AALAM WASSEF,Egitto: un video. Massima violenza in provincia

da notizie radicali

Egitto: un video. Massima violenza in provincia
AALAM WASSEF

Unknown.jpeg
09-02-2011
Il Cairo, 9 febbraio 2011. Tutti gli occhi sono puntati sul Cairo, vetrina di tutta la nuova “tolleranza democratica” del debuttante governo di Omar Suleiman e del suo primo ministro, Ahmed Shafik. Lontano dalle telecamere e dall’attenzione internazionale la provincia, al contrario, ha conosciuto negli ultimi due giorni un crescendo di barbarie.

Le “garanzie” e la “buona volontà” ostentate dal nuovo governo restano prive di effettività.
Le forze di polizia, quasi assenti al Cairo, sono ampiamente dispiegate nelle province, in particolare a Mahalla – città operaia, capitale dell’industria tessile. I baltageyyas (poliziotti in borghese e teppisti armati) vengono di nuovo scagliati contro la popolazione in varie città: Suez, Wadi el Guedid, Tanta… Il CHU (ospedale universitario) di Assiut, nell’alto Egitto, riferisce che ieri sera 61 persone sono rimaste ferite da colpi di armi automatiche. Otto i morti. La città d’Alessandria sta vivendo analoghi, violenti scontri. Colpisce, a Mahalla, la ricomparsa in scena delle camionette anti-sommossa della polizia, che convivono con i carri armati di un esercito inerte.

Non intervento, dunque, da parte dell’esercito, che non può permettersi di sparare sui manifestanti. Sarebbe semplicemente inconcepibile. Ma le forze armate possono, invece, ritirarsi o non prendere parte agli scontri sanguinosi. È ciò che si osserva nel video sottostante, in cui un furgone della polizia investe i manifestanti, falciando quelli che incontra sulla sua strada. A decine, i manifestanti circondano il furgone e lo rovesciano.

Sembra si faccia di tutto perché la popolazione si rivolti contro il suo esercito e perché, legittimamente, questo replichi agli attacchi. È grave.

8 febbraio 2011. un furgone della polizia schiaccia i cittadini Mahalla

Egitto: Omar Suleiman minaccia. Pura follia

Il Cairo, 9 febbraio 2011. Con l’ampliamento, constatato ieri, delle basi di massa del movimento popolare e con le dichiarazioni di buona volontà del nuovo governo (che non corrispondono affatto alla realtà sul terreno), l’Egitto oggi si trova in una situazione molto pericolosa.

Questa mattina il vicepresidente Omar Suleiman ha dichiarato: «Questa posizione non può proseguire molto a lungo. È imperativo che la crisi si concluda al più presto L’alternativa al dialogo sarà un rivolgimento. Vogliamo evitare a ogni costo tale rivolgimento, di cui nessuno può prevedere le conseguenze, conseguenze che sfuggiranno alla ragione. Non vogliamo arrivare a questo punto, per preservare l’Egitto e per non compromettere le concessioni ottenute dal popolo».

Aalam Wassef
Egiziano, 40 anni. Artista, editore, giornalista e blogger sotto una dozzina di pseudonimi o sotto il suo vero nome quando il contesto lo consente. Collaboratore di www.edge.org, è anche fondatore di peerevaluation.org.

Si tratta di una minaccia. C’è una ambiguità nell’uso del termine “rivolgimento”, in Arabo inqilab. Solitamente, inqilab si usa per designare un “colpo di stato”. Nel contesto della frase, la probabilità che Suleiman evochi un colpo di stato militare è molto lieve! Ma non si sa mai. Mi sembra più credibile che il vicepresidente intendesse dire un “rovesciamento” operato dal movimento popolare.
Questa affermazione era prevedibile, ne erano visibili tutti i segnali. In provincia, lontano dalle telecamere, la violenza poliziesca agisce a pieno ritmo. Alessandria, Suez, Tanta, Mahalla, Assuan, Asyut…
La polizia, sotto lo sguardo passivo dell’esercito, spara con armi automatiche. Centinaia di feriti in tutto l’Egitto. Decine di morti. Al Cairo, nonostante l’impegno pubblico di Omar Suleiman e Ahmed Shafik, giornalisti e blogger vengono arrestati a decine: l’altroieri, ieri, oggi.

Ieri i manifestanti, in precedenza stabilmente insediati a piazza Tahrir, sono dilagati a macchia d’olio: Assemblea del Popolo, Consiglio di Stato, ministero degli Interni… Altri punti strategici sono diventati bersaglio dei manifestanti, in particolare la sede della radiotelevisione di Stato e, naturalmente, il palazzo presidenziale. Il regime non lascerà campo libero alla folla. La dichiarazione di Suleiman e gli avvenimenti in provincia lo provano. L’esercito è dunque al muro: deve scegliere con chi stare, se proteggere il regime o proteggere il popolo.
La dichiarazione di Omar Suleiman, personaggio nato in seno alle élite militari, suggerisce che l’esercito abbia scelto di proteggere il regime. Cinque le possibili conseguenze:

1. L’esercito spara sulla popolazione per impedire che prosegua l’avanzata della protesta e che si attuino le annunciate marce sul palazzo presidenziale o sulla sede della radiotelevisione.

2. L’esercito, come ieri a Mahalla, lascia che la polizia faccia il lavoro sporco. “Neutralità” e presenza passiva, quindi.

3. Divisione all’interno dell’esercito tra le élite e i militari di grado intermedio. Disordini nei ranghi dell’esercito che non possono tollerare tale tradimento del popolo, colpo di stato militare.

4. Abbandonata dal suo esercito, passivo e “neutrale”, la popolazione si ribella contro i militari. Per legittima difesa, l’esercito reagisce e spara sui manifestanti. Il peggiore degli scenari possibili.

5. I vertici dell’esercito, consapevoli dei rischi che si assumono, chiedono l’immediata destituzione del presidente.

AALAM WASSEF,Egitto: un video. Massima violenza in provinciaultima modifica: 2011-02-10T18:28:57+01:00da mangano1
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento