Marco Belpoliti,Le parole che complicano

DA LA STAMPA

OFFLOADING.jpegLe parole che complicano   di

MARCO BELPOLITI

Due parole sono entrate di recente in modo prepotente nelle nostre vite: outsourcing e offloading. La prima, apparsa nel 1982, significa “approvvigionamento esterno”, e viene resa con «esternalizzazione»: portare all’esterno di una azienda i servizi. In tanti sanno, sulla propria pelle, cosa significa. Ora si è aggiunto il termine: offloading. Significa scaricare, ma anche far sbarcare. Lo sto sperimentando su di me. Insegno in un’università, dove si fanno, ovviamente, esami. Alla fine si compilano i registri forniti dalla segreteria, dove ci sono i nomi dei candidati e caselle da riempire a penna: voti, argomenti, giudizi, ecc. La mia università, che è il mio datore di lavoro, ha deciso di passare ai registri elettronici.

Bisogna entrare nel sito dell’università, e attraverso una serie di passaggi, non meno di cinque, con una password, si arriva alla lista degli esami e ai candidati. Lì si scrivono col solo mouse i voti; poi si registra e si archivia il tutto. Probabilmente si risparmia carta, ma si aggiunge un lavoro a quelli che già svolgo: sono diventato un impiegato. Niente di male. L’introduzione del computer ha moltiplicato le procedure che devo seguire; ogni giorno arrivano e-mail dalle varie segreterie (facoltà, dottorato, dipartimento, rettorato, ecc.); devono essere lette, stampate, archiviate.

La sensazione è che la velocità con cui si scrive, e si clicca un indirizzo nel computer, abbia aumentato gli invii; e naturalmente anche gli errori, le dimenticanze, che però si possono sempre correggere con successivi invii. Si parla di “fine del lavoro”. Non è così. Diminuiscono i lavoratori, però quelli che restano svolgono più compiti. L’intento è risparmiare: meno impiegati. Ma se noi professori facciamo gli impiegati, chi farà il professore? Siamo di fronte a una progressiva degradazione dei ruoli, e dei lavori, grazie a un uso retrogrado della tecnologia. Che non ci libera, che non ci concede più tempo, ma ci divora anche quello che abbiamo: è sempre meno. Lo scopo dell’offloading è scaricare un compito da un settore all’altro della struttura lavorativa. Del resto, nel linguaggio colloquiale, la parola indica il compito di trasportare qualcosa da un deposito all’altro. Deposito. Mi fa venire in mente una pena inflitta ai deportati nei Lager: spostare in cerchio un mucchio di sabbia dall’uno all’altro, fino a che il mucchio ritorna identico al punto di partenza.

Marco Belpoliti,Le parole che complicanoultima modifica: 2010-09-18T16:31:40+02:00da mangano1
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento