Aldo Giannuli,Wikileaks e la Cina.

da www.aldogiannuli.itUnknown.jpeg

 

Cappuccino, brioche e intelligence n°20. Wikileaks e la Cina.

La vicenda di Wikileaks ha riproposto un clichet piuttosto consolidato (ripreso da qualche partecipante a questo blog) per il quale, se una determinata operazione di intelligence è attribuita ad un servizio segreto occidentale (Mossad, Cia, MI5 ecc.) la cosa è credibile e quasi solare, se la stessa cosa è attribuita al servizio segreto di un paese “socialista” (come la Cina) , ex socialista (come la Russia) o di un paese in via di sviluppo (Brasile o India) è una spy story di cattiva marca e come tale non è degna d’attenzione. Chissà perchè. I servizi segreti sono gli stessi in tutto il mondo e fanno tutti le stesse cose, per cui non c’è ragione di credere che se uno possa essere sospettato di una determinata azione, l’altro sia immune da questi dubbi.
Quando non si hanno informazioni sicure e complete non resta che fare delle ipotesi logicamente plausibili, ma essendo molto cauti. E la prima regola di cautela è quella di applicare il medesimo metodo a tutti (non si possono fare due pesi e due misure). La seconda regola è quella, per quanto possibile, di non avere una sola ipotesi ma un ventaglio più o meno ampio, sia pure disponendo le varie ipotesi in ordine di probabilità più o meno crescente. La terza regola è quella di essere molto elastici, per cui la graduatoria di probabilità (e la stessa lista di ipotesi), si modifica in base agli elementi che emergono, evitando di affezionarsi troppo ad una idea tanto da “scartare” tutti i nuovi elementi che siano in contrasto con essa.

Noi non sappiamo sino a che punto questa sia una operazione di intelligence di qualche servizio e sino a che punto sia vera la versione ufficiale di Wikileaks. La cosa più probabile è una sorta di via di mezzo, per cui  il sito hacker è  nato da un gruppo di giornalisti free lance un po’ avventurosi e che, ad un certo punto, sia stato strumentalizzato da qualche servizio segreto (anche se è difficile stabilire sino a che punto i giornalisti ne fossero inconsapevoli,  che parte possano aver avuto ecc.).

Facciamo l’ipotesi che qualche servizio sia riuscito ad eterodirigere il sito, compiendo questa operazione. Dobbiamo capire di chi si tratta.
Nel nostro caso, abbiamo adottato il criterio dell’analisi dei costi e dei benefici che alcuni attori (identificati sulla base dei principali conflitti in atto) registrerebbero.
Primo: gli americani in quanto Stato, governo.
Tesi difficile da sostenere, perchè, mentre i costi appaiono abbastanza evidenti (il raffreddamento di molti legami diplomatici con alleati e l’inasprimento dei rapporti con diversi antagonisti, l’imbarazzo per lo spionaggio Onu, le difficoltà con l’opinione pubblica mondiale, il danno di immagine dell’intelligence americana che ne esce a pezzi ecc.) si capiscono molto meno i vantaggi che ne deriverebbero. Colpire qualche singolo paese, come ad esempio Italia e Russia per la vicenda Southstream? Un modo per imporre una camicia di forza al Web come già prospetta il Coica Bill –ne riparleremo- recentemente approvato dal Senato Americano?  Mettere l’Arabia Saudita davanti al fatto compiuto della rivelazione delle sue attività contro l’Iran, per spingere verso la guerra? Tutti moventi plausibilissimi, ma ci sono mille modi più efficaci e politicamente meno costosi per farlo (parliamo sempre nell’ottica degli Usa). In nessun caso i benefici sarebbero compensati dai costi.
Allora la pista americana si sposta verso gli oppositori di Obama (i repubblicani, i settori di comandi militari che non vogliono sentir parlare di ritiro dai teatri irakeno ed afghano, la lobby filo ebraica ecc.). La pista qui si fa molto più credibile –anche perchè la fuga di notizie dall’interno appare ragionevolmente probabile-. Però questo si concilierebbe molto male con un eventuale ciclone sulla banche: nessuno degli attori segnalati avrebbe particolari interessi ad una azione in questo senso, anzi, alcuni, come la lobby filo ebraica (e le stesse considerazioni valgono per Israele ed i suoi servizi segreti) sarebbero del tutto contro interessati in questo senso. Dunque, per valutare opportunamente questa pista occorre vedere cosa verrà fuori eventualmente sulle banche americane: se le rivelazioni di Wikileaks fossero acqua fresca la pista interna o israeliana (o una combinazione fra le due cose) uscirebbe intatta ed accresciuta, mentre declinerebbero le altre. Al contrario, se le rivelazioni fossero roba pesante, in grado di innescare un terremoto bancario, il risultato sarebbe inverso: le piste interne ed israeliana perderebbero peso a favore di quelle esterne.

E passiamo, appunto, alle piste esterne. Di Israele si è già detto.
Perde quota una pista già non fortissima come quella russa: non tanto per la definizione di stato-mafia (che non fa nè caldo nè freddo agli uomini del Cremlino) quanto per le rivelazioni sul caso Southstream che potrebbero causare seri problemi in questa direzione. Quello che, evidentemente, non sarebbe affatto nell’interesse di Mosca.

Al contrario, è assai promettente la pista cinese. Oggi la Cina è impegnata in uno scontro frontale con gli Usa sul terreno valutario. Ci sono poi altri motivi di minore importanza ma inevitabilmente connessi con il campo principale (guerra commerciale, contenzioso tibetano, questione degli uiguri, diritti umani, appoggio alla Nord Corea, questione iraniana, rivalità per la penetrazione in Africa ecc.). In realtà tutto può riassumersi in una espressione: i cinesi lavorano ad un ordine mondiale che abbia l’Asia al suo centro e gli americani sono terrorizzati da questo passaggio di egemonia. I cinesi hanno preso molto male il premio Nobel assegnato a Liu Xiaobo e si considerano sotto assedio sulal questione valutaria (e tutto sommato non hanno nemmeno torto a pensarlo), per cui è evidente che considerino positivo un indebolimento politico diplomatico degli Usa in questo momento. D’altra parte, hanno dei servizi segreti di prim’ordine in grado di portare a segno un colpo del genere sia nella fase di raccolta informativa che in quella di diffusione del “raccolto”. Già questo rende la pista cinese possibile ed anche discretamente probabile. Ma se a questo dovesse seguire un terremoto bancario innescato da una nuova ondata di rivelazioni, assestando agli americani un colpo durissimo e tale da fiaccare la campagna sulle questioni valutarie, la pista cinese salirebbe nettamente al primo posto. Nè ha nessun senso osservare che la Cina, in questo modo, avrebbe colpito un alleato come la Russia di Putin, sia perchè nello scenario attuale nessuno è alleato organico di nessun altro (e contenzioso russo cinese non ne manca) sia perchè nessun servizio segreto si fa di questi problemi se deve realizzare una operazione di quella portata.

Dunque, non si vede perchè escludere Pechino dalla rosa dei sospetti. Posso solo aggiungere una cosa: nell’improbabile caso che si raggiungesse la prova certa che il colpo viene dai cinesi, personalmente non ne sarei indignato. Anche i cinesi hanno diritto a difendersi.

Aldo Giannuli, 8 dicembre ‘10

Aldo Giannuli,Wikileaks e la Cina.ultima modifica: 2010-12-08T22:15:40+01:00da mangano1
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento