Peppino Caldarola, La terza bia di Luca

(da IL RIFORMISTA)
Le tre ipotesi per
la terza via di Luca

di Peppino Caldarola
Dietro la “lista civica”

Unknown.jpeg

Nella foto Luca Cordero di Montezemolo

uca Cordero di Montezemolo ha lanciato l’idea di «una lista civica nazionale capace di unire i moderati e i riformisti di entrambi gli schieramenti». È “quasi” l’annuncio di una discesa in campo. Il presidente della Ferrari si sta tormentando da tempo attorno al rovello di un impegno diretto in politica. Non violo la sua riservatezza se scrivo di aver tratto l’impressione, nel corso di una cortese telefonata che ha voluto farmi a proposito di un mio corsivo apparso su “Mambo”, che in cuor suo la decisione l’abbia già presa ovvero sia disponibile ad accettare il rischio della sfida politica. Gli si fa un torto quando lo si descrive pronto a una soluzione centrista della crisi politica. L’ambizione è un’altra, come è apparso chiaro dai resoconti della sua conversazione con gli allievi del corso di formazione politica organizzato a Milano da Massimo Cacciari.
L’idea di fondo è quella di dar vita a un rassemblement “centrale” in grado di coagulare i diversi riformismi e di chiamare a raccolta le forze vive del paese. Montezemolo, come disse in una recente assemblea di Confindustria in cui invitò i suoi colleghi a un impegno diretto, condivide le preoccupazioni sullo stato del paese e muove alla politica le stesse critiche di moltissimi cittadini, compresi i più avvertiti rappresentanti delle classi dirigenti, politici compresi. La situazione di blocco che si è determinata, resa evidente dai sondaggi, dice che è in atto uno sgretolamento della baseo elettorale berlusconiana ma che non emerge ancora una forza alternativa. Cerchiamo di capire quali scenari potrebbe aprire la “lista Montezemolo”.
avvitamento del berlusconismo è in atto. Il premier vuole dal Parlamento il mandato a continuare e contemporaneamente dal presidente della Repubblica lo scioglimento delle Camere. Sa che tutte e due le soluzioni lo ricaccerebbero in una condizione non diversa da quella attuale, la precarietà. Nel suo campo si avvertono molti scricchiolii. Persino Maroni ha accennato all’ipotesi di Tremonti premier. Il tema della congiura esterna, avventurosamente agitato, rivela la sensazione di un isolamento internazionale. Nel campo avverso il Pd è al suo minimo storico, insidiato dalla doppia Opa ostile di Vendola e di Di Pietro, ed è ridotto a sperare di perdere meno voti del Pdl per presentarsi come il vincitore della contesa. Fini e Casini sono in piena confusione tentati di riproporre un nuovo centrodestra che assomiglierebbe a quel pentapartito che affossò la Prima Repubblica. La Lega sente il profumo di un successo elettorale inutile ovvero non spendibile in un quadro probabile senza vincitori. La Seconda Repubblica ha perso la spinta propulsiva e ci ha precipitati in una nuova partitocrazia con partiti fragili in perenne crisi di nervi.
Luca Cordero di Montezemolo ha da tempo sondaggi favorevoli. Il presidente della Ferrari ha molti estimatori e molti nemici, anche all’interno del mondo Fiat ovvero fra quelli che quel mondo hanno frequentato e diretto. Anche fra gli imprenditori ci sono estimatori e antipatizzanti. Non è un male. Vuol dire che non è un personaggio neutro. Tutti gli riconoscono una grande amabilità, una capacità di comunicazione indiscutibile, competenza e prestigio internazionale. Non è un uomo di destra. In America sarebbe un liberal. I sindacati lo hanno visto interlocutore attento e disponibile. Attorno a lui da molti mesi si è aggregato un gruppo di intellettuali di assoluto prestigio, in gran parte giovani. È stato a lungo corteggiato dalla politica per ruoli di primo piano che ha sempre rifiutato. Oggi questa stessa politica si mostra preoccupata e fredda di fronte all’eventuale annuncio di una sua discesa in campo. Non piacciono i suoi giudizi sommari sui partiti, ma nelle riunioni di corrente se ne sentono di peggiori. Molti protagonisti, penso in particolare a Pier Ferdinando Casini, sostengono che non c’è bisogno di un nuovo uomo della Provvidenza. Non è di questo che si tratterebbe. Il 2010 di Montezemolo non assomiglierebbe al 1994 di Berlusconi. Troppo diversi i personaggi, inesistente il rischio populista con il presidente della Ferrari, azzerate le ipotesi di un’intenzione di modificare il rapporto e l’equilibrio fra i poteri dello Stato.
Luca Cordero di Montezemolo potrebbe scendere in campo, persino a legge elettorale invariata, mettendosi alla testa di una lista con le caratteristiche che ha raccontato ai ragazzi di Milano. Questa lista raccoglierebbe consensi dal mondo dei delusi di Berlusconi ma anche dall’altra parte. Una buona campagna elettorale potrebbe concretizzare l’effetto d’annuncio di una forza che vuole richiamare all’impegno civile e politico quelli che si mostrano disillusi o disincantati. Oppure Montezemolo potrebbe, malgrado la sua idiosincrasia verso soluzioni centriste, mettersi a capo del Terzo Polo. Infine potrebbe essere invitato da uno schieramento largo di avversari di Berlusconi a capeggiare una ampia coalizione. Ecco le tre ipotesi in campo. Le decisioni sono nelle sue mani e in quelle dei suoi interlocutori. Molti berlusconiani pensano invece che debba restar fermo un giro ancora, in attesa di concorrere al dopo-Berlusconi. Insomma lo candidano al ruolo che ebbero già Fini e Casini con i risultati che abbiamo sotto gli occhi.
Sappiamo che il presidente della Ferrari, fra conferme e smentite, potrebbe scegliere di misurarsi con la politica attiva e la scelta della “lista civica” per quanto concorrente con altre forze del centrosinistra, ma insidiosa soprattutto per il vecchio centrodestra, sarebbe la migliore. Il tempo stringe e Luca Cordero di Montezemolo rischia di logorarsi nell’attesa che arrivi il suo momento. Il suo momento è già arrivato perché ora si stanno decidendo le cose in Italia. Non usciamo da un regime, ma stiamo vedendo la fine del tunnel di una politica priva di riforme, ossessiva, piena di tensioni, degradata nello spirito pubblico. È giusto che governi non chi si è seduto sotto al pero aspettando la caduta del frutto ma chi ha scosso l’albero. Non sappiamo invece che cosa pensano gli interlocutori privilegiati di Montezemolo. Il vecchio mondo della politica deve prendere atto del proprio fallimento ovvero, con un giudizio meno sommario, della propria crisi. Molti leader sono caduti sul campo, le formule politiche si sono consumate, i partiti nuovi sono invecchiati precocemente. L’irrompere di una nuova forza riformista, con annessa leadership, potrebbe far iniziare una nuova partita.
Molti sanno che il dopo-Berlusconi sarà caotico, che molti partiti attuali non esisteranno più, che le stesse nozioni di destra e sinistra saranno rivisitate anche se resto convinto che avremo una nuova destra e una nuova sinistra nelle quali ognuno di noi potrebbe ricollocarsi quando nascerà un nuovo sistema politico. Ma il problema di oggi è come produrre questo big bang. Temo che il bandolo della matassa non stia nelle mani di Fini o Casini o Vendola o Bersani. So che alcuni pensano a soluzioni transitorie sul modello Ciampi. Si fanno i nomi di Draghi e Monti. Tremonti è, invece, il nome gettonato di una alleanza che prevede un 8 settembre del berlusconismo. La soluzione Montezemolo ha il vantaggio di essere proponibile in una gara elettorale, cioè sulla via maestra per consegnare il Cavaliere all’album dei ricordi o degli incubi. Se sbaglio, lo disse anche un Papa, correggetemi.

Peppino Caldarola, La terza bia di Lucaultima modifica: 2010-11-30T16:27:30+01:00da mangano1
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento