Latina, la protesta dei Sikh

da LIBERAZIONE
Latina, la protesta dei Sikh contro lo sfruttamento nelle campagne

In 700 al corteo organizzato dalla Cgil e dalla Flai
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Latina
<Stiamo in dodici in una casa, paghiamo dai sette ai diecimila euro per venire in Italia e quando, e se, ci fanno lavorare ci danno due euro e mezzo l’ora. Per vivere e mangiare dobbiamo lavorare almeno dodici ore al giorno>. I migranti Sikh del Punjab sono innanzitutto un “ottimo affare” per Latina. Per le piccole e medie aziende agricole, per i proprietari di case, per i boss locali, per i commercianti. Venticinquemila richieste nel 2009 per 10mila euro a testa fanno 3 miliardi tondi tondi. E’ questa la torta potenziale che viene spartita. Quelli realmente autorizzanti sono, manco a dirlo una ristretta minoranza. E comunque devono pagare anche per veder rinnovata la richiesta del permesso di soggiorno. Il resto va ad alimentare l’oceano del lavoro nero. E’ un “ottimo affare” il migrante Sikh anche per le forze dell’ordine che di tanto in tanto fanno irruzione, di notte, nei borghi che circondano il capoluogo laziale, urlando e abbattendo porte. Sputando in faccia, anche, a chi tenta di ribellarsi. Gli ultimi episodi, guarda caso, pochi giorni fa. Ne hanno rastrellati 170. Pochi i veri irregolari finiti nella rete. Non li rimpatriano, li vogliono intimidire. Così dimostrano che c’è sicurezza in provincia. I cittadini possono vivere tranquilli: l’agricoltura impiega sessantamila migranti, ma all’Inps sono iscritti solo in 8mila. Tranquilli e tronfi, come satrapi.
E’ a tutto questo che i Sikh, ieri, hanno detto basta. Una bella e dignitosa manifestazione ha attraversato il centro di Latina, partendo da piazza della Libertà. La prima nel suo genere. Alla fine si contano non meno di 500-700 uomini della comunità “Khalsa” come si definiscono seguendo le regole della loro religione. Regole molto precise che hanno imposto, per esempio, di fare gli incontri preparatori con la Flai-Cgil nel tempio di Sabaudia, a pochi chilometri da qui. Regole che dicono, come si sente negli slogan nel corteo, che non si piegheranno, che sono forti. “Stesso sangue stessi diritti” c’è scritto sullo striscione che apre il corteo.
La comunità degli italiani di Latina ha fatto di tutto per impedire il corteo. Dei blitz di polizia e carabinieri abbiamo detto. Della campagna stampa su “Latina Oggi” basta riportare l’occhiello che venerdì diceva: “Non c’è bisogno della manifestazione”. E di cosa c’è bisogno per urlare il dolore e la disperazione? Qualche effetto il “messaggio”, firmato dal capo dei Comitati Riuniti Agricoli, l’ha avuto: nessuno tra i politici locali si è sentito in dovere di portare il suo saluto. I Sikh non “producono” voti, è chiaro. Finché gli si può spremere soldi va bene. Il resto non conta. In piazza solo le bandiere della Flai-Cgil, che ha organizzato la manifestazione. E anche qualche bandiera del Prc.
Le testimonianze che si susseguono davanti alle telecamere sono agghiaccianti. E fanno capire che la “richiesta” di “merce-Sikh” parte direttamente dall’Italia e attraverso una rete di caporali e trafficanti arriva nel Punjab. Loro, i Sihk, infatti, non seguono le rotte della immigrazione clandestina. All’aeroporto c’è sempre qualcuno che li preleva e li porta direttamente a destinazione. Le testimonianze parlano di inseguimenti attraverso i campi, di notte passate all’aperto per evitare i rastrellamenti, di condizioni di lavoro bestiali. E parlano anche dell’avidità dei caporali che sfruttando i ritardi della burocrazia chiedono ai migranti altri soldi per assicurarsi il permesso di soggiorno. Se non ne hanno devono lavorare gratis. Ma la regola è che più sei clandestino e più il tuo salario scende. Non si vedono donne alla manifestazione dei Sikh. La loro religione lo vieta. Ma lo vieta anche la legge italiana: i ricongiungimenti famigliari sono un miraggio, infatti. Come è un miraggio l’assistenza sanitaria. Vietato ammalarsi, quindi. Vietato subire incidenti sul lavoro. Nanda, il Sikh cooptato dalla Flai-Cgil per organizzare la manifestazione, parla del caso di un migrante che si è sentito male a causa delle esalazioni dei prodotti chimici usati in agricoltura. E’ stato abbandonato dal suo datore di lavoro ed è morto dopo poche ore.
La Cgil ha provato ad aprire un tavolo di confronto con il prefetto di Latina su lavoro nero e condizione sociale. Al “Palazzo del Governo”, però, ieri mattina, la prima domanda che si sono sentiti rivolgere è stata: “Perché non ci sono Cisl e Uil?”. Cisl e Uil di queste questioni che riguardano i migranti non ne vogliono sapere, anche se Claudio Di Berardino, dal palco, ce la mette tutta per non rescindere i legami unitari. <La nostra battaglia inizia oggi>, dice dal palco Stefania Crogi segretaria generale della Flai-Cgil.
Dal palco intervengono anche i lavoratori della Nexans, ex Fulgor-cavi. La loro fabbrica è sull’orlo della chiusura. Dopodomani è previsto un incontro a Roma, ma l’esito è tutto da costruire.

Fabrizio Salvatori
in data:
30/05/2010

Latina, la protesta dei Sikhultima modifica: 2010-05-31T16:55:40+02:00da mangano1
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