Monica Florio, Dove si aggira il dio dell’amore

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CULTURA & SPETTACOLI

GIOVEDI’ 18 NOVEMBRE 2010

di MONICA FLORIO

Quali segreti si nascondono dietro la facciata di un’esistenza comune? Rimpianti, desideri inconfessabili, un groviglio di emozioni contrastanti che turba vecchi equilibri e legami consolidati. Ed è il più nobile dei sentimenti, declinato nelle sue infinte sfumature, il protagonista della raccolta di racconti “Dove si aggira il dio dell’amore” di Amy Bloom (Neri Pozza Editore, 243 pagine, 16 euro).

Amore e sesso si intrecciano in storie ordinarie ma non banali, in cui sembra impossibile sfuggire al peso di un passato ingombrante. Non basteranno quindici anni di lontananza a cancellare la notte che Julia e Lionel junior (la vedova e il suo figliastro) hanno trascorso insieme dopo il funerale del marito, noto jazzista; solo la morte della donna, avvenuta molti anni dopo, porrà fine ai sensi di colpa di entrambi.

Ad una passione travolgente nessuno può sottrarsi, nemmeno i più adulti che sono forse i più coraggiosi nel rinunciare ai sotterfugi di una relazione clandestina pur di vivere alla luce del sole un nuovo amore. Ne sono la prova William e Clare, amici di vecchia data la cui affinità (lui grasso, lei sgraziata) si è trasformata in un’intimità così profonda da spingerli a divorziare dai rispettivi coniugi per sposarsi.

La forza del sentimento che li unisce, più forte dell’ostracismo della gente e dello stesso declino fisico, si arresta solo di fronte alla malattia.

Ed è la solitudine e la sofferenza conseguenti al lutto quanto resta a chi è rimasto: una “nostalgia dei defunti” che si traduce in un’ossessione per la compagna di stanza di una studentessa universitaria vittima del serial-killer di turno (il macabro “Prima o poi”).

Altrove (“Permafrost”) l’entusiasmo per la vita vince sulla rassegnazione: simbolo di questo sforzo eroico ad andare avanti nonostante tutto sono una adolescente a cui è stato amputato un piede e l’assistente sociale che l’ha in cura. Con sobrietà e realismo la Bloom affronta le dinamiche familiari in un’ottica di superamento dei conflitti: in vecchiaia un padre egoista si riappacificherà con la figlia sposata (“Da qui a qui”); in ossequio alla tradizione i figli, le rispettive mogli e i nipoti del compianto Lionel si riuniranno attorno alla vedova per celebrare le Feste in un quadro all’insegna dell’integrazione generazionale e interrazziale (“Lionel e Julia”). Affine per la tematica amorosa è il romanzo “Cacciatori di tempeste” di Jenna Blum (Neri

Pozza Editore, 380 pagine, 17 euro) in cui il rapporto indissolubile tra due gemelli è minato dalla malattia, la depressione bipolare che, alla stregua di una possessione demoniaca, affligge sin dall’infanzia il biondo Charles. Sullo sfondo di un’America mai così selvaggia e affascinante, Karena riuscirà a ritrovare il fratello scomparso, finendo per innamorarsi della guida di un gruppo di coraggiosi alla volta dei tornado: il macho ma sensibile Kevin. Pur trattando questioni di per sé scottanti, il furbo mix di sentimento e avventura scivola nella routine di dialoghi e personaggi scontati dando nel complesso la sensazione di un’occasione mancata.

 

 

Monica Florio, Dove si aggira il dio dell’amoreultima modifica: 2010-11-30T16:43:22+01:00da mangano1
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