Costanzo Preve, Logica della storia e comunismo novecentesco

segnalazione da facebook: scritti di Costanzo Preve

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Gli Usa, l’Occidente, la Destra, la Sinistra, il fascismo ed il comunismo (di Costanzo Preve)

Ci si può chiedere : a chi interessa protrarre all’infinito lo scontro fra veterocomunisti e veterofascisti ? A chi interessa usare la gioventu’ come massa di manovra e vittima sacrificale in simulazioni guerresche di caschi da motociclista, bastoni, catene, coltelli, eccetera, e tutto in nome dell’”antifascismo” e dell’”anticomunismo”?

In estrema approssimazione ci sono almeno due forze storiche cui questo interessa. Esaminandole attentamente non potremo purtroppo abolire il fenomeno, che continuera’ a fare gravi danni anche nel prossimo futuro, ma almeno cominceremo a capire in che mondo ci stiamo muovendo.

In primo luogo . la lotta eterna tra veterocomunsiti e veterofascisti interessa soprattutto, sembra banale il dirlo, ai veterocomunisti ed ai veterofascisti stessi, cioè a coloro che non hanno imparato assolutamente nulla dalla esperienza storica del Novecento, ed intendono esercitare quella particolare forma di nevrosi comportamentale che si chiama “coazione a ripetere”. Gli uni si riprendono tutte le forme di autoritarismo statale e tutti i tentativi di controllo del costume individuale, gli altri sognano la dittatura del proletariato esercitata dal partito unico della classe operaia.

Questi comportamenti allucinatori, bisogna capirlo molto bene, possono riprodursi soltanto sulla base di un rapporto patologico con la memoria storica.

Da un lato, la memoria storica è usata in modo mortuario per ricordare continuamente i propri morti, che anziche’ essere finalmente fatti riposare in pace sono continuamente usati per istigare all’ammazzamento dei vivi in loro nome.

Dall’altro, ed in modo solo apparentemente contraddittorio, la memoria storica è invece azzerata nel senso piu’ profondo del termine, perché non viene mai usata per fare un bilancio razionale del perché dei fallimenti, degli errori, dei crimini, delle illusioni infondate, eccetera.

Questo vizioso rapporto con la memoria, per cui essa è continuamente usata solo come Mister Hyde e mai invece come Dottor Jekyll, è il carburante adatto per la riproduzione infinita della “scena primaria” di questo modo cavernicolo di concepire il nesso fra passato e presente.

In secondo luogo, e questo aspetto è molto piu’ importante del primo, la lotta eterna tra veterocomunisti e veterofascisti rappresenta la “realtà virtuale” che copre la dittatura dell’estremismo di centro, e cioè il potere diretto delle oligarchie finanziarie che hanno imposto da più di due decenni la svolta neoliberale. Questo estremismo di Centro deve unificare in una sorta di terreno comune bipartisan le forze bipolari omologate, almeno per quanto riguarda i due terreni cruciali della politica economica e della politica estera (e pensiamo all’accordo unanime in Italia sulla riforma peggiorativa delle pensioni e sull’appoggio alla strategia militare americana del 1999 e del 2003).

Si tratta di un vero e proprio partito unico delle oligarchie finanziarie. Ma la tradizione occidentale non ama il partito unico, ed allora questo partito deve sembrare l’incarnazione della concretezza, della ragionevolezza e del “riformismo” rispetto ai due opposti estremismi da tenere a bada.

Quanto ho detto finora dovrebbe essere chiaro a qualunque persona dotata di senso comune e di capacità di ragionare. Se però cosi non è, e purtroppo così non è, non basta per spiegare questa follia richiamarci ad una innata e pessimistica stupidità della natura umana, ma è necessario andare più in profondità, e studiare i rapporti sociali e politici dominanti oggi nelle nostre società occidentali.

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pubblichiamo di seguito la prefazione di Costanzo Preve e Roberto Sidoli al loro libro “Logica della storia e comunismo novecentesco. L’effetto di sdoppiamento”.

Secondo la concezione marxista-ortodossa della storia universale, quest’ultima può essere paragonata ad una grande e lunga strada a senso unico, anche se composta da alcune diramazioni secondarie che in seguito si ricollegano al sentiero principale, oltre che da una serie di vicoli ciechi che vengono abbandonati, più o meno rapidamente.

In questa prospettiva storica, la “grande strada” è formata nella sua essenza da vari segmenti interconnessi, seppur ben distinti tra loro (comunismo primitivo/comunitarismo del paleolitico, nella preistoria della nostra specie; fase del modo di produzione asiatico; periodo schiavistico; fase feudale; epoca capitalistica e, infine, socialismo/comunismo), ma essa era ed è considerata tuttora un tracciato predeterminato, almeno in ultima istanza: qualunque “viaggiatore” e società potevano/possono anche prendere delle “scorciatoie” ma alla fine, volenti o nolenti, erano /sono costretti a rientrare nel sentiero di marcia principale e nelle sue variegate, ma obbligate tappe di percorso.

In base ai dati storici allora a conoscenza di Marx ed Engels, fino al 1883/95, questa era probabilmente l’unica visione complessiva del processo di sviluppo della storia universale che poteva essere (genialmente) elaborata a quel tempo ma, proprio dopo il 1883/95, tutta una serie di nuove scoperte ed avvenimenti storici portano a preferire una diversa concezione generale della dinamica del genere umano.

Immaginiamoci una “grande strada” che, dopo un lunghissimo segmento (fase paleolitica e mesolitica) di scorrimento, si trovi di fronte improvvisamente ad un “grande bivio” ed a una gigantesca biforcazione: da tale bivio partono e si diramano due diverse ed alternative strade, che conducono a mete assai dissimili, senza alcun obbligo a priori per i “viaggiatori” (a causa del Fato/forze produttive) di scegliere l’una o l’altra.

Ma non basta. Non solo non vi è più una sola strada obbligata di percorso, ma – a determinate condizioni e pagando determinati “pedaggi” – qualunque “viaggiatore” e qualunque società umana possono trasferirsi nell’altro tracciato, alternativo a quello selezionato in precedenza, cambiando pertanto radicalmente le proprie condizioni materiali di “viaggio” nell’autobus che stanno utilizzando con altri passeggeri: la scelta iniziale di partenza “al bivio”, giusta o sbagliata, risulta sempre reversibile in tutte e due le direzioni di marcia, in meglio o anche in peggio.

Fuor di metafora, la concezione che proponiamo ritiene che subito dopo il 9000 a.C., ben undici millenni fa nell’Eurasia del periodo neolitico, con la scoperta dell’agricoltura, allevamento e artigianato specializzato, si sia creato e riprodotto costantemente fino ai nostri giorni un “grande bivio”, da cui si sono diramate due “strade”, due linee e due tendenze socioproduttive di matrice alternativa, l’una di tipo comunitario-collettivistic

o e l’altra di natura classista, fondata invece sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

Pertanto dopo il 9000 a.C. e fino ai nostri giorni, nell’era del surplus, non sussiste alcun determinismo storico, ma altresì un campo di potenzialità oggettive (sviluppo delle forze produttive e creazione/riproduzione ininterrotta di un plusprodotto accumulabile… l’era del surplus) su cui si possono innestare, e si innestano poi concretamente e realmente delle prassi sociali contrapposte, volte a condividere in modo fraterno mezzi di produzione/ricchezza/surpl

us o, viceversa, a fare in modo che essi vadano sotto il controllo e possesso di una minoranza del genere umano, in entrambi i casi con immediate ricadute anche sulla sfera politico-sociale delle diverse società.

Detto in altri termini, a parità di sviluppo qualitativo delle forze produttive e già formatisi elementi cardine quali agricoltura/allevamento/su

rplus costante, fin dal 9000 a.C. per arrivare ai nostri giorni era possibile che si sviluppasse sia l’egemonia di rapporti di produzione collettivistici, che quella alternativa di matrice classista: un effetto di sdoppiamento nel quale nulla era/è tuttora scritto a priori, nei libri mastri della Storia.

Situazione di “sdoppiamento”, potenziale/reale, valida nel 9000 avanti Cristo ma anche nel 2010 della nostra era, valida nel 8999 a.C., ma anche nel prossimo anno e nei prossimi decenni: uno stato di sdoppiamento ed un’alternativa radicale nei rapporti di produzione possibili e praticabili sul piano storico, che da undici millenni esclude a priori qualunque forma di determinismo storico e di metafisica basata sul “progresso inevitabile” del genere umano.

Certo, qualunque regressione ad uno stadio paleolitico basato sulla caccia/raccolta di cibo era ed è tuttora impedita proprio da quel processo di sviluppo qualitativo delle forze produttive, da quell’“era del surplus” costante/accumulabile che determina il sorgere e la riproduzione ininterrotta dell’effetto di sdoppiamento. Ma a parte questo “dettaglio” non trascurabile, negli ultimi undici millenni il corso della storia universale è diventato decisamente multilineare, composto com’è dal “bivio” e dalle due “strade” alternative in campo socioproduttivo e politico, la cui logica ed essenza più profonda risultano essere l’antideterminismo e l’emersione costante di un campo di potenzialità alternative, nel quale la pratica collettiva degli uomini del passato, presente (noi stessi…) e del futuro assume un ruolo decisivo, sotto tutti gli aspetti.

Un’ampia espressione della teoria dell’effetto di sdoppiamento verrà effettuata solo nelle prossime pagine, ma fin da subito vogliamo sottolineare come l’utilizzo dello schema generale in oggetto risulti a nostro avviso indispensabile per comprendere in modo adeguato alcuni importanti fenomeni contemporanei, quali:

– l’ormai cronico “ritardo” della rivoluzione in Occidente, considerata invece da Marx come possibile, necessaria e matura sin dai primi decenni dell’Ottocento;

– la stessa formazione e riproduzione pluridecennale della società sorta dalla Rivoluzione d’Ottobre, di quella “rivoluzione contro il Capitale” (il Capitale scritto da Marx) giustamente esaltata da Antonio Gramsci, fin dal suo sorgere;

– l’ipernegativo crollo dell’Unione Sovietica e degli altri paesi del Patto di Varsavia, che a nostro giudizio ha messo (tra le altre cose) in crisi ormai irreversibile qualunque concezione deterministica del processo di sviluppo della storia universale.

Sono fenomeni e processi concreti con cui, più o meno direttamente, le forze antagoniste del mondo occidentale si confrontano/scontrano quasi in modo quotidiano, e che richiedono ormai da tempo di ottenere una cornice storico-teorica dentro la quale essere collocati e spiegati in modo adeguato, almeno nelle loro linee essenziali.

Tale cornice è la teoria dell’effetto di sdoppiamento, a nostro avviso: buona lettura.

http://www.petiteplaisance

.it/libri/151-200/158/sin1

58.html

Costanzo Preve, Logica della storia e comunismo novecentescoultima modifica: 2010-06-29T17:11:54+02:00da mangano1
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