Alessandro Dal Lago, Ma che ci aspetta se ..

Ma che ci aspetta se il Cavaliere si toglie di mezzo?

 

MICROMEGA.jpegdi Alessandro Dal Lago

su il manifesto del 27/01/2011

C’era una volta un tizio barbuto che parlava del matrimonio come sistema di prostituzione legalizzata. Un secolo dopo, un suo omonimo, Groucho Marx, disse: “Il matrimonio è un istituto meraviglioso, ma chi vorrebbe vivere in un istituto?”. Le due affermazioni «marxiane» mi sono tornate in mente assistendo ai dibattiti sui vari aspetti, pubblici e privati (politici, giudiziari, morali ecc.) delle prodigiose performance amatorie, vere o presunte, di Silvio Berlusconi.
Nell’arena mediale del nostro paese si assiste a un curioso gioco delle parti. Ci sono quelli che blaterano di libertà individuale e difesa della privacy dalle intrusioni mediali e giudiziarie, rispolverando, in chiave di perdono preventivo, il principio evangelico del «chi è senza peccato scagli la prima pietra». E, guarda un po’, sono i governativi, tutti cattolici e difensori dell’ordine costituito. All’opposto, ci sono quelli che sbandierano in faccia ai primi le austere parole degli uomini del Vaticano, in tema di sobrietà della vita privata. E tra i secondi troviamo giornalisti d’assalto e antiberlusconiani di ogni tendenza, insomma l’opposizione soprattutto mediale. Va bene che in guerra ogni argomento o espediente è lecito, ma, accidenti, non è facile raccapezzarsi in questo spettacolare girotondo morale. Certo, noi non crediamo ai primi, i quali emanano decreti sul pubblico decoro o contro il mercimonio, quando riguarda povere ragazze migranti, e assolvono il Capo a testa bassa quando distribuisce bustarelle a signorine procaci in cambio di dance lascive e altro ancora. Ma io non sono convinto neanche dai secondi, i quali spacciano, nelle loro inchieste o esecrazioni, un moralismo legalitario e voyeuristico, che lascia trapelare un’idea di Legge che fa impallidire quella moseica. Un’ossessione per la santità delle istituzioni e del decoro – Dio, patria e famiglia – che pensavamo, a sinistra, superate dopo un secolo di critica marxiana, freudiana, foucaultiana. Ma che invece prorompe dalle requisitorie dei nostri piccoli Torquemada televisivi. E allora, tutti a intrupparci all’ombra del la morale cattolica e del Diritto – il che ci fa facilmente immaginare una società senza peccato e senza infrazioni, in cui magari lavoratori alla catena e precari senza speranza si consolano, felici, con l’austerità dei costumi dei loro padroni.
Già sento le obiezioni. Ma non capisci che ora è la volta buona, sotto il fuocherello incrociato delle supreme autorità morali del Paese, che Berlusconi si levi di torno? No, non capisco e non credo. Su queste pagine Christian Raimo ha spiegato benissimo come le intemperanze del cavaliere corrispondano mirabilmente alla pornografia diffusa e alle doppie morali imperanti nella società italiana. Altrimenti, perché una quota pur sempre maggioritaria di concittadini, sorda agli ammonimenti del Vaticano, si identificherebbe in Berlusconi e lo voterebbe? Ma se anche il Cavaliere si togliesse di mezzo, che cosa ci aspetta? Dov’è uno straccio di politica alternativa alla destra quando, sulle questioni che contano, su Marchionne, sullo scempio della scuola e dell’università, sull’immigrazione, sul carcere, sulla guerra il consenso è così trasversale? La destra, in Italia più che altrove, ha lavorato a fondo nella perversione dei rapporti sociali primari, illudendo metà del paese che la felicità di tutti si conquista a spese delle minoranze prive di potere; facendo credere che lo sviluppo si ottiene togliendo le pause agli operai a costringendoli alla contrattazione aziendale con i padroni del vapore globali; privando di diritti gli stranieri; strozzando le classi scolastiche ed emarginando quel po’ di ricerca disinteressata che ancora sopravvive nelle nostre università anchilosate. E la sinistra le è andata dietro, tatticismo dopo tatticismo, concessione dopo concessione, sconfitta dopo sconfitta. Fino al punto che oggi la partita finale si giocherebbe nell’alcova del cavaliere e in un’aula di tribunale. Ma per l’amor del cielo!
Se si dimostrerà che Berlusconi ha fatto sesso con una minorenne, che sia punito e se ne vada. Sarà una liberazione, per cominciare estetica. Ma nessuno si illuda che il berlusconismo sia finito. Anzi. Perché è tra noi, in questo blaterare di morale che rimuove le sofferenze reali. In questa ossessione per il diritto che copre le ingiustizie sostanziali. In questi risibili tentativi di colpire il potere mediale a colpi di media. E ciò proprio mentre dall’altra parte del mare, in Tunisia, Algeria, Egitto ed Albania ci giungono lezioni sulla ribellione all’ingiustizia che nessuno dei nostri brillanti politici aveva previsto e che, visibilmente, si ostina ad ignorare.

Alessandro Dal Lago, Ma che ci aspetta se ..ultima modifica: 2011-01-28T16:10:01+01:00da mangano1
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