The daily week.E MADIA SI ASTENNE

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E MADIA SI ASTENNE

Pubblicato il 01/12/2010

Possono i deputati democratici Marianna Madia, Livia Turco e Gianni Cuperlo preferire i soldi ai partiti piuttosto che stabilizzare i ricercatori. Sembra impossibile anche solo pensarlo, ma possono. La storia è semplice. Nel corso dell’esame alla Camera della riforma Gelmini i deputati dell’Api Bruno Tabacci e Marco Calgaro presentano un emendamento: servono venti milioni di euro per finanziare contratti a tempo indeterminato per i ricercatori. I due “apisti” hanno l’ottima idea di volerli sottrarre al finanziamento ai partiti, capitolo di spesa da un miliardo di euro, venti milioni cosa saranno mai? Ci si aspetta il voto unanime dell’aula. Non sarà così. La maggioranza non vuole cedere a un altro emendamento dell’opposizione, per ragioni politiche. E le opposizioni? E il Pd? Si alza il capogruppo Dario Franceschini e annuncia voto favorevole all’emendamento Tabacci, dove aver visto Bersani sui tetti pare il minimo. E invece no, anche questa volta il Pd riesce a stupire. Prende la parola il vecchio cassiere dei Ds, il potente viterbese Ugo Sposetti, il tipo che peraltro amministra ancora i denari che la fu Quercia continuerà inopinatamente a prendere a suon di milioni di euro fino al 2011 e dice, dopo tutto un giro di parole, che voterà contro. Cose da pazzi, ma tutti pensano che sarà una voce isolata. Poi si vota e si vede quanto poco sia isolata la battaglia della casta, dentro il Pd, per tutelare se stessa a scapito di chiunque. Dei 207 deputati democratici aventi diritto al voto solo 143 si esprimono a favore dell’emendamento Tabacci seguendo l’indicazione del capogruppo Franceschini. Altri 64 sono assenti dal voto, si astengono, addirittura votano contro. Come Ugo Sposetti infatti pigiano il pulsante del no Livia Turco, Sergio D’Antoni, il giovanile Gianni Cuperlo, Giovanni Lolli, il tesoriere del Pd, Antonio Misiani. Ma le sorprese più incredibili arrivano dall’elenco degli astenuti. Ci sono tutti quelli che contano: Massimo D’Alema, Piero Fassino, Antonello Soro, Andrea Orlando, Maurizio Migliavacca. E, capolavoro nel capolavoro, anche quella Marianna Madia che fece la capolista del Pd due anni fa proprio proponendosi come ricercatrice precaria. Può Marianna Madia astenersi su un emendamento del genere? Questo comportamento incredibile va spiegato, così i lettori di www.thedailyweek.it capiranno meglio di cosa stiamo parlando. Tira un clima pre-elettorale e le grandi manovre per la costruzione delle liste sono partite. Questa vergognosa legge elettorale impone ai deputati peones di avere la protezione di una capobastone che conta davvero per poter essere messi in posizione di eleggibilità. Marianna Madia è stata inventata da Veltroni come capolista, ora si è legata al potente carrozzone dalemiano per puntare alla rielezione. Ma per avere la certezza del posto in lista bisogna dare prove di fedeltà. Quale migliore occasione per Marianna? Votare per i soldi ai partiti anziché agli ex colleghi precari deve esserle sembrata un’occasione perfetta. Almeno lei si è astenuta. Il già segretario della Fgci ha direttamente votato contro. Il segnale ha voluto mandarlo forte. Ma la miracolata che si fa beffe così dei suoi coetanei davvero avremmo voluto risparmiarcela. Chiedi scusa a tutti, Marianna. Certo capiamo che ora sarà difficile tornare a fare la ricercatrice. Sono le contraddizione del Pd. Un partito che va sui tetti con i precari finché non c’è da fare gesti concreti per difenderli: vi racconteremo nei prossimi giorni la storia dei lavoratori che stanno mandando in onda la televisione del Pd, delle lettere di pre-licenziamento che hanno ricevuto, del bando scritto apposta per favorire gli amici degli amici. E’ un’altra storia che non troverete sui giornali. Per questo ci siamo noi. Che chiediamo solo un minimo di decenza. E di decente coerenza.

The daily week.E MADIA SI ASTENNEultima modifica: 2010-12-04T17:19:13+01:00da mangano1
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