Danzando ad Auschwitz, 65 anni dopo

lA FIGLIA: «BISOGNAVA RENDERE L’OLOCAUSTO UNA FATTO NUOVO PER I GIOVANI»
Danzando ad Auschwitz, 65 anni dopo

 

undefinedIl video di un sopravvissuto girato con figlia e nipoti sulle note di «I will survive» fa discutere l’opinione pubblica

MILANO – «Se qualcuno mi avesse detto che 60 e passa anni dopo sarei venuto qui ad Auschwitz con mia figlia e i miei nipoti , lo avrei fatto rinchiudere in manicomio» così Adolek Kohn 89 anni racconta alla Bbc la sua visita al campo di concentramento nazista in cui era stato rinchiuso durante gli anni della seconda guerra mondiale. Ma quel che fa discutere l’opinione pubblica mondiale non è tanto il fatto che Kohn dopo tanto tempo abbia voluto visitare il luogo dell’incubo quanto il fatto che lui insieme a sua figlia e ai suoi nipoti abbia realizzato un singolare video che circola da alcuni giorni su You Tube in cui all’interno del campo di concentramento balla ed esulta sulle note del celebre successo di Gloria Gaynor «I will survive», vale a dire io sopravvivrò.

REAZIONI CONTRASTANTI – Una scelta quella di Kohn e dei suoi nipoti, davvero singolare in quanto il campo di concentramento, simbolo per eccellenza della morte e del dolore diventa così paradossalmente il luogo della testimonianza della sopravvivenza, la prova concreta che al di là dell’orrore un’altra vita è possibile.
Naturalmente però, come spiega il quotidiano britannico Guardian, il video che ha avuto oltre 500mila contatti ha provocato reazioni contrastanti in tutto il mondo. Di apprezzamento, ma anche di disgusto con relative accuse di mancanza di rispetto. L’idea di realizzare il video è venuta alla figlia di Adolek, Jane che ha realizzato le riprese del video non solo ad Auschwitz, ma anche nei campi di Terezin ora in Repubblica Ceca e e Dachau in Germania. «Era importante che il video collegasse per le giovani generazioni il ricordo dell’Olocausto a qualcosa di fresco e d’attualità – spiega Jane – perché le immagini tradizionali dello sterminio nazista sono intorpidenti. Non è stato facile parlarne con mio padre ma io dovevo farlo»

Redazione online

Danzando ad Auschwitz, 65 anni dopoultima modifica: 2010-07-16T15:05:42+02:00da mangano1
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