R.Bonuglia, Chi Si Ricorda Di Gilad Shalit?

Unknown.jpeg

25 Giugno 2006-25 Giugno 2010. Chi Si Ricorda Di Gilad Shalit?
mercoledì 23 giugno 2010, posted by roberto.bonuglia at 18.23

Era l’alba del 25 giugno 2006. Le 5:40 del mattino. L’Italia del calcio si preparava alla sfida contro l’Australia che avrebbe segnato l’inizio “vero” del percorso che si sarebbe concluso con la vittoria dei mondiali di calcio tedeschi. Ore di attesa febbrile, di tormentata speranza e di gioia incontrollabile. Ma nel frattempo, in un’altra parte del mondo, in quel Medio Oriente senza pace, accadeva tutt’altro.

In quelle ore, infatti, otto guerriglieri palestinesi attraversano un tunnel sotterraneo che univa Rafah alla zona di Kerem Shalom e attaccano un avamposto militare israeliano. Percorrono cento metri, si dividono in tre gruppi. Usano esplosivi e armi leggere. Nel corso dell’operazione muoiono due soldati ebrei, quattro di essi riportano ferite e un altro viene catturato.

Inizia così la storia del rapimento di Gilad Shalit, militare israeliano di vent’anni (all’epoca dei fatti) che, svenuto e ferito, cade nelle mani dei guerriglieri di Hamas. Da allora non si hanno più notizie certe delle sue condizioni di salute. La Croce Rossa Internazionale, in aperto contrasto con quanto stabilito dalla Convenzione di Ginevra, non ha mai ottenuto le autorizzazioni richieste per visitarlo. Nemmeno l’Arcivescovo Antonio Franco – Nunzio apostolico presso Israele subito attivatosi dopo aver appreso la notizia – è riuscito ad ottenere alcun risultato.

Da quattro anni ormai Gilad è ostaggio di Hamas. L’ultima volta è stato visto controllare la frontiera dello Stato d’Israele vicino alla Striscia di Gaza. L’ultima volta era quell’alba.

Dopo il sequestro un primo comunicato diffuso dai rapitori chiese, in cambio del rilascio di Gilad, la liberazione di tutti i prigionieri palestinesi minorenni e di sesso femminile. Il documento era a firma congiunta. Figuravano tra i firmatari: il braccio armato di Hamas (le Brigate Izz ad-Din al-Qassam); i Comitati di Resistenza Popolare (di cui fanno parte, oltre ad alcuni militanti di Hamas anche membri di Fatah e del Movimento Islamico del la Jihad Palestinese); un gruppo che per la prima volta fece mostra di sé, l’Armata Palestinese dell’Islam. Qualche giorno dopo, a queste richieste, si aggiunse quella di liberare altri 1.000 prigionieri e di cessare gli attacchi nella Striscia di Gaza.

Da allora pochi sono stati i segnali tangibili fatti pervenire dai rapitori: dopo il primo anno di detenzione Hamas ha diffuso, il 25 giugno 2007, un messaggio audio in cui si sente la voce di Gilad. Il 14 settembre 2009 è la volta di un video in cui Gilad legge un giornale palestinese (nella foto). Segnali, questi, che in un certo senso potevano flebilmente rassicurare la famiglia del giovane e mantenere viva nei loro cuori la speranza di poterlo riabbracciare. Ma il 25 aprile scorso, una VHS getta nello sconforto la famiglia e gli amici di Gilad: in un agghiacciante cartoon Hamas mostra l’avatar del papà del caporale che invecchia in attesa di veder tornare il figlio a casa.

Gilad oggi è un ragazzo di 24 anni. Ha passato quasi un quinto della sua vita sotto sequestro. Prima dell’incubo che sta vivendo – i rapitori, due volte a settimana, cambiano nascondiglio per evitare che Israele con un blitz possa porre fine alla detenzione – si era arruolato nell’esercito nel 2005, alla fine di luglio.

Ama la matematica e lo sport, è nato a Naharia e poi è cresciuto a Mizpè Hilah. Oltre ad essere israeliano e francese è, senza saperlo, dal luglio 2009, anche cittadino onorario di Roma. La sua immagine è quella che molti cittadini e turisti della Capitale hanno visto in questi anni campeggiare in Campidoglio chiedendosi chi fosse quel ragazzo dallo sguardo intenso e sognante come solo chi ha vent’anni può avere e mostrare agli altri. Ma dopo quattro anni di sequestro e di tentativi andati a vuoto, quali sono le sue reali condizioni? Basterà il buio del Colosseo a sensibilizzare chi ha in mano le sorti di una così giovane vita e paga le conseguenze di una situazione più grande di sé? C’è spazio per le richieste, gli appelli, le iniziative a sostegno della sua liberazione?

E’ una speranza. Che nel nostro piccolo, sottoscriviamo e sottoponiamo ai nostri lettori. Sperando di non gettare, inutilmente, solo un altro sasso nello stagno.

R.Bonuglia, Chi Si Ricorda Di Gilad Shalit?ultima modifica: 2010-06-25T16:31:00+02:00da mangano1
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento