualche magistrato, e screditare gli altri magistrati che, con grande rigore, serenità e terzietà si sono occupati della vicenda. Non so se il dottor Travaglio abbia dei figli ma, se li ha, mi auguro che nessuno li faccia mai soffrire come hanno fatto soffrire i miei».
Il tono di Cannizzaro, com’è evidente, è pacato e circostanziato. Cannizzaro è stato in rispettoso silenzio per quattro anni, ma adesso, all’indomani dell’archiviazione, ha deciso di controbattere punto per punto alle inesattezze della carta stampata.

Andrea Di Consoli, «Vi racconto io cosa è stata Toghe lucane»ultima modifica: 2011-03-26T17:51:38+01:00da mangano1
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