L’alternativa è Nichi più MaxP,.Sansonetti,

da IL RIFORMISTA
L’alternativa è Nichi più Max
di Piero Sansonetti
Il Pd è un partito assente, l’unica voce pensante è quella di D’Alema. Il dialogo con la sinistra riformista passa da lui.

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Provate a sfogliare i giornali dell’ultima settimana. Se siete lettori attenti vi accorgerete di una fatto singolare: non ci sono titoli sul Partito democratico.

Mi dicono che in molte redazioni, anche nelle redazioni dei giornali più grandi, i giornalisti che di solito si occupano del Partito democratico sono stati dirottati ad altri incarichi. Perché, sebbene siano professionisti molto bravi e assai informati, da giorni e giorni non portano una notizia. I capiredattori li hanno pregati di spostarsi sul centrodestra, o sulla Rai, o di seguire qualche presidente di Regione o qualche sindaco.
Vi sembra una cosa normale?

Cioè vi sembra ragionevole che mentre la coalizione di maggioranza attraversa il momento più difficile della sua esistenza, si divide, si spappola, si azzanna, dimostra di non avere più neanche uno straccio di “comunità di intenti”, vi sembra logico che mentre succede questo l’opposizione se ne vada in vacanza? Si può essere indulgenti finché si vuole, si possono capire le difficoltà di Pier Luigi Bersani e dei suoi, si può essere pazienti, ma la situazione politica è davvero paradossale. La scomparsa del partito più grande dell’opposizione è una anomalia senza precedenti nella democrazia occidentale. Anche questa volta, l’unico che ha trovato il modo di prendere la parola e di dire qualcosa è stato Massimo D’Alema, considerato dal suo partito una voce isolata, un tipo strano, il solito narcisista. D’Alema ha avanzato una proposta politica, sicuramente discutibilissima, probabilmente sbagliata, troppo simile, forse, a tante sue proposte politiche degli anni precedenti: ma almeno ha segnalato l’esistenza di tracce di pensiero nel centrosinistra. Ha preso atto della crisi del centrodestra e ha provato a suggerire una iniziativa politica. Non mi sembra, tuttavia, che sia stato preso molto sul serio. Come mai? Perché l’impressione generale è che D’Alema parli a nome del tutto personale. La scomparsa del Pd è un tema all’ordine del giorno.

Scrivo questo articolo da un tavolino di plastica sistemato nella pineta vicino al mare di Lido San Giorgio, alla periferia di Bari. Dove si svolgono, in un clima originalissimo e molto balneare, gli Stati generali delle Fabbriche di Nichi. Si chiamano così: Stati generali. Le Fabbriche non sono un partito, non sono una forza politica. Non so nemmeno esattamente che cosa siano: un luogo, un laboratorio – come si usa dire – o un playground, o una specie di cantiere dove alcune migliaia di persone, giovani soprattutto, provano a fare politica divertendosi, pensando, e partendo da un dato di fatto: la forza, le idee e la presa carismatica di Nichi Vendola. Ascoltando questi giovani, e ascoltando il discorso che Vendola ha rivolto loro – sempre pieno di suggestioni, di pensieri, di novità linguistiche, di utopie – mi sono chiesto: da queste Fabbriche può venire la risposta alla domanda di opposizione che oggi attraversa l’Italia? Cioè: possiamo cercare nelle Fabbriche l’“oggetto politico” che sostituisca il Pd?

Non è una questione facile. La risposta è molto incerta e dipende da tante cose. Se vogliamo ragionare seriamente, senza propagandismi, possiamo solo partire da due dati di fatto: la sconfitta del Pd – la fine della sua ragione di essere – e la popolarità di Nichi. Ma questi due dati di fatto non sono sufficienti a trovare una soluzione politica. Ieri sera, nel suo discorso a Bari, Nichi ha parlato della sua recente esperienza politica e ha sostenuto due concetti essenziali. Il primo è questo: «Per vincere ho dovuto sconfiggere prima la sinistra e poi la destra». È vero, è stato proprio così: la vittoria elettorale di Nichi è nata con la sua sfida allo stato maggiore del Pd e in particolare a Massimo D’Alema. Il secondo concetto illustrato da Vendola è molto più complesso e non facilissimo da capire. Ha detto: «Dobbiamo smetterla di concepire la politica come semplice e feroce competizione. L’idea che la politica sia solo competizione, annientamento del nemico, è l’espressione del berlusconismo che è dilagato nella nostra società e si è largamente insediato anche a sinistra».

Naturalmente è molto complicato discutere di questo. Cioè dell’ipotesi che possa esistere un modo di fare politica che superi il feticcio della competizione (e della simulazione della guerra). Però è molto attuale. E io penso che paradossalmente il primo a dover fare i conti con questa ipotesi sia proprio Nichi Vendola. Voglio dire che di fronte a lui si pone la seguente questione: come trasformare il suo carisma e la sua potenza leaderistica in vera forza politica, aperta, disponibile, dialogante, governante? Come si può uscire – appunto – dalla competizione e avanzare una proposta unitaria a sinistra?

Credo che la possibilità che il “vendolismo” prenda il posto lasciato libero dal Pd, e dunque ridia alla sinistra un’anima e una prospettiva, dipenda proprio da questo. Dalla capacità di Vendola di dimenticare il passato e di riaprire il dialogo con la sinistra riformista. Badate che questo non vuol dire rinunciare al proprio profilo politico, alla propria radicalità. Vuol dire soltanto elevarsi a una altezza superiore, e accettare il ruolo di leader generale e non solo di capo carismatico di un flusso di idee e di passioni.

Vendola è in grado di fare questa operazione? Credo di sì. Ma deve convincersi che per arrivare a quell’obiettivo deve passare per un accordo forte e serio con il Pd. Non c’è altra via. Con quale Pd, visto che il Pd non esiste più? Lo so che sto per scrivere una parola impronunciabile, ma è la parola giusta: D’ALEMA.

L’alternativa è Nichi più MaxP,.Sansonetti,ultima modifica: 2010-07-19T22:37:17+02:00da mangano1
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