S.Gurrado, Un sogno di rivolta

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Salvatore Gurrado: tratto da un sogno di rivolta, cercasi pazzo editore. capitolo metropoli e cittadino.frammenti di un monotype corsive

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tratto da un sogno di rivolta, cercasi pazzo editore. capitolo metropoli e cittadino.frammenti di un monotype corsive

Ormai era notte fonda scivolava via come il liquido che ha investito il mio corpo, mentre riprendevo la scienza della liberazione (Marx) e il tempo della rivoluzione (Potere Operaio) domani in facoltà. Mentre andavo nell’università libera di Alcatraz divisa tra Show man, porta borse, e servili, sulla strada incontrai uno strano compagno di Viaggio senza fissa dimora, uno di quei compagni in cui il capitalismo gli ha tolto il diritto al corpo, lo strano compagno Cesare, vestito da insorto, vestito di Ragione e Rivolta, indossava un camice nero, pantaloni a sbaffo, stivali gialli. E portava un gran colletto alla marinara che gli ricadeva sulle spalle. Rimasi sorpreso in quella giornata tanto piena di gente quanto sempre più sola nella sua solitudine. Me ne sorpresi e gli dissi Cesare come ti sei conciato? Lui mi disse con aria svagata che ogni ora vuole la sua veste, e cosi come ogni mestiere?La toga per il magistrato, la tonaca al prete, l’uniforme al soldato. E il beverino all’insorto dissi io. Proprio fece lui. La mia ricerca nella razionalità complessa vede in Cesare quell’acuta osservazione dei margini del di dentro di un’immagine capovolta ma lucida, quello spazio dedicato alla differenza delle differenze, l’insorto ora che senso ha? Cesare ma se la rivoluzione e ormai finita? Questo lo pensi te fece lui, l’insurrezione non deve finire mai contro il Capitale, poiché l’insurrezione e il rinnovare il mondo. Cesare senza fissa dimora ritrova la Bellezza norie della femme norie, vestita del suo colore che è vita della sua forma che è Bellezza, l’essere cresciuti nella passione della luce quel «idea che nei più oscuri recessi della corporeità sia depositata una forma di sapere irriducibile alla ragione discorsiva. Bellezza che ritrovai che bendava i miei occhi quella mattina, ella mi disse non mi dire più niente. Ti prego fece lei a un tratto “Stringimi forte”. Anzi facciamo l’amore. Si certo, andiamo a casa. No, niente casa disse lei. Ma come? Qui? Subito? Si subito. In pieno giorno? Si in pieno giorno? E non hai vergogna? No, non ho vergogna perché fare l’amore, non è vergogna, vergogna e trucidare come fanno i tedeschi. L’insurrezione è l’amore, è amore, e il momento in cui si sceglie l’atto d’amore, come l’intimo respiro. L’amore non è vergogna, poiché è integrazione tra singolarità diverse, l’amore è integrazione sublimare della relatività singolare in noi. La vergogna sta dalla parte dello sguardo, e il mio legame con la presenza d’altri a me è l’oggettità. La mia coscienza con quella d’altri, nella quale altri devono presentarmisi direttamente come soggetto quantunque in legame con me, che è il rapporto fondamentale del carattere stesso del mio essere per altri. Il mio peccato originale è l’esistenza dell’altro, e la vergogna è come la fierezza, l’apprensione di me stesso come natura, anche se questa natura mi sfugge ed è inconoscibile come tale.

S.Gurrado, Un sogno di rivoltaultima modifica: 2010-07-18T16:41:45+02:00da mangano1
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